Varie

Enna Calcio, dalle “rassicurazioni” alle “promesse fantomatiche”: cosa è cambiato tra Crisafulli e Travagin?

A luglio il sindaco seguiva in prima persona la crisi societaria e chiamava la città a sostenere l’Enna. Ad agosto Travagin dichiarava: “Crisafulli mi ha coinvolto e convinto”. Un mese dopo il primo cittadino prende le distanze: “Se l’operazione dovesse rivelarsi fallimentare, se la prenda con sé stesso”

Da interlocutore in prima linea nella crisi dell’Enna Calcio a una presa di distanza tanto netta quanto dura. Sono trascorse appena poche settimane, ma rileggendo dichiarazioni e cronache di luglio e agosto il rapporto tra il sindaco Mirello Crisafulli e il nuovo presidente gialloverde Giancarlo Travagin appare molto diverso da quello fotografato oggi dallo scontro sullo stadio “Generale Gaeta”.

L’ultima puntata è nota. L’Enna Calcio denuncia i danni economici e sportivi che sarebbero stati provocati dalla mancata disponibilità dello stadio e Travagin afferma di essere arrivato in città perché voluto dallo stesso sindaco, dal quale sostiene di avere ricevuto “garanzie precise” per costruire un progetto sportivo e sociale.

Crisafulli respinge tutto. Nella replica diffusa il 9 settembre parla di “fantomatiche ed inesistenti promesse disattese”, nega qualsiasi responsabilità dell’Amministrazione nelle difficoltà economiche della società e conclude con una frase che lascia poco spazio alle interpretazioni: se l’operazione dovesse rivelarsi fallimentare, Travagin “se la prenda con sé stesso e non con gli altri”.

Ma per comprendere fino in fondo lo scontro di oggi bisogna tornare indietro di qualche settimana.

Già all’inizio di luglio Crisafulli aveva assunto pubblicamente un ruolo nella ricerca di una soluzione alla crisi societaria.

Il 4 luglio, dopo un incontro con l’allora presidente dimissionario Luigi Stompo, era stato proprio il sindaco ad annunciare l’esistenza di un imprenditore interessato all’acquisizione dell’Enna Calcio. Crisafulli parlava di una disponibilità concreta e sosteneva che, qualora Stompo avesse mantenuto gli impegni assunti, il problema avrebbe potuto considerarsi superato. Chiudeva invitando la città a mantenere la fiducia.

Pochi giorni dopo, il 10 luglio, è ancora Crisafulli a convocare la conferenza stampa nella quale viene annunciata l’avvenuta iscrizione dell’Enna al campionato di Serie D. In quella occasione il sindaco non si limita a prendere atto della situazione, ma chiama apertamente città e imprenditori a sostenere il club: “Tutti dobbiamo fare la nostra parte”. Insomma, in quella fase Palazzo di Città non appariva affatto come semplice spettatore di una vicenda riguardante esclusivamente una società privata.

Il passaggio probabilmente più significativo arriva l’11 agosto, quando Giancarlo Travagin diventa nuovo presidente e proprietario dell’Enna Calcio. È Travagin stesso, nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo l’acquisizione, a spiegare come fosse nata la sua avventura ennese. Il nuovo presidente racconta che tutto era cominciato dopo un colloquio con Crisafulli, affermando che il sindaco lo aveva “coinvolto e convinto” a prendere in mano la situazione.

È un passaggio che oggi acquista inevitabilmente un peso diverso.

Perché la frase con cui Crisafulli invita Travagin, qualora l’operazione risultasse fallimentare, a “prendersela con sé stesso”, arriva a meno di un mese da quelle dichiarazioni pubbliche nelle quali proprio Travagin attribuiva al sindaco un ruolo nella decisione che lo aveva portato a investire nell’Enna.

Naturalmente una cosa è convincere un imprenditore a interessarsi alla società, altra cosa è assumersi responsabilità sulla successiva gestione economica del club. Le due questioni non possono essere confuse. Ma è altrettanto difficile cancellare dalla ricostruzione il ruolo politico svolto dal sindaco nella fase che ha portato al nuovo assetto societario.

C’è poi lo stadio. Il 12 agosto, appena un giorno dopo l’acquisizione, Travagin, parlando del “Generale Gaeta”, afferma di avere ricevuto “rassicurazioni da parte del sindaco” affinché i lavori procedessero speditamente.

La dichiarazione precede di quasi un mese lo scontro attuale e viene resa quando i rapporti tra il nuovo presidente e l’Amministrazione sembravano tutt’altro che deteriorati.

È per questo che oggi l’espressione utilizzata da Crisafulli “fantomatiche ed inesistenti promesse” apre inevitabilmente un interrogativo: a cosa si riferivano allora le rassicurazioni delle quali Travagin parlava pubblicamente il 12 agosto?

Rassicurazioni e promesse, naturalmente, non sono sinonimi. Ma non può neppure essere ignorato che Travagin parlasse pubblicamente di un intervento del sindaco affinché i lavori procedessero in maniera spedita. Attenzione, però, perché lo stesso Travagin diceva già allora che lo stadio non sarebbe stato disponibile prima della fine di ottobre.

Il 29 agosto indicato sul cartello di cantiere come termine previsto per l’ultimazione dei lavori è un dato richiamato oggi dall’Enna Calcio. Ma, almeno sulla base delle dichiarazioni pubbliche fin qui rintracciate, non emerge una promessa diretta di Crisafulli a Travagin secondo cui il “Gaeta” sarebbe stato riconsegnato entro quella data. Anzi, il nuovo presidente sapeva già il 12 agosto che avrebbe dovuto fare a meno dello stadio almeno sino alla fine di ottobre.

È dunque proprio qui che il confronto diventa più interessante. Non tanto nello stabilire oggi chi abbia ragione sulle condizioni economiche dell’Enna Calcio, questione che richiederebbe numeri e documentazione societaria, quanto nel registrare il mutamento del quadro politico.

A luglio Crisafulli incontra Stompo, cerca interlocutori, annuncia possibili soluzioni, convoca la conferenza stampa sull’iscrizione e invita la città a mobilitarsi per l’Enna.

Ad agosto Travagin racconta pubblicamente che il sindaco lo ha coinvolto e convinto a prendere la società e, il giorno successivo, parla delle rassicurazioni ricevute dallo stesso Crisafulli perché i lavori dello stadio procedessero speditamente.

A settembre, davanti alle prime pesanti difficoltà, il tono cambia radicalmente: nessuna responsabilità dell’Amministrazione, nessuna promessa e, se l’operazione dovesse fallire, il presidente dovrebbe prendersela soltanto con sé stesso.

Non è possibile, sulla base delle dichiarazioni pubbliche fin qui disponibili, sostenere che Crisafulli avesse garantito a Travagin la consegna del Gaeta entro il 29 agosto. È invece documentato che il sindaco abbia avuto un ruolo attivo nella crisi dell’Enna e che Travagin abbia pubblicamente ricondotto proprio a un colloquio con Crisafulli la decisione di assumere la guida della società.

Tra agosto e settembre cosa è cambiato nel rapporto tra Palazzo di Città e l’uomo che, appena un mese fa, dichiarava di essere stato “coinvolto e convinto” proprio da Crisafulli a scommettere sull’Enna?

Manuela Acqua

Mostra altro

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
error: Contenuto Protetto!
Close
Close