Politica

Enna, la Giunta comunale si alza lo stipendio: +444mila euro a carico del Comune

Purtroppo troppo spesso la politica smette di essere servizio e diventa uno schiaffo in faccia alla realtà. Uno di questi momenti, a Enna, è impresso sul foglio della deliberazione di Giunta n. 154. Con un colpo di penna, l’Amministrazione comunale ha scelto di regalarsi il massimo aumento possibile sulle indennità di funzione. Sindaco, assessori, vertici del Consiglio: tutti allineati verso lo stipendio più alto consentito dalla legge. Il totale? Una cifra da capogiro: 708.271,20 euro all’anno.

Spesso si sente dire, quasi a voler anestetizzare la rabbia dei cittadini, che questi aumenti “tanto li paga la Regione”, che sono fondi a costo zero. Niente di più falso. La realtà emersa da questa delibera datata 9 giugno 2026 racconta tutta un’altra storia, e fa male.

È vero, Palermo ha stanziato un aiuto. Per Enna si tratta di circa 264.000 euro all’anno. Soldi vincolati: o si usavano per gli stipendi dei politici o tornavano indietro. Fin qui, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Ma l’Amministrazione non si è accontentata delle briciole regionali. Per raggiungere le cifre massime che desideravano, quel bonus non bastava.

La differenza è un baratro: 444.000 euro ogni anno. E da dove arrivano questi soldi? Non da Palermo, non dal cielo. Vengono strappati direttamente dal bilancio comunale. Significa che escono dritti dalle tasche dei cittadini di Enna, attinti dai sacrifici di chi paga le tasse locali sperando di vedere in cambio servizi e non privilegi.

La vicenda assume contorni quasi surreali se si guardano le posizioni dei vertici. La legge italiana si muove con le sue solite, grottesche contraddizioni: il vicesindaco (e deputato): per lei vige il divieto di doppio stipendio. Sceglierà se percepire lo stipendio da parlamentare a Roma e lavorare per il Comune gratis, senza toccare un euro dei 5.313 € mensili previsti per la carica locale. Il Sindaco (ex parlamentare in pensione): qui la legge fa una capriola. L’indennità da sindaco non fa cumulo, quindi si somma legalmente alla sua pensione o vitalizio. Risultato? Percepirà fino all’ultimo centesimo i 9.660 euro al mese previsti dalla nuova delibera.

Ma l’assurdità politica ed economica che ferisce la città è un’altra. Anche se il Vicesindaco dovesse lavorare gratis, il Comune è obbligato per legge a congelare quei soldi a bilancio. Quei 5.313 euro al mese non andranno sul suo conto, ma resteranno blindati, intoccabili, sepolti in un capitolo di spesa inaccessibile per tutta la durata del mandato.

Quello stipendio non erogato diventa un “tesoretto fantasma”: non lo prende il politico, ma non può toccarlo nemmeno la città. Oltre 444.000 euro all’anno di soldi pubblici rimangono così letteralmente paralizzati, sottratti alla comunità.

La cosa che fa più rabbia è che un’alternativa c’era. La legge regionale parlava chiaro: i Comuni avevano la “facoltà” di aumentare gli stipendi, non l’obbligo. Potevano scegliere di applicare l’incremento “in misura inferiore”, limitandosi alla sola quota coperta dalla Regione.

Se la Giunta avesse avuto un sussulto di empatia per la città che amministra, si sarebbe fermata lì. Quegli oltre 444.000 euro presi dal bilancio comunale sarebbero rimasti liberi nelle casse di Enna. Sarebbero diventati asfalto per le strade piene di buche, cura per le aree verdi abbandonate, sostegno alle famiglie in difficoltà, servizi sociali per chi non ce la fa più.

Invece si è scelta la linea del massimo privilegio. Mentre gli uffici finanziari predispongono le carte per blindare queste somme enormi, ai cittadini di Enna resta l’ennesima dimostrazione di distacco della politica dalla vita reale. Resta la certezza che più del 60% di questa festa è a carico loro, mentre le strade, i servizi e il futuro della città possono attendere. Insomma, tutto per amore di questa città.

Manuela Acqua

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