Politica

Enna, casse vuote ma indennità al massimo: il paradosso della nuova amministrazione

Mentre i faldoni del Comune di Enna si riempiono di numeri e la nuova amministrazione guidata dal Sindaco Vladimiro Crisafulli muove i primi passi sul piano contabile, molti cittadini continuano a confrontarsi con una realtà quotidiana segnata da crescenti difficoltà economiche. In questo contesto, ha suscitato particolare attenzione la deliberazione n.154 con cui la Giunta comunale ha disposto l’adeguamento delle indennità di funzione di Sindaco, assessori e vertici del Consiglio Comunale fino ai livelli massimi consentiti dalla normativa vigente, per una spesa complessiva che a regime raggiungerà i 708.271,20 euro annui.

Le reazioni registrate sui social hanno spinto il primo cittadino a intervenire pubblicamente per difendere la scelta dell’amministrazione, definendo le critiche “polemiche strumentali” e ridimensionando la portata della vicenda. Tuttavia, alcune delle argomentazioni proposte meritano un approfondimento alla luce degli atti amministrativi e delle disposizioni normative in materia.

Il primo punto riguarda la natura dell’aumento. Nella ricostruzione fornita dal Sindaco, l’adeguamento sarebbe stato sostanzialmente un atto dovuto, imposto dalla normativa regionale. È vero che la legge regionale n. 13 del 2022 ha ridefinito gli importi massimi delle indennità degli amministratori locali, ma resta da verificare se l’applicazione nella misura massima rappresentasse l’unica opzione possibile o se fossero consentite soluzioni meno onerose per il bilancio comunale. In ogni caso, la decisione adottata dalla Giunta costituisce una precisa scelta amministrativa che merita di essere valutata anche sul piano dell’opportunità politica.

Ancora più rilevante appare la questione relativa alla copertura finanziaria. Nel post del Sindaco si cerca inoltre di attenuare l’impatto della decisione evidenziando che, per i mesi residui del 2026, la variazione di spesa ammonterebbe a circa 43.000 euro, pari a un incremento medio di circa 520 euro lordi mensili per ciascun amministratore interessato. Si tratta però di una rappresentazione parziale del quadro complessivo, poiché tale importo riguarda esclusivamente gli ultimi sei mesi dell’anno in corso, periodo nel quale gli aumenti entreranno progressivamente a regime. Il dato realmente significativo è quello relativo agli esercizi finanziari successivi: una volta completata l’applicazione delle nuove indennità, il costo complessivo dell’operazione raggiungerà oltre 708.000 euro annui, a fronte di un contributo regionale di circa 264.000 euro. Ciò significa che ogni anno il bilancio comunale dovrà sostenere una spesa netta di circa 444.000 euro. Pertanto, il tema non può essere valutato sulla base dei soli 43.000 euro riferiti alla seconda metà del 2026, ma deve essere analizzato considerando l’onere strutturale e permanente che graverà sulle casse comunali negli anni a venire.

Nel dibattito pubblico si è inoltre evidenziata la posizione del Vicesindaco, che, in quanto parlamentare in carica, non potrebbe percepire l’indennità comunale prevista per il proprio incarico. Ma la beffa per le casse di Enna rimane totale: per legge il Comune è comunque obbligato a stanziare e impegnare a bilancio la sua quota teorica da 5.313,00 euro al mese. Quei soldi dei cittadini rimarranno bloccati e accantonati in cassaforte per tutta la durata del mandato, inutilizzabili sia per lui sia per le emergenze della città.

La riflessione più significativa nasce però dal confronto tra questa scelta e la situazione finanziaria descritta dalla stessa amministrazione. Nella nota pubblicata dal Sindaco viene infatti evidenziata la scarsità delle risorse disponibili per iniziative particolarmente sentite dalla comunità, come l’Estate Ennese e la Festa della Patrona. Se il quadro economico ereditato è realmente così difficile, è legittimo chiedersi se l’adeguamento immediato delle indennità politiche costituisse una priorità rispetto ad altre esigenze della città.

La questione, in definitiva, non riguarda la legittimità del provvedimento, che trova fondamento nella normativa vigente, bensì l’opportunità politica della scelta compiuta. In una fase in cui molte famiglie affrontano difficoltà economiche e il Comune lamenta una cronica scarsità di risorse, la decisione di applicare gli aumenti nella misura massima consentita appare destinata a suscitare un dibattito che va ben oltre gli aspetti tecnici della deliberazione.

Il Sindaco ha invitato la cittadinanza a seguire il prossimo Consiglio Comunale per ricevere chiarimenti, ma nello spazio trasparente delle delibere ufficiali la risposta è purtroppo già scritta e ha il sapore amaro del privilegio protetto a spese della collettività.

Manuela Acqua

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