Filosofando

“Va’…” pensiero critico!

A qualche dirigente scolastico, e non solo, la convinzione che gli studenti possano sviluppare un pensiero critico, non è reale. Lo suggerisce, in una sua opera, Noam Chomsky – linguista, filosofo, torico e professore emerito dell’Institute of Tecnology di Boston -. L’opera ha per titolo “Diseducazione: perché la scuola ha bisogno del pensiero critico”. Il Filosofo evidenzia con forza come le Università abbiano bisogno, ancora oggi, di Comunità studentesche che possano esprimere liberamente le loro opinioni, il proprio pensiero, le proprie idee, specialmente, quando questi costituiscono una “minaccia” per l’ “Ordine gerarchico precostituito”. Non è raro notare come gli “Organi di governo” delle università considerino gli studenti come degli “ingenui sempliciotti”, incapaci di risolvere e proporre soluzioni che possano contribuire allo sviluppo dei contesti socio-culturali che li ospitano. Esistono, ancora oggi, Atenei che cercano di impedire, attraverso strategie ben congegnate, un’educazione che si focalizzi sulla “critica degli eventi”, bollando la comunità studentesca come “gregge smarrito”. Questa è l’opinione di N. Chomsky su cui è doveroso riflettere. Questo è quello che Chomsky scrive: <<Si deve promuove una pedagogia della speranza in cui gli studenti abbandonano la loro posizione di oggetti per diventare ”agenti della storia” alla costante ricerca della verità. Per realizzare tutto ciò, necessità che gli insegnanti si ribellino a farsi ingabbiare nel ruolo di “commissari”. Essi dovrebbero diventare dei veri intellettuali che hanno l’obbligo di servire e diffondere la verità sulle cose importanti, le cose che contano>>. Ma chi sono i veri intellettuali ? A questa domanda ci viene in soccorso un orientalista di origini palestinesi Edward Said. Egli scrive: <<I veri intellettuali sono quelli che accettano di rischiare per andare oltre le facili certezze forniteci dal nostro background, dalla nostra lingua, dalla nostra nazionalità, che così spesso ci riparano dalla realtà degli altri>>. In definitiva, costoro sono veri intellettuali quando riescono a pensare lucidamente anche quando il “torto” li accompagna ed è d’obbligo fermarsi per riflettere per poi agire con profonda onestà intellettuale. <<Gli insegnanti devono, quindi, appropriarsi di un linguaggio critico per denunciare l’ipocrisia, le ingiustizie e le sofferenze umane, ivi comprese quelle dei loro allievi>>. E’ evidente che non si può fare un discorso generico. Esistono tanti insegnanti che combattono ogni santo giorno contro Governace psicotiche che inseguono interessi diversi che poco hanno a che fare con il grande “gioco” della costruzione culturale e intellettuale dell’Individuo libero, responsabile e con la capacità di individuare e manifestare gli aspetti critici di ciò che non condivide. E’ doveroso anche rimarcare che una libertà, senza alcun uso della responsabilità, è simile a nessuna libertà. In definitiva servono studenti che occupino la scena della vita quotidiana, divenendo “agenti della storia” e non “pecore smarrite” e mal governate. Il vero percorso educativo si mostrerà, in tutta la sua ricchezza culturale, quando si rifugerà dall’inculcare agli studenti il concetto di democrazia: a costoro la condivisione democratica va fatta vivere, non va raccontata. E’ questo il vero indottrinamento capace di sviluppare quell’apparato critico che contribuirà alla trasformazione del mondo per ritracciarne uno che sia più rotondo, più armonico, meno spigoloso e più umano di quello attuale.

Tony La Rocca

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