Filosofando

Quale politicamente corretto?

Il “politicamente corretto” fa il paio con l’”eticamente corrotto”, sostiene il filosofo Diego Fusaro. Come non essere, in gran parte, d’accordo con questa affermazione, se si considera che il pensiero del “politicamente corretto”, come è gestito adesso, tende a dissolvere ogni etica sociale strutturata secondo una tradizione consolidata fatta di cultura, usi, costumi, morale, riti ed altro? E’ vero che le tradizioni non sono assolutamente la panacea della risoluzione dei problemi dell’Essere umano, ma ne fissano, per chi le pratica ancora, le coordinate esistenziali. Di contro, questa nuova estremizzazione ideologica è formata attorno a un pensiero vigoroso il cui intento è la dissoluzione di tutto: dall’identità dei popoli , all’identità nazionale, all’identità sessuale attribuita a ciascuno dei sessi. Insomma, un pensiero unico che procede marginalizzando e sanzionando chiunque violi questo “nuovo credo”. E’ noto che le ideologie si basano sulla convinzione che si possano eliminare i mali del mondo: un’idea nobile che anche il “politicamente corretto” ha praticato in origine e che avrebbe lo scopo di condurre l’umanità verso la felicità, del tipo: “Facciamo il paradiso in terra”. Questa è una caratteristica comune a tutte le ideologie, ma sappiamo bene che così non è, perché quando simili cose vengono “professate” fino in fondo, e la storia ce lo insegna, diventano ideologie totalitarie. La “Global Class” (come ama definirla D. Fusaro) si propone un rinnovamento della natura umana attraverso un transumanesimo sociale parecchio nebuloso. Entrando nel merito di questa ideologia la società dovrebbe pentirsi delle colpe accumulate durante la fine del 1800 (età del romanticismo), espiando le proprie colpe e rinnegando le radici identitarie di un Occidente imperialista. La salvezza starebbe proprio in questo rinnegamento, adottando una visione del mondo completamente relativista, abdicando a qualsiasi guida “autoritaria” o “autorevole” per realizzare un’utopia (mai realizzabile) in cui i conflitti e le discriminazioni, con annesse le diseguaglianze, sparirebbero e darebbero avvio a un nuovo clima di convivenza pacifica tra tutti i popoli del mondo all’interno delle varie società: questa la loro “utopia diversitaria”. Sta di fatto che l’affermarsi di questo relativismo è indice dell’attuale decadenza. La globalizzazione, che ne è seguita, è stata una gigantesca relativizzazione dell’Occidente. Pur non trattando i particolari storici, è innegabile che, con la caduta del modello comunista e della frattura generazionale, si è dato il via all’emergere della generazione dei “baby boomers” (ragazzi cresciuti dopo il secondo dopoguerra nelle società opulente dell’Occidente), che, dando forma a questa nuova ideologia, hanno avuto la pretesa di sradicare, all’origine, quanto, ingiustamente, creato dall’imperialismo occidentale. Questo non è sbagliato! Ne è sbagliata, piuttosto, la sua degenerazione relativistica etica. Un relativismo che non gestisce più la morale oggettiva, ma segue una soggettività spesso svuotata di ragione e di ragionevolezza verso i desideri e le pulsioni generati dal dictat capitalistico. Nella fragilità del “politicamente corretto” l’Essere umano non ha un’essenza comune, ma può diventare qualsiasi cosa: questo il dramma! Questo all’origine delle suscettibilità, delle permalosità, delle accuse – spesso infondate e rivolte a chi si permette di criticare – di omofobia e mille altre problematiche legate al multiculturalismo, al migrante, all’identità di genere, e a quant’altro. Una collettività sana, si dovrebbe basare su individui che sanno fare autocritica per progredire; che sanno accettare e sopportare la critica costruttiva e sanno discernere tra critica e insulto, tra lo sprone al miglioramento, che è positivo, e la prevaricazione, che è parte di un comportamento che potremmo denominare bullismo. Se le cose dovessero procedere per il verso sbagliato, a lungo andare, potremmo ritrovarci a non poter dire niente. E una società fortemente inibita dal criticare è destinata ad autoeliminarsi dalla storia del mondo. Capirete bene l’indesiderabilità di uno scenario del genere. E’ palese che la soluzione passi per lo scrostamento di una cultura che rivisiti i sani principi della classicità letteraria e della filosofia. Una conoscenza in grado di coltivare quel senso critico nell’intellettuale, che deve coraggiosamente spendersi per avvalorare dialetticamente quella parte costruens che ancora può essere salvata. L’Essere umano è a una svolta epocale! Non può permettersi di crogiolarsi nell’ignoranza, delegando al circo mediatico del mainstream queste riflessioni, che sono di pertinenza della sua vita e di quella dei suoi figli. Deve sforzarsi di prendere parte attiva a questo “gioco” sociale, per traghettare l’individuo verso un nuovo umanesimo che volga lo sguardo ad un nuovo rinascimento etico-coscienziale.

Tony La Rocca

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