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ULTIMATO IL RESTAURO DEL CALVARIO DEL SANTUARIO DI PAPARDURA DI ENNA

Restituito alla città uno dei luoghi più significativi della tradizione religiosa e della memoria collettiva ennese

ENNA – È stato ultimato il restauro del Calvario del Santuario di Papardura, uno dei luoghi più suggestivi e significativi della tradizione religiosa e della storia della città di Enna.

L’intervento, promosso dalla Parrocchia Mater Ecclesiae e realizzato grazie a un finanziamento nell’ambito del PNRR – Missione 1, Componente 3, Investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU, ha consentito di recuperare e valorizzare un bene che da tempo necessitava di interventi di conservazione, riqualificazione e messa in sicurezza. L’iter è stato seguito dal Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Servizio 5 “Valorizzazione e promozione del patrimonio culturale pubblico e privato”.

La decisione di avviare il percorso di recupero è stata assunta dalla precedente Governance della Deputazione dei Massari del Santuario di Papardura, con Francesco Petralia presidente e Santo Calzetta depositario, sotto la guida del parroco della Parrocchia Mater Ecclesiae, don Angelo Lo Presti.

Il progetto e la direzione dei lavori sono stati affidati all’architetto Sebastiano Fazzi, che ha impostato l’intervento a partire da un attento rilievo del manufatto e dall’analisi delle diverse forme di degrado e delle criticità presenti nel Calvario e nell’area circostante.

Il restauro ha interessato le murature, con il recupero delle parti deteriorate e la ricostruzione delle porzioni mancanti attraverso tecniche tradizionali, la pulitura e la protezione delle superfici, il recupero dei mosaici delle stazioni della Via Crucis e la riqualificazione dell’intero percorso attraverso la realizzazione di nuovi espositori.

Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza e alla fruibilità del sito. La scala di accesso alla parte sommitale del Calvario è stata consolidata e integrata nelle parti mancanti o maggiormente ammalorate, quindi pulita e messa in sicurezza mediante l’inserimento di nuove ringhiere. L’area è stata inoltre liberata dalla vegetazione infestante e dagli elementi che contribuivano al degrado e all’instabilità del sito.

Un intervento che guarda anche all’accessibilità e all’innovazione. Le formelle della Via Crucis sono state restaurate e ricollocate in nuovi espositori in acciaio corten, progettati per inserirsi con discrezione nel contesto. I nuovi elementi integrano i testi delle singole stazioni, realizzati mediante la tecnica della sottrazione della materia, e la relativa trascrizione in codice Braille, ampliando le possibilità di fruizione del percorso. L’illuminazione è alimentata da pannelli fotovoltaici integrati negli stessi espositori.

È stato inoltre realizzato un nuovo sistema di illuminazione a LED e un impianto di videosorveglianza, con l’obiettivo di migliorare la fruibilità del sito e contribuire alla sua tutela nel tempo.

Il risultato va dunque oltre il semplice recupero materiale del manufatto: il restauro restituisce alla comunità un luogo di memoria, di devozione e di paesaggio, nuovamente accessibile e fruibile in condizioni di maggiore sicurezza.

Il presidente Francesco Petralia sottolinea come «le energie messe in campo per ottenere questo risultato siano state animate dalla volontà di tramandare alle future generazioni un bene significativo e importante».

Per il depositario Santo Calzetta, «è una grande soddisfazione aver raggiunto un risultato che ci eravamo prefissati da tempo, nella convinzione che la continuità sia la vera forza per tramandare, insieme alle tradizioni, anche i luoghi che ne sono testimonianza».

«È stato un lavoro particolarmente interessante – afferma l’architetto Sebastiano Fazzi – iniziato con il rilievo del manufatto, indispensabile per conoscere e comprendere le diverse problematiche, i degradi e le criticità sulle quali intervenire. Restituire e valorizzare un bene storico della città rappresenta una grande gratificazione. Ho accolto con entusiasmo questo incarico perché quando si interviene su un bene monumentale non lo si fa soltanto per il committente, ma per l’intera comunità: i beni monumentali appartengono a tutti».

Il Calvario di Papardura, raggiungibile lungo la Strada Provinciale n. 81, con la sua Via Crucis, costituisce parte integrante del percorso che conduce al Santuario e rappresenta un importante elemento del paesaggio e della tradizione religiosa ennese.

Con la conclusione dei lavori, un luogo profondamente legato alla memoria della città torna così a essere custodito, valorizzato e vissuto, nella prospettiva di consegnarlo alle generazioni future non soltanto come testimonianza del passato, ma come patrimonio ancora vivo della comunità.

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