Oltre i saldi, serve una visione per Enna

Ogni volta che una scelta amministrativa viene messa in discussione, il rischio è sempre lo stesso: trasformare un confronto sui contenuti in uno scontro tra persone. È una scorciatoia che evita di rispondere alle domande e finisce per impoverire il dibattito pubblico.
In democrazia, invece, la critica non è un fastidio da neutralizzare, ma uno strumento di partecipazione e di crescita. Additare chi pone domande o liquidare ogni osservazione come un attacco politico non rafforza un’amministrazione: indebolisce il confronto e allontana l’attenzione dal merito delle questioni.
Il compito del giornalismo non è compiacere chi governa né fare da cassa di risonanza agli slogan, ma analizzare i fatti, valutare l’impatto delle scelte amministrative e chiedere conto dell’uso delle risorse pubbliche. Osservare che una campagna promozionale affidi il costo degli sconti esclusivamente agli esercenti non è una provocazione, ma una constatazione. Così come è un dato di fatto che, mentre si chiedono sacrifici economici a una categoria produttiva, l’Amministrazione abbia scelto di applicare il massimo consentito dalla legge per le indennità degli amministratori. Il tema non riguarda la legittimità di quella scelta, prevista dall’ordinamento, ma il messaggio politico che deriva dalle priorità individuate.
Chiarito che la critica sui fatti è un diritto e, per chi fa informazione, anche un dovere verso i lettori, resta la domanda più importante: quale strategia intende adottare l’Amministrazione per rilanciare davvero il centro storico di Enna?
Se si vuole superare la logica dell’emergenza e delle iniziative estemporanee, occorre affiancare alle campagne promozionali una visione di lungo periodo. Una strategia credibile potrebbe poggiare su tre pilastri.
Il primo è la condivisione degli investimenti. Un’amministrazione non può limitarsi a fare la regia delle rinunce altrui. Se si chiede alle imprese del settore food & beverage di comprimere i propri margini, anche il pubblico deve fare la propria parte. Agevolazioni temporanee sui tributi locali, oppure investimenti diretti nella promozione del territorio, non rappresentano favori a una categoria, ma strumenti concreti di politica economica. Il rilancio del centro storico è un interesse collettivo e richiede un impegno condiviso.
Il secondo pilastro è una visione integrata dell’accoglienza. Promuovere il centro storico significa valorizzare l’intera filiera turistica, non soltanto bar e ristoranti. B&B, alberghi, guide turistiche, operatori culturali, musei e siti di interesse devono essere coinvolti in una progettazione comune. Creare pacchetti integrati significa aumentare la permanenza dei visitatori, generare nuove opportunità economiche e distribuire i benefici su tutto il territorio.
Il terzo pilastro è la valorizzazione dell’identità della città. Abituare cittadini e turisti a frequentare il centro storico soltanto perché “costa meno” rischia di essere una strategia miope. Enna possiede un patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico che merita di essere scelto per il valore dell’esperienza che offre, non per una percentuale di sconto. Servono una programmazione stabile di eventi, servizi efficienti, una comunicazione coordinata e investimenti che rendano il centro vivo durante tutto l’anno.
Le città non crescono alimentando contrapposizioni, rifugiandosi nelle tifoserie o trasformando ogni osservazione critica in uno scontro personale. Crescono quando il confronto diventa occasione per migliorare le scelte e costruire percorsi condivisi.
L’auspicio è che la Giunta Crisafulli colga questo dibattito per ciò che realmente è: non un attacco ad personam, ma un invito ad aprire un confronto stabile con le categorie economiche, gli operatori culturali e le realtà associative, affinché il rilancio del centro storico diventi il frutto di una strategia condivisa e non di iniziative isolate.
Le polemiche passano, le strategie restano. Ed è proprio sulla capacità di costruire una visione, ascoltare il territorio e trasformare il confronto in buona amministrazione che si misura, nel tempo, la qualità di chi governa una città.
Manuela Acqua



