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Angelica è salva. Breve storia di una bambina, della sua famiglia e di un medico che ha scoperto che gli scarti sono pietre miliari

Angelica è una bambina. Angelica stava per morire ma è stata salvata da un medico.
Il suo nome, però, è un altro. Per motivi di riservatezza resterà segreto, così come quello della sua mamma, del suo papà e di suo fratello, che chiamerò rispettivamente Marta, Paolo e Carlo.
Angelica è una bambina siciliana, vispa, chiaccherona e capricciosa senza gli eccessi della figlia viziata. Tutt’altro!
Marta è una grande mamma, esigente e attenta alla crescita armoniosa dei suoi figli. Lavora ma riesce lo stesso a svolgere il ruolo di genitrice, potendo leggere in questa parola quella prerogativa tipica della donna madre che, dopo avere partorito le proprie creature, con le caratteristiche esclusive del genere e del genio femminile, ogni santo giorno continua a proteggere e a “mettere al mondo” i propri figli.
Paolo esce al mattino presto e torna spesso al tramonto. E’ un papà-albero dalle radici profonde, molto più presente di quanto le apparenze possano suggerire, che offre riparo e amore alla sua famiglia. E’ di poche parole ma non taciturno, allegro ma mai esuberante. Un bel tipo. Paolo e Marta si amano.
Carlo è il fratello piccolo di Angelica, furbo al punto da rivendicare, con puntiglio, ogni giorno, i suoi diritti di ultimo arrivato. Ha come hobby quello di comporre puzzle complicati senza guardare la figura. Se no che bello c’è.
Era da più di un mese, durante un’estate, che Angelica non stava bene. Sintomi di vario genere si intrecciavano e alternavano, fino al punto da farla entrare ed uscire, per alcune volte, dall’ospedale. Il giudizio dei medici era sempre rassicurante: di conforto le analisi, negative o nei limiti. Ma una febbre non alta e ogni giorno puntuale, dava pensiero soprattutto ai genitori, se non altro per la storia del cuoricino della bimba, sede alcuni anni prima di un intervento complicato anche se perfettamente riuscito.
Un giorno Marta, vedendo stare meglio il suo “peperino”, propone a Paolo di trascorrere il fine settimana a Palermo, rispondendo finalmente all’invito di una loro carissima amica.
E’ presto fatto. La macchina viene caricata con l’essenziale sufficiente a trascorrere tre giorni fuori casa e, finalmente, la famigliola inizia ad assaporare il primo assaggio di estate.
Il caldo del capoluogo invita ad una passeggiata sul lungo mare che, al tramonto, con la brezza che rinfresca persone e cose e con i suoi colori, appare a Marta e Paolo il posto più bello del mondo, grati al Cielo nel vedere Angelica camminare felice e Carlo ronzarle attorno.
Ma dura poco. La bambina si ferma e, piangendo, dice alla mamma di non sentirsi bene. Inizia a respirare a stento e cambia in pochi attimi il colore della carnagione del viso, da rosa a grigio. Seguono una veloce corsa al pronto soccorso pediatrico ed un ricovero in codice giallo. Visite, esami, radiografia: la diagnosi di polmonite grave è presto fatta. Angelica viene ricoverata. Le vengono somministrati i farmaci e inizia a stare meglio anche grazie ad una macchina che le fa respirare ossigeno riscaldato.
Passano alcuni giorni ma il quadro, contrariamente alle aspettative dei medici, non si risolve. Una tac impone il consulto chirurgico. Viene trasferita all'”Ospedale dei bambini” ed affidata alla dottoressa Pelizzo (nella foto) ,

