Politica

Pasquasia, oltre le polemiche restano gli atti: nessuna decisione del Governo per un deposito regionale di amianto

Il Consiglio comunale convocato sul futuro dell’ex miniera si chiude con una rassicurazione condivisa. Colianni porta in aula la documentazione: il progetto riguarda la bonifica di Pasquasia e il confinamento dell’amianto già presente nel sito. Diversa la richiesta della Protezione civile di valutare un possibile ampliamento. Una richiesta, però, non è una decisione del Governo regionale.

Alla fine, dopo settimane di polemiche,  repliche e prese di posizione, sulla vicenda Pasquasia restano soprattutto gli atti. Ed è dalla documentazione illustrata e prodotta in Consiglio comunale che bisogna partire per ricostruire una vicenda che, nel dibattito politico delle ultime settimane, ha finito per sovrapporre piani diversi.

Il Consiglio comunale di Enna, convocato per discutere della possibile destinazione del sito minerario di Pasquasia a deposito regionale di amianto, ha ospitato il confronto con l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità Francesco Colianni. La seduta nasce dopo che il presidente del Consiglio comunale Marco Greco aveva chiesto chiarimenti sull’ipotesi che l’ex miniera potesse essere utilizzata per accogliere amianto proveniente anche da altri territori siciliani.

Alla luce di quanto emerso in aula, tuttavia, è necessario distinguere almeno tre piani.

Il primo riguarda il progetto effettivamente in corso.

La Regione sta portando avanti un intervento di messa in sicurezza e bonifica dell’ex miniera di Pasquasia. Il progetto comprende anche la realizzazione di una cella destinata al confinamento dei rifiuti contenenti amianto già presenti nel sito. Questo è il progetto sul quale esiste una procedura amministrativa.

Il secondo piano riguarda invece una richiesta avanzata dalla Protezione civile regionale, che avrebbe chiesto di valutare la possibilità di utilizzare o ampliare la struttura anche in relazione a materiale proveniente da altri territori. La richiesta, dunque, è esistita e giustificava certamente una domanda politica e istituzionale sul futuro del sito.

Ma qui interviene la terza e decisiva distinzione.

Dalla documentazione illustrata in Consiglio non è emersa una decisione del Governo regionale di destinare Pasquasia a deposito regionale dell’amianto proveniente dall’intera Sicilia. Una richiesta di valutazione non equivale infatti a un progetto approvato, né a una deliberazione del Governo, né a una scelta amministrativa già assunta. Colianni ha riferito in aula di avere espresso posizione contraria rispetto all’ipotesi di estendere il conferimento ad amianto proveniente da altri territori e ha ribadito che il progetto regionale riguarda la bonifica del sito e la messa in sicurezza dei materiali già presenti.

Il Consiglio comunale è servito dunque a mettere a confronto le diverse ricostruzioni e, soprattutto, a leggere la vicenda alla luce degli atti. Ed è proprio su questo punto che la questione diventa inevitabilmente politica. Sostenere che sia esistita una richiesta di valutare un possibile utilizzo della struttura anche per altro amianto è corretto. Sostenere invece che il Governo regionale avesse già deciso di trasformare Pasquasia in un deposito regionale di amianto è un’affermazione diversa e, alla luce della documentazione prodotta in aula, non risulta supportata da un atto di Governo in tal senso.

Allo stesso modo, resta difficile attribuire alla mobilitazione politica di queste settimane il merito di avere fermato una decisione del Governo regionale, dal momento che una decisione del Governo, in tal senso, non è emersa dagli atti illustrati in Consiglio.

Durante la seduta, dai banchi della maggioranza che sostiene il sindaco Vladimiro Crisafulli è stato sollevato anche un altro tema: perché queste informazioni non sarebbero state comunicate prima al Comune e al Consiglio? È una domanda politica legittima. Ma non modifica la natura degli atti. L’attività istituzionale non può essere ricostruita soltanto sulla base delle interlocuzioni politiche o delle comunicazioni tra amministratori. Deve essere letta attraverso documenti, competenze, procedimenti e decisioni formalmente assunte. Ed è esattamente per questo che, prima di trasformare una richiesta di valutazione in una scelta politica del Governo regionale, sarebbe stato opportuno distinguere con maggiore precisione ciò che era stato chiesto, ciò che era stato valutato e ciò che era stato effettivamente deciso.

Alla fine il Consiglio si è chiuso con una rassicurazione sostanzialmente condivisa e con l’intenzione di tradurla in un documento politico: Pasquasia non dovrà diventare il deposito regionale dell’amianto siciliano.

Su questo, almeno, le posizioni sembrano convergere.

Resta però una considerazione. Discutere del futuro di Pasquasia è non soltanto legittimo, ma necessario. Lo è parlare di bonifica, sicurezza ambientale e destino di un sito che per il territorio ennese rappresenta ancora una questione aperta. Altra cosa è sovrapporre atti amministrativi profondamente diversi fino a trasformare una richiesta in una decisione e una valutazione in un progetto già definito. Perché, nelle istituzioni, le parole hanno un significato preciso. Chiedere non significa decidere. Valutare non significa approvare. Una richiesta non è una deliberazione di Governo. E un’ipotesi non è un progetto.

Alla fine, per capire cosa stesse realmente accadendo a Pasquasia, sarebbe forse bastato cominciare da lì. Dagli atti.

Manuela Acqua

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