Enna, da città della gentilezza a città studi: speriamo che questa volta ci sia anche la materia

Negli ultimi anni la città di Enna si è vista attribuire definizioni che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto raccontarne l’identità e le aspirazioni. Nel 2023 arrivò quella di “Città della Gentilezza”. Oggi è la volta di “Enna Città Studi”, annunciata dal sindaco Mirello Crisafulli durante il concerto organizzato dall’Università Kore per la festa di Sant’Anna.
Due etichette diverse, accomunate però da una domanda che ogni cittadino ha il diritto di porsi: cosa cambia davvero?
Partiamo dalla gentilezza.
Quando Enna fu proclamata “Città della Gentilezza”, molti accolsero l’iniziativa con favore. Altri con un sorriso. Del resto, la gentilezza è una virtù nobile ma difficile da certificare. Non esiste un misuratore comunale della cortesia, né una delibera capace di rendere più paziente l’automobilista bloccato nel traffico o più educato il commentatore seriale dei social network.
Qualcuno osservò che sarebbe bastato leggere certe discussioni su Facebook per avanzare qualche dubbio sulla definizione. Altri notarono che la gentilezza non si proclama, si pratica.
Eppure, al netto delle ironie, il senso dell’iniziativa era chiaro: promuovere una cultura delle relazioni positive, del rispetto e dell’attenzione verso gli altri. Si poteva essere d’accordo oppure no, ma l’obiettivo era comprensibile.
Con “Enna Città Studi”, invece, il ragionamento appare più complesso.
Non perché manchino le basi. L’Università Kore rappresenta da anni uno degli elementi più importanti della città. Ha contribuito alla crescita di Enna Bassa, ha attirato studenti da tutta la Sicilia e ha modificato profondamente il tessuto economico e sociale del territorio.
La domanda, però, è un’altra.
Qual è la notizia?
Se si tratta di riconoscere ufficialmente una realtà esistente da oltre vent’anni, allora siamo davanti a una presa d’atto. Se invece dietro il nuovo nome esiste un progetto più ampio, allora sarebbe utile conoscerlo.
Perché al momento non è chiaro cosa comporti concretamente questa nuova definizione. Cambierà la toponomastica? Verranno attivati nuovi servizi per gli studenti? Sono previsti investimenti specifici? Esiste una strategia condivisa tra Comune e Università? Oppure siamo davanti a una semplice operazione identitaria?
Sono domande legittime, soprattutto perché l’annuncio è stato accompagnato da molti riferimenti al valore simbolico della scelta e alla rinnovata sintonia tra Comune e Ateneo, ma da poche indicazioni sugli effetti pratici.
E qui il parallelo con la “Città della Gentilezza” torna inevitabilmente.
Allora si discuteva se Enna fosse davvero così gentile. Oggi ci si chiede se “Città Studi” sia qualcosa di più di una definizione suggestiva. Con una differenza non da poco: nel primo caso il significato era chiaro e si poteva discutere della sua effettiva corrispondenza alla realtà; nel secondo caso, invece, non è ancora del tutto chiaro quale sia il contenuto concreto della novità.
Forse è per questo che l’annuncio ha suscitato curiosità ma anche interrogativi.
E’ vero, le città hanno bisogno di visioni, simboli e parole capaci di raccontarle. I cittadini sanno che il valore di un nome non si misura dall’applauso che accompagna l’annuncio, ma da ciò che accade il giorno dopo.
E allora, mentre attendiamo di capire cosa significherà davvero “Enna Città Studi”, possiamo almeno riconoscere una cosa: rispetto alla “Città della Gentilezza”, questa volta nessuno potrà sostenere che manchi la materia prima. L’università c’è davvero.
Sul resto… gli studi sono ancora in corso.
Manuela Acqua



