Politica

Enna ripudia la guerra, ma dimentica le sue battaglie

Enna ripudia la guerra.

Enna, però, accetta di pagare bollette tra le più alte d’Italia per un servizio che continua a mostrare criticità evidenti. Eppure i sindaci hanno strumenti di controllo sull’operato della società che gestisce il servizio idrico. Perché questi controlli non vengono esercitati con maggiore incisività? Perché, ad ogni sospensione del servizio, non viene sempre garantita con tempestività un’erogazione alternativa? Perché continuiamo a pagare in bolletta servizi di depurazione mentre su alcuni impianti permangono da anni dubbi e contestazioni sul loro corretto funzionamento? E che fine hanno fatto gli investimenti sulla rete che avrebbero dovuto ridurre perdite e disservizi? Domande che meritano risposte, non silenzi.

Enna ripudia la guerra.

Enna, però, accetta che chi ha avuto responsabilità politiche e amministrative nella lunga e disastrosa vicenda del sistema dei rifiuti provinciale, culminata in un indebitamento enorme ricaduto sulla collettività, oggi intervenga sull’unica società interamente comunale che ha continuato a garantire il servizio. Si parla di una possibile perdita di circa duecentomila euro – non di cento milioni (ATO Rifiuti) – legata anche all’aumento dei costi del personale conseguente all’applicazione dei nuovi contratti collettivi. E su questa base si sostituisce un amministratore di comprovata esperienza con una nuova figura scelta dall’amministrazione, arrivando a descrivere la precedente gestione come inefficiente e fallimentare. È legittimo allora chiedersi quali siano i criteri utilizzati e quali risultati concreti giustifichino una valutazione tanto drastica.

Enna ripudia la guerra.

Però accetta che, tra i primi provvedimenti della nuova amministrazione, arrivino aumenti delle indennità degli amministratori. Scelta prevista dalla legge, certo. Ma politicamente discutibile, soprattutto in una città che da anni chiede servizi, manutenzione e attenzione alle fasce più fragili.

Enna ripudia la guerra.

Però accetta che si intervenga sulla toponomastica con iniziative sulle quali sono stati sollevati dubbi rispetto alle procedure seguite. Il tutto richiamandosi, nobilmente, all’antifascismo e ai valori della Resistenza. Valori che, però, non dovrebbero essere soltanto proclamati: dovrebbero tradursi quotidianamente nel rispetto delle regole, delle istituzioni e della partecipazione democratica.

Enna ripudia la guerra.

Ma accetta che venga modificata la governance di un ente in liquidazione come quello che gestisce l’autodromo, con una scelta sulla cui legittimità e opportunità sono state avanzate perplessità, senza che nel frattempo siano visibili quei passi avanti concreti che la città attende da anni. Nemmeno sul fronte più elementare della cura e della sistemazione delle strutture.

Enna ripudia la guerra.

Ma accetta che a Cozzo Vuturo continui una situazione che desta fortissime preoccupazioni dal punto di vista ambientale e che meriterebbe controlli, spiegazioni e interventi concreti.

Enna ripudia la guerra.

Ma accetta che, ancora una volta, sulla vicenda Pasquasia prevalgano slogan, contrapposizioni e convenienze politiche, mentre le domande vere restano sul tavolo: qual è la situazione ambientale dell’area? Quali rischi esistono realmente? Quali interventi di bonifica sono stati effettuati e quali restano da fare? Su temi che riguardano la salute pubblica servono dati, trasparenza e risposte, non propaganda.

Enna ripudia la guerra.

Ma accetta che si continui a parlare di aeroporti e grandi opere senza che alla città vengano mostrati, con altrettanta chiarezza, studi, numeri, costi, sostenibilità e reali prospettive di fattibilità.

Enna ripudia la guerra.

Ed è giusto che la ripudi.

Ma prima di trasformare le guerre lontane nell’ennesima occasione per dichiarazioni solenni, forse sarebbe utile combattere anche qualche battaglia molto più vicina: per l’acqua, per l’ambiente, per i servizi, per la trasparenza, per il rispetto delle regole e per una politica che scelga competenze e risultati invece di distribuire incarichi e spazi di potere secondo logiche di appartenenza.

Paperinik

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