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Toglietemi tutto ma non il pallone

Enna, come tanti altri centri della provincia italiana, sogna anche con il calcio locale, all’ombra del quale convivono spesso passioni autentiche, interessi, improvvisazioni e personaggi pronti ad approfittare del seguito che il pallone riesce a muovere: pletore di ultras, possibili bacini elettorali, sinceri tifosi, orgoglio della città e molto altro ancora.

La vicenda nostrana, però, rischia di essere pericolosa per la neo Amministrazione, già distintasi in pochissimo tempo per una certa litigiosità a 360 gradi e in tutte le direzioni – Regione, Prefettura, Soprintendenza e altro – collezionando scivoloni e tensioni istituzionali che difficilmente passano inosservati.

Ma, soprattutto, secondo quanto sostiene il neo presidente dell’Enna Calcio, Giancarlo Travagin, ci sarebbe anche il tema del rispetto della parola data. Il j’accuse social del presidente Travagin, che non risparmia neppure la vecchia dirigenza, è puntuale nei particolari e ha già provocato le repliche del sindaco Mirello Crisafulli e dell’assessore allo Sport Giuseppe Trovato. Repliche che respingono responsabilità e ricostruzioni, ma che non chiudono affatto la vicenda, destinata evidentemente a proseguire sul terreno delle dichiarazioni e, forse, anche su quello degli atti.

Al netto di una commedia pecoreccia anni Settanta – a tratti sembra di essere sul set de L’allenatore nel pallone o de Il presidente del Borgorosso Football Club – la vicenda presenta ancora aspetti da chiarire. Resta, soprattutto, la sensazione di una certa superficialità nella gestione politica di questioni che, invece, richiederebbero prudenza, chiarezza e programmazione.

Perché il pallone arriva dopo EcoEnnaServizi. Prima il “rischio collasso” evocato per una società comunale che il precedente amministratore ha invece difeso come sana e funzionante, sulla base di una situazione economica che ha dato luogo a letture diametralmente opposte; poi il cambio della governance, deciso dall’attuale Amministrazione e accompagnato da una lunga polemica sulla gestione precedente e sulle ragioni della sostituzione.

E adesso il calcio.

Da una parte una società che denuncia danni economici, uno stadio indisponibile e garanzie che sostiene di avere ricevuto; dall’altra un sindaco che parla di “promesse fantomatiche” e invita il nuovo presidente, se l’operazione dovesse rivelarsi fallimentare, a “prendersela con sé stesso”.

In mezzo, un assessore allo Sport che prova a ricostruire tempi e responsabilità dei lavori al Gaeta, riconoscendo il disagio della società ma ricordando che il Comune non può e non vuole sostenere economicamente un soggetto privato.

Tra un “collasso” annunciato e contestato, un cambio di governance, rassicurazioni diventate promesse “fantomatiche”, uno stadio ancora indisponibile e un presidente dell’Enna Calcio che manifesta pubblicamente tutta la propria delusione verso la città e verso chi la rappresenta, la sensazione è che la misura rischi davvero di colmarsi.

Perché il punto, ormai, non è neppure stabilire chi abbia ragione in ogni singolo passaggio.

Il punto è che, tra allarmi, smentite, rassicurazioni, polemiche, repliche e controrepliche, l’impressione restituita è quella di un’Amministrazione che continua a trovarsi al centro di scontri che finiscono per diventare più rumorosi delle questioni amministrative che dovrebbero risolvere.

Può darsi che sia solo una coincidenza. Può darsi che siano tutte situazioni ereditate, incomprensioni o letture distorte. Ma, a questo ritmo, più che un bilancio dei primi cento giorni servirà presto un cofanetto con tutte le puntate.

Attendiamo fiduciosi il prossimo scivolone.

Paperinik

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