Professionisti gratis al Comune: tra risparmio, trasparenza e i dubbi che il passato siciliano impone di chiarire

La nuova Amministrazione rivendica le prime azioni di governo: dopo i provvedimenti su mensa, personale ed eventi estivi, la Giunta ha annunciato uno stanziamento di 130 mila euro per manutenzioni e decoro urbano (verde, strade e scuole). Si tratta di un segnale di attenzione immediata verso la città sicuramente apprezzabile, che dimostra la volontà di intervenire subito sui bisogni quotidiani dei cittadini. Tuttavia, al di là delle buone intenzioni, una valutazione oggettiva delle cifre induce a riflettere: pur trattandosi di risorse utili per interventi urgenti e puntuali, la somma resta troppo esigua per rappresentare una svolta strutturale in settori che da anni necessitano di investimenti ben più consistenti.
Ma è un altro passaggio del comunicato ad aver attirato l’attenzione. L’Amministrazione annuncia infatti l’intenzione di avvalersi di un ampio gruppo di professionisti che collaboreranno gratuitamente con il Comune, offrendo supporto alle attività culturali e turistiche, all’Ufficio Tecnico Comunale e ad altri settori ritenuti strategici.
La motivazione illustrata dall’assessore è chiara: rafforzare la capacità operativa dell’Ente senza gravare sul bilancio comunale.
Una scelta che, almeno sul piano teorico, può apparire condivisibile. Molti enti locali soffrono infatti una cronica carenza di personale e spesso non dispongono delle risorse necessarie per acquisire tutte le competenze di cui avrebbero bisogno.
Proprio per questo, però, la questione merita di essere approfondita.
Chi sono questi professionisti? Con quali criteri verranno individuati? Quali competenze metteranno a disposizione dell’Ente? Quali attività svolgeranno concretamente? Per quanto tempo collaboreranno? Attraverso quali atti amministrativi saranno formalizzati i loro incarichi?
Domande che non nascono da pregiudizi, ma dall’esigenza di garantire trasparenza in un ambito particolarmente delicato.
Esiste infatti una differenza sostanziale tra un contributo volontario e occasionale a favore della comunità e lo svolgimento continuativo di attività che normalmente rientrano nelle prestazioni professionali retribuite.
Se si tratta di supporto consultivo, partecipazione a tavoli di lavoro o attività di carattere volontario, la collaborazione gratuita può rappresentare una forma qualificata di cittadinanza attiva. Se invece tali figure dovessero assumere ruoli operativi stabili o svolgere funzioni normalmente affidate a professionisti incaricati dall’Ente, il tema assumerebbe inevitabilmente una rilevanza diversa. Ma le perplessità non si fermano alla sfera dell’opportunità politica. C’è un nodo giuridico e fiscale che rischia di trasformare l’iniziativa in un boomerang. Le norme vigenti sull’Equo Compenso e gli orientamenti dell’ANAC parlano chiaro: la gratuità negli enti pubblici è un’eccezione rarissima, che richiede motivazioni straordinarie e documentate, proprio per evitare favoritismi e distorsioni del mercato. Senza contare i riflessi fiscali: per i professionisti dotati di Partita IVA, le prestazioni gratuite verso la PA restano soggette a fatturazione e imponibili IVA, esponendoli a potenziali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. Infine, c’è il tema della concorrenza: immettere sul mercato locale prestazioni professionali stabili a costo zero rischia di penalizzare e mettere ai margini quegli operatori che di quel lavoro vivono.
In Sicilia, inoltre, il dibattito non può essere separato dalla storia amministrativa degli enti locali.
La diffidenza dei cittadini verso l’ingresso di personale esterno non nasce dal nulla, ma da una storia amministrativa (quella di articolisti e precariato) che impone oggi la massima chiarezza.
Per decenni il sistema pubblico regionale è stato caratterizzato dalla presenza di figure nate spesso come strumenti temporanei e successivamente trasformatesi in rapporti più stabili attraverso interventi normativi e processi di stabilizzazione.
Si tratta di realtà completamente differenti rispetto a quanto annunciato dal Comune. Non esiste alcun elemento che consenta di sostenere che queste collaborazioni gratuite siano finalizzate a future assunzioni o percorsi privilegiati.
Tuttavia, proprio l’esperienza maturata negli anni porta una parte dell’opinione pubblica a guardare con attenzione a qualsiasi forma di inserimento continuativo di soggetti esterni all’interno della macchina amministrativa.
La domanda che molti cittadini potrebbero porsi non è se esista un progetto nascosto, ma quale sarà l’evoluzione concreta di queste collaborazioni nel tempo.
Perché un professionista qualificato decide di lavorare gratuitamente per un ente pubblico?
Le risposte possono essere molteplici e assolutamente legittime: spirito di servizio, attaccamento al territorio, desiderio di mettere a disposizione le proprie competenze, partecipazione civica. Insomma, per amore della città.
Ma proprio perché tali collaborazioni si svolgeranno all’interno di settori strategici dell’amministrazione è naturale che si chieda la massima chiarezza sulle regole che le disciplineranno.
Pubblicare i nomi dei professionisti coinvolti, i rispettivi curricula, le modalità di individuazione, la durata degli incarichi, i compiti assegnati e gli eventuali limiti operativi consentirebbe di comprendere pienamente la portata dell’iniziativa e di valutarne l’effettiva utilità per la comunità.
L’Amministrazione rivendica una linea improntata alla concretezza. Bene. Proprio per questo, accanto agli annunci sugli investimenti e sulle collaborazioni gratuite, sarà importante fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari per comprendere come verranno impiegate le risorse e quale ruolo avranno le professionalità chiamate a supportare il Comune.
Perché la fiducia dei cittadini non si costruisce soltanto attraverso le opere o gli interventi annunciati, ma anche attraverso la trasparenza con cui vengono spiegate le scelte amministrative e le persone chiamate a realizzarle.
Manuela Acqua



