Teatro Neglia, L’Imbuto torna dopo undici anni: “Noi chiediamo 65 mila euro, non 200 mila”

Presentato “Officina Civile”, il progetto triennale già protocollato al Comune. Fazzi, Gallo e Patrinicola puntano su formazione, produzioni e una compagnia stabile. E sul passato non nascondono l’amarezza: “Per undici anni non ci è stato dato modo di esprimerci”
Undici anni fuori dal Teatro Neglia. Adesso una proposta c’è, è stata messa nero su bianco e protocollata al Comune. E porta con sé anche una cifra: 65 mila euro.
L’Associazione culturale L’Imbuto ha presentato “Officina Civile – Modello Enna”, progetto triennale con cui prova a rientrare nel teatro comunale non semplicemente per organizzare una stagione, ma per costruire un’attività stabile fatta di formazione, produzioni, lavoro con le scuole e una compagnia residente.
A illustrarlo sono stati la presidente Patrizia Fazzi e i responsabili artistici Alessandro Gallo e Paolo Patrinicola.
Il passato, però, durante la conferenza è tornato più volte.
L’Imbuto ha ricordato gli undici anni trascorsi fuori dal Neglia durante l’amministrazione Dipietro. “Non ci è stato dato modo di poterci esprimere”, è il senso della posizione ribadita da Fazzi. Un’assenza che l’associazione sostiene di avere trasformato in opportunità, lavorando altrove, costruendo relazioni e portando avanti produzioni, festival, attività nelle scuole e progetti come il CIPS, arrivati anche a ottenere riconoscimenti. Tra i partner anche la Cineteca di Bologna e la Fondazione Solaris.
Adesso L’Imbuto vuole riportare quel patrimonio dentro Enna. “Ci sembra assolutamente strano che lavoriamo bene fuori e poi a casa non riusciamo a regalare niente”, ha detto Patrinicola.
“Officina Civile” prevede laboratori aperti alla città, percorsi di formazione, una compagnia stabile e una programmazione teatrale, ma soprattutto produzioni proprie. L’idea è partire anche dal teatro ragazzi, creando un rapporto immediato con le scuole, per arrivare poi a spettacoli di prosa più strutturati. Produzioni che non dovrebbero fermarsi a Enna.
“Tutto deve essere targato Comune di Enna”, ha sottolineato Patrinicola. L’obiettivo è fare in modo che gli spettacoli prodotti possano girare nei teatri italiani portando con sé il nome della città. “Non capisco perché Enna non debba essere vista e riconosciuta anche a livello culturale”.
Ed è qui che entra il tema economico.
L’associazione chiede al Comune un contributo di 65 mila euro. Il resto, è stato spiegato, dovrebbe arrivare da fondazioni, Regione, finanziamenti pubblici e risorse che L’Imbuto conta di intercettare attraverso la rete costruita negli anni. Il confronto con il passato è stato esplicito. “Per anni sono state impegnate cifre che superano i 200 mila euro per le stagioni teatrali. Noi chiediamo 65 mila euro”, ha detto Patrinicola.
La differenza rivendicata dall’associazione non è soltanto economica: quei 65 mila euro dovrebbero contribuire a sostenere non una semplice sequenza di spettacoli, ma un progetto che comprende programmazione, formazione, produzioni, attività per i giovani e utilizzo del teatro durante l’anno.
La richiesta è per tre anni. “Se non saremo capaci di mantenere quello che abbiamo scritto, ci manderanno a casa”, ha detto Patrinicola.
Alessandro Gallo ha invece insistito sulla necessità di costruire a Enna ciò che in altre parti d’Italia è già realtà: reti tra artisti, centri di produzione, accademie e teatri, capaci di trasformare la formazione in lavoro e il lavoro in produzione culturale. “Passato lo Stretto, esperienze di questo tipo esistono. Non si capisce perché in Sicilia non debbano arrivare”.
Ed è proprio sulla rete degli artisti che L’Imbuto ha voluto lanciare un’altra stoccata al passato. I professionisti elencati nel corso della conferenza, molti dei quali oggi lavorano nei circuiti teatrali nazionali, sarebbero già stati contattati uno per uno e avrebbero condiviso il progetto. Tra loro Mauro Lamantia, coinvolto nel percorso laboratoriale, e Cinzia Maccagnano, indicata come una delle prime figure chiamate a lavorare sulla formazione della futura compagnia stabile. Entrambi sono intervenuti alla presentazione con un videomessaggio. Ma il punto sollevato dall’associazione è soprattutto un altro: nessuno degli artisti inseriti nella rete del progetto sarebbe mai stato coinvolto negli undici anni della precedente amministrazione nelle programmazioni teatrali o nelle altre attività culturali comunali.
Una critica pesante, perché riguarda professionisti che negli anni hanno continuato a lavorare, spesso fuori Enna, costruendo carriere, esperienze e relazioni, ma senza trovare spazio nella programmazione della propria città. L’Imbuto rivendica invece di averli chiamati, coinvolti e, quando possibile, inseriti nelle proprie rassegne e produzioni. Il principio che sta dietro “Officina Civile” è proprio questo: se Enna dispone di artisti, attori, musicisti e professionisti che lavorano anche fuori dalla Sicilia, perché non creare le condizioni perché possano tornare a produrre, formare e lavorare anche qui? Non una chiamata generica “agli artisti ennesi”, quindi, ma una rete già costruita e pronta a essere coinvolta nel progetto.
Adesso, però, “Officina Civile” è sul tavolo dell’amministrazione.
L’Imbuto ha fatto la propria mossa. Dopo undici anni senza spazio al Neglia, chiede di essere valutato su una proposta concreta, su numeri, professionalità e obiettivi. E stavolta la domanda non è se esista un’alternativa. L’alternativa è stata presentata. Ora tocca al Comune dire se intende prenderla in considerazione.
Manuela Acqua



