Varie

“Oltre il Pride serve coerenza”: la stoccata di Altra Sponda sul caso Povia

A due mesi dalla terza edizione dell’Enna Pride, la discussione politica e civile in città si riaccende attorno a un tema cruciale: l’autenticità del sostegno istituzionale alle battaglie per i diritti. A sollevare la questione, attraverso una serie di riflessioni pubblicate sui propri canali social ufficiali, è il collettivo Altra Sponda, che mette nel mirino il contrasto tra la presenza formale della politica alle manifestazioni e le scelte amministrative che ne seguono.

Il nodo del contendere nasce dalla concessione di un patrocinio o supporto pubblico a un evento che vede tra i propri ospiti il cantautore Povia, un’iniziativa che secondo il collettivo crea un cortocircuito simbolico e politico impossibile da ignorare. Nel testo condiviso online, Altra Sponda parte da un presupposto chiaro: il Pride non è una semplice festa, ma una manifestazione politica che affonda le radici nella richiesta di pari dignità, tutela dalle violenze e contrasto alle discriminazioni per la comunità LGBTQIA+ e per ogni forma di marginalità. Quando un rappresentante istituzionale sceglie di presenziare alla sfilata indossando la fascia tricolore, non sta compiendo una passerella personale, ma sta rappresentando lo Stato nella sua forma più vicina alla cittadinanza. Si tratta di una scelta precisa con cui l’istituzione dichiara pubblicamente che quelle tutele e quei valori riguardano tutti. Proprio per questo, sottolinea il gruppo, la presenza di un’amministrazione comporta una responsabilità che non può esaurirsi nello spazio di una sola giornata.

La critica rivolta dal collettivo non punta al diritto di un artista di esibirsi, un principio di libertà espressiva che non viene messo in discussione, ma al valore e al messaggio politico che il patrocinio di un ente pubblico porta inevitabilmente con sé. Povia, viene ricordato nella nota social, è da oltre quindici anni una figura pubblica che ha costruito un’ampia esposizione mediatica attorno a posizioni duramente contestate sia dalla comunità LGBTQIA+ sia dalla comunità scientifica. Dalla nota canzone “Luca era gay”, che veicolava la narrazione dell’omosessualità come condizione “modificabile”, ampiamente smentita dalla scienza, fino alle campagne contro la presunta “ideologia gender”, all’opposizione al DDL Zan, fino alla negazione del concetto stesso di omofobia e alle esternazioni sui minori trans e sulla genitorialità, il percorso del cantante si pone in diretta contrapposizione con il manifesto di valori del Pride.

Di fronte a questo quadro, la domanda che il collettivo rivolge alla città e alla politica è semplice: come può un’amministrazione muoversi in bilico tra due direzioni così diametralmente opposte? La presa di posizione di Altra Sponda si conclude con un accorato appello alla continuità. I Pride sono il frutto di un lavoro costante, portato avanti dal basso durante tutto l’anno, ed è sulla distanza che si misura la reale coerenza di chi governa il territorio. La comunità non chiede un’adesione cieca a ogni singola istanza, ma rispetto e fermezza sui principi fondamentali. Un rispetto che non può essere fatto a fasi alterne o cambiare all’evenienza, perché la fiducia tra cittadinanza e istituzioni si costruisce con le scelte quotidiane e non con una fotografia scattata a favore di camera durante la sfilata.

Mostra altro

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
error: Contenuto Protetto!
Close
Close