Politica

“Sono ancora qua”: il ritorno di Crisafulli sulla scena politica ennese

Alla presentazione della sua candidatura a sindaco di Enna per le amministrative 2026, Vladimiro Crisafulli sceglie un registro diretto, a tratti ruvido, ma fortemente identitario. Il suo è un discorso lungo, denso, che alterna riferimenti personali, attacchi politici e una visione, ancora in parte da definire, di rilancio urbano. L’ingresso è studiato, quasi teatrale: sulle note di “Eh già… (io sono ancora qua)” di Vasco Rossi, Vladimiro Crisafulli inzia il suo intervento. Il messaggio, ancora prima delle parole, è chiaro: un ritorno sulla scena politica che rivendica continuità, esperienza e presenza.

“Sono ancora qui”, esordisce, riprendendo idealmente il brano che ha accompagnato il suo ingresso. Una dichiarazione che è insieme difesa e rivendicazione: Crisafulli racconta una candidatura nata “per dovere”, più che per ambizione, sollecitata – dice – da centinaia di cittadini e da una raccolta di firme significativa.

Il passaggio più forte è quello sulla condizione attuale della città. Crisafulli utilizza un’immagine cupa: Enna come “un cimitero”, una città che ha perso vitalità e prospettiva. Il calo demografico – oltre 4.000 abitanti in meno – viene citato come dato simbolo di un declino più ampio.

Il tono è critico verso le amministrazioni precedenti, accusate di aver lasciato una città frammentata, poco attrattiva e incapace di valorizzare le proprie risorse. Ma evita, almeno formalmente, di trasformare l’intervento in un attacco esclusivamente polemico, preferendo incorniciare la critica dentro un appello alla responsabilità collettiva.

Uno dei pilastri del discorso è il ruolo dell’università. Crisafulli rivendica i risultati raggiunti negli anni passati (in particolare l’attivazione di corsi di medicina) come prova della possibilità concreta di sviluppo. La sfida, secondo il candidato, è ora integrare davvero la dimensione universitaria con la città: collegare meglio Enna alta e Enna bassa, creare alloggi e servizi per studenti, trasformare la presenza accademica in motore economico diffuso. L’idea di fondo è quella di una città che diventi pienamente “città universitaria”, superando divisioni territoriali e sociali.

Ampio spazio è dedicato ai problemi quotidiani: traffico, parcheggi, illuminazione, vivibilità degli spazi urbani. Crisafulli insiste su interventi concreti e, nelle sue intenzioni, realizzabili nel breve periodo, contrapponendoli a grandi opere ritenute irrealistiche. Tra le proposte: nuovi parcheggi anche con il coinvolgimento dei privati, miglioramento della viabilità con modifiche mirate, riqualificazione dell’illuminazione pubblica e rilancio del commercio e degli spazi pedonali

Nel discorso emerge anche il tema della valorizzazione culturale. Crisafulli cita esplicitamente il patrimonio storico e artistico, dai musei al castello, come risorsa oggi sottoutilizzata. L’obiettivo dichiarato è riaprire questi spazi e inserirli in un circuito di eventi e iniziative capaci di attrarre visitatori e generare economia. Un punto che resta, però, ancora sul piano delle intenzioni, senza dettagli operativi precisi. Tra le proposte più ambiziose, la creazione di un grande centro regionale di riabilitazione (ex Ciss) e il rafforzamento del ruolo dell’ospedale, in collegamento con lo sviluppo universitario. Non manca il riferimento a progetti incompiuti o sottoutilizzati, che il candidato propone di rilanciare anche attraverso il coinvolgimento dei privati.

Non manca un passaggio esplicitamente politico. A un certo punto del suo intervento, Crisafulli affronta il tema del simbolo e dei rapporti con il Partito Democratico, affermando senza giri di parole che “il PD ha le idee confuse, io no”. Una frase che segna una presa di distanza netta, pur all’interno di una storia personale che resta legata a quell’area politica e che lascia intravedere una candidatura che punta a superare, o quantomeno ridefinire, gli equilibri tradizionali del centrosinistra locale.

Tra i passaggi più concreti, e destinati probabilmente a far discutere, c’è quello relativo all’Autodromo di Pergusa. Crisafulli è esplicito: l’impianto, secondo lui, deve essere affidato a una gestione privata. L’argomentazione è lineare nella forma – i privati, sostiene, sarebbero in grado di valorizzarlo meglio rispetto al pubblico – ma apre interrogativi sul modello di sviluppo che si intende perseguire. Il riferimento alla necessità di “farlo funzionare” e di attrarre investimenti lascia intravedere una strategia che punta a coinvolgere operatori esterni nella gestione di asset rilevanti della città. Un’impostazione che, se da un lato richiama esperienze già viste in altri contesti, dall’altro introduce un tema delicato: quello dell’equilibrio tra interesse pubblico e iniziativa privata nella gestione di infrastrutture simboliche del territorio.

Sul piano politico, Crisafulli rivendica una storia personale legata alla sinistra, citando Enrico Berlinguer come riferimento simbolico. Tuttavia, insiste più volte sull’idea che “prima vengono gli interessi della città”, cercando di posizionarsi come candidato civico oltre che politico.

Il discorso si chiude con un appello alla partecipazione e alla responsabilità generazionale: non lasciare ai figli una città in declino senza aver provato a cambiarne il destino.

Quella di Crisafulli è, a tutti gli effetti, una candidatura di ritorno. Il messaggio è costruito attorno a tre elementi: esperienza, conoscenza del territorio e capacità di “fare”. Resta da capire quanto questo impianto riuscirà a intercettare un elettorato che, negli ultimi anni, ha mostrato segnali di disaffezione e richiesta di rinnovamento. L’immagine iniziale, “io sono ancora qua”, sintetizza bene il senso dell’operazione: una presenza che non si è mai davvero interrotta e che ora chiede nuovamente fiducia. La campagna elettorale dirà se, per gli elettori ennesi, questo ritorno rappresenta una garanzia o un limite.

Manuela Acqua

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