Psicologia

Lo Psicologo risponde

Donne che educano uomini

Una nostra lettrice domanda:

Sono le donne, le madri, che creano questi uomini, cosa cambiare nell’educazione, per cambiare la mentalità che genera violenza, abuso e uxoricidi.

Lo psicologo Francesca Lombardo risponde:

Ti ringrazio per questa domanda che pone molti spunti di riflessioni.
Personalmente credo che tutte le figure importanti e significative contribuiscono alla crescita di ciò che è stato un bambino, e quindi non solo madri, padri, nonni, zii, insegnanti e tutti gli adulti che operano nel contesto culturale e sociale di riferimento che il bambino vive. Tutti contribuiamo all’educazione dei bambini. Una definizione generale di educare, nel vocabolario Treccani, è: promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona, spec. di giovane età. Deriva [dal lat. educare, intens. di educĕre «trarre fuori, allevare», comp. di e-1 e ducĕre«trarre, condurre»] .
Il Bambino vede e impara ciò che vive attraverso i modelli e esempi degli adulti.  Il primo modello di relazione che sperimenta il Bambino è l’attaccamento del Bambino con i genitori e come questi si relazionano tra di loro, per poi ritrovarsi a vivere altre molteplici relazioni. Il Bambino vive e sperimenta queste relazioni attraverso il suo corpo ma anche vedendo come gli Altri sperimentano e vivono i loro corpi. Ma non solo il Bambino sente, sente il modo di comunicare attraverso un linguaggio verbale. Oggi questo linguaggio è sempre più violento.
Lo sperimenta a casa, a scuola e in tutti i contesti che vive, ma anche tramite i mezzi di comunicazione. L’aggressività verbale è il mezzo di comunicazione che negli ultimi tempi veicola la maggior parte dei discorsi che facciamo e sentiamo. Dal momento che quello che si esprime non ha più pretesa di valore si torna inevitabilmente alla legge del più forte: quanto più mostri la tua possibilità di commettere violenza tanto più la tua proposizione è vera. Il confronto, sui social network o nella realtà, diventa uno scontro verbale per determinare chi è più forte a parole, al di là della veridicità o meno della tesi che si sta esprimendo. Il linguaggio violento danneggia le persone e deteriora le relazioni. Si oltrepassa la barriera del rispetto e dell’Esistenza dell’Altro.
In quanto l’Altro non viene visto come persona, come individuo, come portatore di un vissuto, di emozioni e sentimenti ma viene deumanizzato, trasfigurato in un oggetto, insensibile al dolore, alla violenza e quindi da aggredire. L’Altro è un mezzo per soddisfare i propri bisogni, per cui esigere obbedienza, possesso, possesso esclusivo, e non solo, ma anche cambiarlo per le proprie esigenze. Vedendolo come oggetto non si ammette l’abbandono e si vuole avere il controllo. Molte volte si vivono relazioni basate sull’ inautenticità e la manipolazione che non hanno niente a che fare con l’Amore.
La relazione con l’altro invece dovrebbe essere un incontro tra due persone, tra un Io e un Tu, che dovrebbe  favorire un’intimità e dovrebbe avere il sapore dell’amore. La parola AMORE è composta dalla A che è un alfa privativo greco, cioè un suffisso che nega la parola che segue, seguito da MORS che significa morte. Quindi NON MORTE. L’amore è l’unica energia in grado di farlo perché dà  vita, crea… e solo amando si è Vivi e LIBERI. Cominciamo a chiederci se ognuno di noi vive relazioni autentiche e spontanee, dove riconosciamo noi stessi e gli altri per ciò che sono, dove ci sentiamo liberi e rendiamo liberi l’altro di essere ciò che è e per amarlo per ciò che è. Riconoscendo l’esistenza dell’altro, automaticamente comporta una comunicazione con una valenza affettiva. Assentire sorridendo, toccare amichevolmente una spalla, dire «sono contenta di vederti», ascoltare con attenzione, dare un segno di disponibilità. L’ amore autentico accetta l’Altro, lo accetta e lo lascia libero di scegliere, non vuole il possesso dell’altro, vede l’altro per quello che è, è un’ accettazione incondizionata a tal punto da ammettere che l’altro possa rifiutarci e lasciarci, lascia l’altro essere se stesso, si fonda sul dialogo autentico, desidera la propria ed altrui felicità.
Dott.ssa Francesca Lombardo

 

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