Politica

Toponomastica, Enna Democratica e Prima Enna: “Nessuna violazione delle regole nell’intitolazione a Colajanni e Scelfo”

I gruppi consiliari Enna Democratica e Prima Enna intervengono sulla polemica relativa all’intitolazione di piazza A. Da Messina a Pompeo Colajanni, il Comandante Barbato, e di un tratto di via Leonardo Da Vinci ad Alessandro Scelfo, respingendo con decisione le accuse rivolte all’Amministrazione comunale da opposizione, assessore Colianni e dall’onorevole Eliana Longi.

In una nota congiunta, i due gruppi parlano di “scontate e velenose strumentalizzazioni” e contestano la ricostruzione secondo cui il sindaco e la Giunta avrebbero agito senza rispettare le procedure previste dalla normativa sulla toponomastica.

“Il Comune di Enna ha sempre agito nella legalità e non ha mai avuto bisogno di lezioni in tal senso da chicchessia”, affermano i consiglieri, sottolineando come l’Amministrazione abbia preso atto della comunicazione della Prefettura e abbia deciso di attenersi alle indicazioni ricevute, nel rispetto del rapporto istituzionale con gli altri enti dello Stato.

Secondo Enna Democratica e Prima Enna, la vicenda sarebbe stata interpretata in modo errato dai critici dell’iniziativa. “Un’accusa che, alla luce dei riferimenti normativi e giurisprudenziali che regolano la materia, appare quanto meno affrettata e destituita di fondamento”, si legge nella nota.

I gruppi ricordano inoltre che il Prefetto era stato formalmente invitato alla cerimonia di apposizione delle targhe commemorative. “Ove mai si fosse voluto agire arbitrariamente, non si sarebbe invitato formalmente alla cerimonia il Prefetto, cosa che invece è stata fatta sia con PEC istituzionale sia con consegna manuale dell’invito”.

Gran parte della nota è dedicata agli aspetti giuridici della questione. I due gruppi sostengono che il caso in esame riguardi il mutamento di una denominazione già esistente e che, pertanto, trovi applicazione l’articolo 1 del Regio Decreto Legge n. 1158 del 1923.

“Trattandosi di una modifica di un toponimo già esistente, la disciplina di riferimento appare essere quella prevista dall’art. 1 del R.D.L. n. 1158/1923, mentre l’art. 1 della legge n. 1188/1927 disciplina una fattispecie diversa”, spiegano.

A sostegno della propria tesi vengono richiamate anche alcune recenti pronunce del Consiglio di Stato e la circolare n. 82 del 2023 del Ministero dell’Interno. “Al Comune spetta in via esclusiva il potere determinativo della toponomastica”, evidenziano i gruppi, precisando che l’iter seguito dall’Amministrazione avrebbe rispettato la sequenza prevista: proposta della commissione competente, deliberazione della Giunta e successiva trasmissione degli atti alla Prefettura.

“È dunque evidente che l’Amministrazione comunale non abbia inteso sottrarsi alle procedure previste dalla legge, né tantomeno agire in spregio alle regole”, aggiungono.

Un altro punto centrale della replica riguarda la cerimonia del 25 luglio, data scelta per l’omaggio al Comandante Barbato.

Secondo Enna Democratica e Prima Enna, l’evento avrebbe avuto un significato esclusivamente storico e commemorativo. “Le cerimonie del 25 luglio hanno avuto valore strettamente storico e commemorativo, intendendosi celebrare Pompeo Colajanni nella data in cui il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Mussolini, senza alcuna immediata refluenza di natura amministrativa”.

Per i gruppi consiliari, dunque, non si è trattato di un atto volto ad anticipare la conclusione del procedimento amministrativo. “Si è trattato di un momento di memoria e commemorazione, di una celebrazione pubblica dei valori e degli ideali rappresentati dalle figure ricordate, e non dellaconclusione formale del procedimento di intitolazione”.

A conferma di ciò, viene evidenziato che non è stata ancora avviata la modifica dei dati anagrafici dei residenti nelle aree interessate. “Affinché l’intitolazione produca effetti giuridici è necessario che il procedimento amministrativo giunga al suo compimento. In mancanza, nessuna cerimonia e nessuna apposizione di tabella spiega, di per sé, effetti giuridici”.

La parte finale della nota assume toni decisamente politici. I gruppi di maggioranza accusano opposizioni, assessore Colianni e onorevole Longi di aver trasformato una questione amministrativa in uno strumento di scontro politico.

“L’affermazione qui criticata ha offerto alle forze di opposizione, all’assessore Colianni e all’onorevole Longi l’occasione per cavalcare la polemica, additando il Sindaco come colui che avrebbe violato le regole”, scrivono.

Non manca una stoccata anche verso chi aveva interpretato la vicenda come una retromarcia dell’Amministrazione. “Lungi dall’ammainare bandiera, spiace per le opposizioni dover dare loro una grossa delusione: il Comune di Enna ha agito nella legalità”.

Infine, Enna Democratica e Prima Enna invitano le forze politiche di minoranza a spostare il confronto su altri temi amministrativi. “Sul piano politico, invece, li invitiamo a confrontarsi sulla pletora d’iniziative messe in campo dall’Amministrazione Crisafulli”, citando tra gli esempi il piano di riqualificazione dell’area artigianale e la rinnovata intesa strategica tra Comune ed ESA.

Con questa presa di posizione, i due gruppi consiliari provano dunque a chiudere la polemica, rivendicando la correttezza dell’operato del Comune e sostenendo che, sul piano giuridico, “il Sindaco e la Giunta hanno agito nel pieno rispetto del R.D.L. n. 1158/1923 e della prassi inveterata del mutamento di toponomastica”.

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