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Enna, Toponomastica. Chiusi i termini per la nuova Commissione. Ma delle intitolazioni di luglio si sono perse le tracce

Si sono chiusi ieri, 7 settembre, i termini per la presentazione delle candidature alla Commissione Toponomastica del Comune di Enna. Un passaggio tecnico che riapre l’iter per la costituzione del nuovo organismo, ma che riporta inevitabilmente l’attenzione su una vicenda esplosa appena un mese e mezzo fa con uno scontro istituzionale e poi improvvisamente scomparsa dai radar.

Perché della controversa storia delle nuove intitolazioni decise dall’amministrazione comunale a luglio, ad oggi, non c’è più alcun aggiornamento.

Ma mentre si apre una nuova fase per la toponomastica cittadina, resta ancora senza una conclusione pubblicamente nota quella precedente.

Ed è opportuno ricordare cosa era accaduto.

A luglio la Giunta comunale aveva deliberato una serie di nuove intitolazioni: piazza Pompeo Colajanni – Comandante Barbato, piazza Antonio e Alessandro Scelfo e un tratto di via Leonardo da Vinci dedicato ad Alessandro Scelfo. Non ci si era fermati agli atti amministrativi: le intitolazioni erano state celebrate pubblicamente, con cerimonie ufficiali e la collocazione delle nuove targhe.

Poi, il 29 luglio, la durissima presa di posizione della Prefettura.

Il Prefetto aveva scritto al Comune rilevando che le nuove denominazioni erano state inaugurate senza la necessaria autorizzazione prevista dalla legge. Nella nota si precisava che le intitolazioni non avevano alcun valore legale e gli uffici pubblici venivano invitati a non tenerne conto, chiedendo contestualmente al Comune di sospendere ogni attività e rimuovere la segnaletica installata.

Non una sottigliezza burocratica: spetta infatti al Prefetto autorizzare l’attribuzione delle denominazioni alle strade e la variazione di quelle esistenti, sulla base della documentazione trasmessa dal Comune.

Il caso si è trasformato così in un vero scontro istituzionale. Da Palazzo di Città è arrivata la replica: l’amministrazione ha difeso il proprio operato sostenendo che le deliberazioni rappresentassero solo una fase dell’iter e che l’efficacia sarebbe stata subordinata alle successive autorizzazioni. Intanto, però, le targhe erano già state scoperte.

Pochissimi giorni dopo, un altro colpo di scena. Con un atto del 31 luglio, la Giunta ha revocato la decisione con cui piazza Antonio Scelfo era stata rinominata “Antonio e Alessandro Scelfo Imprenditori”, richiamando un dissenso dei familiari acquisito “per le vie brevi”. Successivamente, però, la famiglia Scelfo ha precisato di non aver mai presentato richieste di questo tipo né di aver manifestato un’opposizione nei termini riportati nell’atto. Un punto oscuro che avrebbe meritato un chiarimento.

In questo quadro è rimasta defilata anche l’assessore competente, Katia Randazzo. Nelle settimane successive non risultano suoi interventi pubblici per chiarire come sia proseguito l’iter dopo il richiamo della Prefettura: un’assenza di spiegazioni che stride con la forte esposizione mediatica avuta al momento delle inaugurazioni.

È passato più di un mese e nel frattempo la città si è occupata d’altro. Ma gli interrogativi di fine luglio restano sul tavolo:

Il Comune ha poi trasmesso alla Prefettura tutta la documentazione necessaria?

Le autorizzazioni sono arrivate?

L’intitolazione a Pompeo Colajanni è diventata ufficiale?

Che cosa è accaduto alla nuova denominazione di via Alessandro Scelfo?

La segnaletica che la Prefettura aveva chiesto di rimuovere è stata tolta o, nel frattempo, sanata?

E soprattutto: come si chiamano oggi, ufficialmente, quelle strade e quelle piazze?

Una domanda che a Enna ormai si estende quasi per deformazione professionale anche ai quartieri: Enna Bassa e Sant’Anna si chiamano ancora così o dobbiamo abituarci alla dicitura “Enna Città Studi”? Tra annunci e suggestioni, più di un cittadino potrebbe essersi perso un passaggio.

Quesiti che non cercano la polemica, ma chiedono semplicemente la conclusione trasparente di una procedura pubblica.

A luglio ci sono state le delibere, le cerimonie, le targhe scoperti, la lettera del Prefetto e le repliche politiche. Poi più nulla.

La scadenza del bando rende nuovamente attuale la questione. Il Comune si prepara a insediare la nuova Commissione Toponomastica, ed è forse questo il momento giusto per chiudere la partita rimasta aperta. Non per stabilire chi avesse ragione a luglio, ma per un elemento basilare di trasparenza: dire ai cittadini come è andata a finire e che fine abbiano fatto quelle targhe già inaugurate.

Manuela Acqua

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