Guerra del Golfo, l’allarme di Confartigianato Imprese Enna

L’Associazione datoriale Confartigianato rileva come la guerra del Golfo rischia di pesare fortemente sul sistema economico locale e mettendo a rischio le imprese. A lanciare l’allarme è Peter Barreca, Presidente prov.le di Confartigianato Imprese Enna preoccupato per gli effetti derivanti dal prolungamento del blocco dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz e non solo.
In poche settimane si registriamo, dichiara Barreca, aumenti sul fronte dei carburanti con forti difficoltà del settore dell’autotrasporto, per il quale il costo del carburante rappresenta tra il 30 e il 35% delle spese complessive, e che necessità di ulteriori provvedimenti a tutela del comparto oltre a quelli già adottati in via transitoria ed emergenziale dal Governo nazionale. Non dimentichiamo poi export in calo, stima in aumento dei costi energetici, criticità per le filiere della manifattura e dell’edilizia a cui si somma un generale clima di incertezza economica che incide negativamente su consumi.
I dati parlano chiaro, afferma il Presidente di Confartigianato Enna Peter Barreca.
La pressione sui costi dell’energia – Le tensioni sui mercati internazionali mantengono alta la pressione sui prezzi dei beni energetici. Sulla base dei dati disponibili ad oggi, a marzo l’indice di prezzo del gas (IG Index GME) segna un +48,0% rispetto a febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) sale del 25,3%. Sul fronte carburanti il prezzo del gasolio self elaborato da QE-Quotidiano Energia, si colloca a 2,060 euro/litro, un livello inferiore del 3,4% al picco del 20 marzo, ma superiore del 19,5% rispetto al prezzo di fine febbraio, prima dell’attacco all’Iran.
Criticità per le filiere manifatturiere e dell’edilizia – Dalla metà di aprile si potrebbe accentuare la carenza di offerta di alcune materie prime e di fertilizzanti, oltre a quella delle commodity energetiche e dei prodotti raffinati, con un conseguente impatto sui relativi prezzi e con ricadute sulle materie prime legate al ciclo del petrolio, come le materie prime polimeriche e petrolchimiche, bitumi e asfalti. La spinta dei costi dell’energia impatta sui prezzi dei prodotti per l’edilizia energy intensive, come calcestruzzo, cemento, acciaio, vetro, ceramiche e laterizi per mattoni, piastrelle e sanitari. Le tensioni già in atto sui costi dei materiali per l’edilizia sono segnalati dalle imprese di ANAEPA-Confartigianato Edilizia.
Secondo il rapporto dell’Ocse pubblicato la scorsa settimana, il conflitto genera rischi alle catene di approvvigionamento globali. Si delinea una situazione particolarmente critica per i fertilizzanti, con effetti sui sistemi agroalimentari. Gli stati del Golfo Persico concentrano oltre un terzo (34%) delle esportazioni mondiali di urea e circa un quinto delle esportazioni di fosfato di diammonio e ammoniaca anidra. Il GNL è un componente importante dei fertilizzanti a base di azoto. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati vertiginosamente, con un incremento di oltre il 40% per l’urea da metà febbraio. Inoltre, gli stati del Golfo producono anche circa la metà delle esportazioni mondiali di zolfo, utilizzato nella produzione di fertilizzanti e nei processi metallurgici di estrazione del rame, del cobalto e del nichel. Complessivamente, Bahrein, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti contribuiscono per l’8% dell’offerta globale di alluminio primario. Dal Medio Oriente proviene il 13,7% dell’alluminio importato dall’Italia.
Una carenza di offerta determinerà una accelerazione del trend di crescita dei prezzi dei metalli già rilevato prima dello scoppio della guerra, con un rilevante impatto sui costi delle imprese manifatturiere e delle costruzioni. A febbraio 2026 salgono del 23,8% su base annua le quotazioni di metalli e minerali – valutato in dollari e comprendenti alluminio, rame, minerali ferrosi, piombo, nichel, stagno e zinco – con una spinta per stagno (+53,0%) e rame (+38,8%).
Il Medio Oriente è anche una fonte significativa di altri materiali, producendo oltre un terzo dell’offerta globale di elio e oltre due terzi di quella di bromo, elementi fondamentali per le catene di approvvigionamento industriali, inclusi i semiconduttori e i chip di memoria.
La carenza di offerta di materie prime si incrocia con la domanda crescente determinata dalla ripresa della manifattura, generando una pressione al rialzo dei prezzi dei beni intermedi.
Il rialzo del prezzo del gasolio sta spingendo il costo di trasporto delle merci, generando criticità per le imprese dell’autotrasporto, come indicato dal coordinamento UNATRAS.
L’accelerazione delle attività nelle costruzioni per chiudere gli interventi del PNRR potrebbe spingere ulteriormente la domanda e i prezzi dei materiali per l’edilizia.
In sintesi è chiaro che, il rischio del prolungamento della guerra del Golfo genera un quadro internazionale che richiede interventi urgenti da parte delle istituzioni europee nazionale e regionali al fine di evitare una grave crisi economica.



