Enna, l’enigma del bilancio: quanto ci costano davvero le nuove indennità della Giunta?

C’è una cifra che agita i corridoi di Palazzo di Città e accende il dibattito tra le piazze e i social ennesi: 444.000 euro all’anno. È questo il “prezzo” reale che il bilancio del Comune di Enna dovrà pagare, di tasca propria, per coprire l’adeguamento al massimo dei compensi della nuova squadra di governo guidata dal sindaco Mirello Crisafulli.
Ma come si è arrivati a questo? E cosa succederà materialmente alle casse comunali nei primi cinque anni, fino al 2031? Per capirlo bisogna leggere i numeri della delibera di Giunta n. 154 del 9 giugno 2026 e analizzarli alla luce della storia recente di questo Comune.
Nei giorni immediatamente successivi della generosa scelta dell’amministrazione, il primo cittadino ha provato a rassicurare la cittadinanza con la formula del “tanto rumore per nulla”, sostenendo che l’adeguamento degli stipendi fosse un atto dovuto e interamente coperto dai rimborsi della Regione Siciliana.
I documenti contabili dicono però una verità più complessa. A regime, la macchina politica di Enna (composta da Sindaco, Vicesindaco, 9 Assessori, Presidente e Vicepresidente del Consiglio) costerà complessivamente 708.271 euro all’anno. Una cifra imponente per un capoluogo dell’entroterra sotto i 50.000 abitanti.
Il problema risiede nel funzionamento del contributo regionale: Palermo non firma un assegno in bianco. Il fondo straordinario della Regione Siciliana garantisce a Enna una quota fissa che si attesta su circa 264.000 euro annui.
Sottraendo il bonus regionale dal costo totale della delibera, il verdetto della calcolatrice è inesorabile: restano scoperti ben 444.000 euro all’anno. Chi copre questa differenza? Il bilancio comunale di Enna, attingendo direttamente alle proprie entrate correnti, ovvero ai soldi delle tasse versate dai cittadini.
Se proiettiamo questa spesa sull’intero mandato quinquennale dell’amministrazione (dal 2027 al 2031), l’esborso totale netto a carico del Comune supererà i 2,2 milioni di euro. A questo si dovranno aggiungere i costi accessori come l’adeguamento dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali.
L’affondo più pesante all’operazione-indennità di Crisafulli arriva dal confronto con la precedente stagione politica guidata dall’ex sindaco Maurizio Dipietro. Dai social degli ex amministratori rimbalza un promemoria storico che fotografa un utilizzo diametralmente opposto del denaro pubblico.
I primi atti di un’amministrazione, si sa, ne raccontano la visione. Nel luglio 2015, a un mese dall’insediamento, la prima giunta Dipietro scelse la strada inversa: con la delibera n. 134 tagliò volontariamente le indennità di sindaco e assessori per dare un segnale di vicinanza alla comunità. Una filosofia del risparmio che resistette anche nel 2019 quando, a seguito della norma che allargava la giunta da 6 a 9 assessori, l’amministrazione decise di non spendere un euro in più, ma di spalmare lo stesso budget precedente sui nove componenti (delibera n. 107).
Il vero banco di prova è stato però il recente passato. Se è vero che nell’agosto 2023 l’amministrazione uscente adeguò i compensi ai minimi nazionali (delibera n. 197), la vera frattura morale è avvenuta proprio all’indomani del 19 febbraio 2026. Quando la Regione Siciliana ha sbloccato la possibilità dell’ulteriore e ricchissimo aumento (quello che oggi la Giunta Crisafulli ha incassato), la vecchia Giunta Dipietro affrontò il dibattito interno e scelse, a larga maggioranza, di rifiutare quell’opportunità. Quella strada della spesa massima a Enna non fu percorsa.
Oggi lo scenario è capovolto. Gli assessori ennesi sono passati dai vecchi tetti storici a indennità da 52.000 euro lordi l’anno (4.347 euro al mese), con il Sindaco che sfiora i 10.000 euro mensili.
A rendere ancora più incerto il quadro finanziario c’è un ulteriore elemento che finora è rimasto quasi del tutto fuori dal dibattito pubblico. Il contributo straordinario della Regione Siciliana destinato a sostenere l’aumento delle indennità degli amministratori locali è stato finanziato con uno stanziamento complessivo di 21 milioni di euro per il triennio 2026-2028. Si tratta di una dotazione che dovrà essere ripartita tra tutti i 390 Comuni dell’Isola secondo criteri proporzionali alla popolazione residente.
Questo significa che le somme oggi stimate a favore dei singoli enti locali non rappresentano una garanzia assoluta per il futuro. Qualora un numero crescente di amministrazioni comunali decidesse di applicare integralmente gli aumenti previsti dalla legge regionale, le quote individuali potrebbero subire riduzioni in sede di riparto, con il risultato di trasferire una parte sempre maggiore dell’onere finanziario direttamente sui bilanci comunali.
C’è poi un altro aspetto spesso trascurato quando si parla del costo della politica locale: quello legato agli amministratori che provengono dal pubblico impiego o da altri enti e che, per svolgere il proprio incarico, possono usufruire degli istituti previsti dalla legge, come l’aspettativa. In tali casi i Comuni sono chiamati a sostenere ulteriori oneri connessi ai rimborsi dovuti agli enti di appartenenza e agli obblighi previdenziali, assistenziali e assicurativi previsti dalla normativa vigente. Si tratta di costi accessori che, pur non emergendo immediatamente nel dibattito sulle indennità, contribuiscono comunque al costo complessivo degli organi politici.
Proprio per questo, oltre alle cifre relative agli stipendi e alle indennità, sarebbe utile che il Consiglio comunale disponesse di un quadro analitico completo dell’intera spesa politica sostenuta dall’ente. Una richiesta di dettaglio attraverso specifiche interrogazioni consiliari consentirebbe di conoscere non solo il costo diretto delle indennità, ma anche tutte le voci accessorie che gravano sul bilancio comunale.
L’esperienza di altri Comuni siciliani dimostra che una via alternativa era possibile. Nel Comune di Bagheria l’amministrazione ha deliberato di applicare gli aumenti delle indennità esclusivamente entro i limiti del contributo regionale, evitando che l’adeguamento producesse ulteriori oneri a carico del bilancio comunale.
La delibera di Enna non è illegale ed è l’applicazione di un diritto previsto dalla legge. Resta però, interamente, una scelta politica. Nei prossimi anni il Consiglio Comunale, in sede di approvazione dei bilanci previsionali, avrà sempre il potere di fare marcia indietro e rimodulare le cifre. Resta da vedere se il peso politico della piazza e lo stato reale dei conti costringeranno o meno la Giunta Crisafulli a guardare indietro, verso quella stagione di austerità di cui oggi l’opposizione si dice orgogliosa.
Manuela Acqua



