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Con un incontro sulla pace si chiude la XV edizione del Festival del libro e della lettura di Enna

Si chiude con un incontro a distanza, di quelli che però lasciano il segno a chi vi partecipa, la XV edizione del Festival del libro e della lettura di quest’anno. Il dopo festival ha coinvolto gli allievi della secondaria di I° grado del plesso Pascoli dell’istituto comprensivo Santa Chiara di Enna e del Verga di Calascibetta collegati in video conferenza con la giornalista e scrittrice Giulia Ceccutti che ha raccontato del  suo libro “Respirare il futuro. La sfida di Neve Shalom Wahat al- Salam” che parla proprio dell’esperienza di questo villaggio, nato più di 50 anni fa che rappresenta un segno di speranza. A metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, a 50 chilometri da Gaza, ebrei e palestinesi vivono insieme condividendo lo smarrimento e il dolore ma anche l’ostinazione di chi crede ancora in un futuro possibile. “Il nostro festival quest’anno ha avuto il titolo Sentieri – ha detto in apertura Fenisia Mirabella, presidente dell’associazione Amici del Libro e della Lettura – Il sasso nello stagno che organizza da 15 anni il festival – Questo percorso di pace, questa possibilità di dialogo ha tante affinità con i nostri obiettivi. Il sogno di pace a cui bisogna continuare a lavorare”.

 La Ceccutti che appartiene all’associazione italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam  e che conosce bene la realtà del villaggio, ha raccontato la realtà di una convivenza che affonda le sue radici nel rispetto, nell’identità e nella democrazia. “Il libro è nato da una serie di interviste che ho fatto agli abitanti di Neve Shalom. – ha detto la scrittrice –   Frequento il villaggio dal 2009 ed è l’unico luogo dove una comunità fatta da famiglie israeliane e palestinesi abitano fianco a fianco per scelta”.

Il villaggio ha un sindaco e dei comitati che lo aiutano, un sistema educativo che prevede nelle scuole, al villaggio ci sono asilo, scuola dell’infanzia e primaria, un ugual numero di bambini ebrei e palestinesi in ogni classe e poi ci sono alunni che arrivano da altre comunità vicine per frequentare quelle scuole al posto di quelle solo destinate agli israeliani o solo ai palestinesi.

“ Sono scuole bilingue, c’è una maestra che parla l’israeliano e una che parla l’arabo. I genitori partecipano attivamente alla vita della scuola e diventano esempio di questa vicinanza tra popoli”. Giulia Ceccutti ha mostrato le foto del villaggio e ha fatto vedere il luogo del silenzio uno spazio di riflessione, meditazione e preghiera. La casa è un santuario per tutti gli uomini di qualsiasi credo o culto. “Sappiamo quanto la religione possa essere divisiva ma non a Neve Shalom” . Anche le maggiori feste religiose vengono festeggiate insieme. Per il ramadan, ad esempio, si cena tutti assieme quando si interrompe il digiuno, per natale i bambini cantano assieme .

 A Neve Shalom è nata la Scuola della pace, una realtà che lavora con adulti anche nelle università sull’educazione al dialogo .

“Dopo il 7 ottobre anche il villaggio e i suoi abitanti hanno vissuto momenti duri. Lutti e dolore per gli abitanti che appartengono a due popoli diversi. La risposta, ancora una volta,  è stato il dialogo e la condivisione anche del lutto in quella che è stata ribattezzata la tenda del lutto, dove potere piangere  i morti palestinesi ed israeliani – aggiunge la Ceccuti –  Questa guerra ha coinvolto anche il villaggio perchè gli abitanti hanno dovuto spostarsi nei rifugi quando l’Iran ha cominciato a bombardare e per la prima vota anche gli israeliani si sono sentiti non protetti nel loro stato. E’ stato difficile anche per i più piccoli lavorare assieme. Ma si è dato spazio alle emozioni anche a scuola”.

Neve Shalom è l’unico villaggio di questo genere in tutta Israele, una realtà esempio di come si può costruire la pace tra popoli che conoscono la propria identità ma rispettano la diversità.

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