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Dalle note al tetto del mondo: Salvatore Palermo conquista il cuore dell’Everest

C’è chi viaggia per scappare e chi, come Salvatore Palermo, viaggia per trovarsi, per comporre la colonna sonora della propria vita un passo alla volta. Ventinove anni, una laurea in biotecnologie mediche in tasca e una carriera da Composer & Sound Designer, Salvatore ha dimostrato che non serve scegliere tra scienza e arte quando si ha il cuore aperto al mondo.

Ufficialmente risiede a Villarosa, ma la sua vera casa è l’orizzonte. La sua ultima avventura, iniziata a marzo 2026, lo ha visto attraversare il Vietnam in sella a una moto, vivendo il ritmo della strada sulla propria pelle. Ma è ad aprile che la sfida si è fatta verticale.

Il 9 aprile, Salvatore ha lasciato i rumori di Kathmandu per immergersi nel silenzio dell’Himalaya. Per quattordici giorni, ha camminato in solitaria, accompagnato solo da una guida locale e dal suono del suo respiro che si faceva sempre più corto man mano che l’aria si faceva sottile.

Il 22 aprile, dopo una maratona di fatica e meraviglia, Salvatore ha piantato i piedi a 5.364 metri di quota: il Campo Base dell’Everest. È il punto più alto che l’uomo possa raggiungere camminando, il confine dove la terra finisce e inizia il regno dei ghiacci eterni e degli alpinisti leggendari.

Per un sound designer come lui, quel traguardo non è stato solo un successo fisico. È stata l’occasione per ascoltare il “suono del mondo” lì dove l’ambiente è più puro e fragile. Appassionato di natura e animali, Salvatore ha vissuto il trekking come un atto d’amore verso un pianeta che chiede di essere rispettato e contemplato.

“A queste altezze non ci sono filtri,” dicono le immagini che arrivano dal Nepal. “C’è solo l’essenziale.”

Ma la sua sete di conoscenza non si ferma tra le vette. Dopo aver assorbito l’energia mistica del Nepal, Salvatore è pronto per l’ultima tappa del suo incredibile tour: l’India. Solo a metà maggio farà ritorno in Italia, portando con sé non solo fotografie, ma nuove armonie interiori nate tra la polvere delle strade vietnamite e le nevi del Nepal.

Villarosa lo aspetta, orgogliosa di questo “cittadino del mondo” che ha portato un pezzo di Sicilia a guardare negli occhi la montagna più alta della Terra. Salvatore ci insegna che, sia che si tratti di comporre una melodia o di scalare una montagna, la bellezza sta nel coraggio di percorrere la propria strada, anche quando si è soli davanti all’infinito.

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