Il notaio risponde

Patti prematrimoniali. Si da parte del notariato

Si del notariato ai patti prematrimoniali. Secondo i notai vanno fatti perché permetterebbero in prospettiva di gestire questioni patrimoniali in serenità, sia quando si è sposati che nel periodo di crisi della coppia.

Ad esprimersi favorevolmente è stato il consigliere nazionale del Notariato Enrico Sironi che, a margine dell’iniziativa della categoria dedicata al sociale, ha affrontato il tema, ricordando che in precedenza “ci sono state una serie di riforme che vanno nel senso di riconoscere l’autonomia patrimoniale nel diritto di famiglia”, però il patto interverrebbe nella regolamentazione degli aspetti patrimoniali “sia durante il matrimonio, sia in caso entri in crisi”, perciò, spiega, “consentirebbe, in prospettiva, di gestire i beni con serenità” alla coppia. Qualora la disciplina venisse approvata, “il ruolo del notaio sarebbe quello tradizionale di far emergere fino in fondo la volontà delle parti, e di verificare costantemente che le volontà che vengono espresse rispondano ai principi generali dell’ordinamento”, affinché, conclude Sironi “il patto non diventi lesivo di alcuni diritti” per l’uno, o l’altro coniuge.

I patti prematrimoniali sono veri e propri contratti con i quali i futuri sposi si accordano – prima di salire sull’altare – tanto sulle questioni relative ai reciproci obblighi connessi al matrimonio, tanto su quelle che sorgeranno nel caso di eventuale e successivo scioglimento per separazione e divorzio. L’obiettivo, quindi, è quello di risolvere preventivamente ogni eventuale controversia. In altri paesi europei sono in uso da anni. In Italia, invece, potrebbero diventare realtà a breve.

Oggi i coniugi possono scegliere il regime patrimoniale di coppia, optando ad esempio per la comunione o per la separazione dei beni. La proposta di legge in materia amplia il campo. Stabilisce che marito e moglie possano decidere, anche prima di sposarsi, come regolare i loro rapporti economici futuri nell’ottica di una eventuale separazione o di un possibile divorzio. La forma è  quella di un vademecum scritto, una convenzione che, però, sarà vincolante. L’intento principale è quello tutelare il partner sino al possibile naufragio del matrimonio, impegnandosi per gestire al meglio non solo il loro legame, ma anche la sua fine. Secondo indagini effettuate sarebbe ormai un dato di fatto che mettersi d’accordo prima, in serenità e con pacatezza, significa porre le basi per un’unione più duratura, proprio perché più trasparente.

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