la cui storia è di quelle che se la senti una volta non te la scordi più. Nata in Friuli e specializzata a Ferrara, ha lavorato in uno degli ospedali di chirurgia pediatrica più famosi d’Europa e forse del mondo, a Lione. Il titolo di un articolo cha parla di lei, recita: “Gloria Pelizzo, la dottoressa che ha scoperto che gli “scarti” sono pietre miliari”. E’ una delle poche che esegue interventi quando il bambino è ancora in grembo e in chirurgia robotica. Sceglie di trasferisi al sud, operando una scelta che potrebbe definirsi contro corrente. Basterebbe questo, ma c’è molto, molto di più, per capire in quali “mani sante” finisce Angelica: un medico di fama internazionale e una persona che si nutre di valori, disseminandoli, a sua volta, attorno a sé, a partire dai suoi collaboratori.
E’ pacata nello spiegare il quadro clinico a Marta e Paolo, ai quali non ne nasconde la gravità. D’altra parte chiede loro fiducia e pazienza, cosa che fanno con grande facilità, anche perchè sono due virtù che i nostri genitori, per altre circostanze della loro vita, hanno fatto proprie.
Nasce subito un rapporto di grande sintonia fra la dottoressa, il personale del reparto, Angelica e i due genitori. Quanto è stato provvidenziale trovarsi a Palermo!
Si compone quella situazione ideale, che riguarda i piccoli pazienti, che definisco “il tavolino a tre gambe”, ognuna delle quali indispensabile perchè esso possa sorreggersi: un bravo medico, dei bravi genitori e un bravo paziente. Si, perchè anche Angelica dà il meglio di se, vivendo questo suo tempo in ospedale con maturità. Ed in questo caso, “bravo” può essere sostituito con “grande”, senza enfasi: grande medico, grande paziente, grandi genitori.
Angelica viene operata: un intervento lungo e delicato che serve a “ripulire” il polmone da quanto i farmaci non sono riusciti a fare, data la complessità del quadro. Le parole dell’anestesista non sono state di conforto: Angelica è in pericolo di vita e, in una scala di rischio da 1 a 5, il suo è a livello 3,5.
Fuori dalla sala operatoria mamma e papà provano sentimenti diversi: grande paura (ma chi non ne avrebbe?), forte rabbia (perchè mia figlia sta dovendo subire tutto ciò? si sarebbe potuto evitare?) e una ineffabile convinzione che tutto sarebbe andato per il meglio. E questo per sentirsi supportati dai loro tanti amici che, a distanza, si stanno rendendo presenti con messaggi e preghiere (aggiornati ogni giorno con un “bollettino medico” diffuso attraverso una lista broadcasting), per la dottoressa Pelizzo e le altre figure del reparto, per sapersi guardare dall’Alto, sempre.
All’intervento, riuscito con evidente soddisfazione del chirurgo, seguono 10 lunghi giorni di terapia intensiva, durante le quali Angelica alterna brevi momenti di veglia a lunghe ore di sedazione. Come la procedura impone. Finchè un lunedi arrivano le dimissioni.
Marta, che conosco, mi dice: “Ho di nuovo mia figlia. Solo questo importa”.
Angelica aveva bisogno di un medico per essere salvata e l’ha trovato nella dottoressa Pelizzo.
Ma la grande lezione della medicina, e di chi la pratica in modo cosciente, ci conduce oltre.
E’ una lezione fondata su una legge scritta dentro ogni uomo e che si manifesta, prima o poi e in misure diverse, a prescindere dal ruolo che svolgiamo.
E’ la legge del dare e del ricevere: ognuno può avere bisogno e ciascuno può essere di aiuto. E questo a prescindere dai gradi di parentela, dalle etnie e dal fatto che ci si conosca. Ma anche a prescindere da quanto aiuto dobbiamo offrire: Angelica è un caso limite, molti altri hanno bisogno di meno.
Ed è inutile nascondercelo. Chiunque si è trovato, anche solo una volta nella vita, nelle condizioni di “salvare” un prossimo ha sperimentato gioia, gratificazione o altri sentimenti ai quali ciascuno può dare aggettivi e nomi secondo le proprie esperienze. Si sta bene, con noi stessi, forse perchè ci si ritrova coerenti con la parte migliore di noi. Forse anche perchè il bene torna sempre indietro.
La dottoressa Pelizzo la conoscerete qui. Fatevi un regalo: leggete l’intervista che le hanno fatto poco tempo fa.
https://www.amicidilazzaro.it/index.php/gloria-pelizzo-la-dottoressa-che-ha-scoperto-che-gli-scarti-sono-pietre-miliari/
Marco Milazzo ass.vita21enna@gmail.com

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