Autodromo: nome maschile e consiglio dello stesso genere

A Pergusa rinasce l’Ente tra motori e ambiente, ma il CdA è una questione riservata agli uomini.
C’è un’aria nuova a Pergusa, ma ha lo stesso identico profumo del passato. La revoca dello stato di liquidazione dell’Ente Autodromo, sancita dall’Assemblea straordinaria dello scorso 6 luglio, è senza dubbio una boccata d’ossigeno per il motorismo e l’economia del territorio. Eppure, dietro il legittimo entusiasmo per la ripartenza e le dichiarazioni di rito sul rilancio dell’area pergusina, c’è un dettaglio che salta all’occhio e che nel 2026 fa rumore: la totale assenza di donne nel nuovo Consiglio di Amministrazione.
Tre poltrone per tre enti consorziati, tre nomi maschili: l’onorevole Gaetano Rabbito (scelto dal Comune di Enna come presidente), il dottor Livio Cardaci (per il Libero Consorzio Comunale) e l’avvocato Ones Benintende (per l’ACI Enna). L’autodromo, insomma, non è solo un sostantivo di genere maschile; continua ad esserlo anche il suo organo di governo.
La domanda sorge spontanea ed è anzitutto di natura legale: ma le quote di genere non erano obbligatorie per legge? La risposta è sì, sulla carta. Dalla Costituzione (art. 51) al Testo Unico delle società pubbliche, la normativa italiana impone che almeno un terzo dei posti sia riservato al genere meno rappresentato.
A Pergusa, però, è andato in scena il classico “cortocircuito burocratico” dei piccoli enti. Quando tre istituzioni diverse devono nominare un solo rappresentante a testa, ognuna gioca la propria partita in autonomia. Senza un accordo preventivo o una cabina di regia che coordini i nomi, basta che Comune, Libero Consorzio e ACI indichino tre uomini ed ecco che il CdA si ritrova “monocolore”, aggirando di fatto lo spirito della legge sulle pari opportunità attraverso la scappatoia tecnica delle nomine disgiunte.
Ciascuno ha fatto la propria scelta e l’effetto finale è l’esclusione totale delle donne.
La replica della politica locale è facilmente prevedibile e si muoverà sul binario dell’”urgenza e dell’esperienza straordinaria”. Nessuno mette in discussione lo spessore dei profili scelti: la nomina dell’onorevole Rabbito, in particolare, è motivata da una profonda e storica conoscenza dell’ente, necessaria per traghettare l’autodromo fuori dalle secche della liquidazione.
Tuttavia, giustificare un consiglio interamente maschile dietro lo scudo della “competenza tecnica” significa cadere in una narrazione vecchia e fuorviante. Presentare la parità di genere e l’eccellenza professionale come due criteri alternativi, quasi come se la ricerca di una figura femminile avrebbe significato abbassare il livello qualitativo del CdA, è un insulto al merito. È davvero credibile che in tutta la provincia non vi fossero professioniste, manager, avvocatesse o esperte di gestione pubblica dotate dello stesso identico spessore tecnico e storico, capaci di sedere a quel tavolo?
La verità è che si è preferito attingere ai soliti, collaudati bacini della politica ennese, senza lo sforzo di allargare lo sguardo.
Nel momento in cui il sindaco Mirello Crisafulli annuncia che il primo compito del CdA sarà proprio la riscrittura dello Statuto che disegnerà il nuovo corso, l’auspicio è che si parta da qui. Se la rinascita di Pergusa vuole davvero essere moderna, oltre a conciliare motori e natura, dovrà imparare a conciliare le sue nomine con il presente. Altrimenti, la nuova storia dell’impianto rischia di nascere già vecchia, scritta con l’inchiostro del secolo scorso.
Manuela Acqua



