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Il CPIA Caltanissetta-Enna intitolato a Paulo Freire: una giornata di confronto internazionale

Il terzo CPIA in Italia intitolato al pedagogista brasiliano, dopo Torino1 e Salerno. Studiosi di università italiane, spagnole, brasiliane e statunitensi a confronto sul futuro dell’educazione degli adulti.

La scopertura della targa ha accompagnato uno dei momenti più emozionanti della giornata: il CPIA Caltanissetta-Enna ha inaugurato l’intitolazione a Paulo Freire, diventando il terzo Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti in Italia a portare il suo nome, dopo Torino1 e Salerno.

La cerimonia si è svolta il 13 ottobre, durante il convegno internazionale ospitato al Museo Diocesano di Caltanissetta e dedicato al tema “Paulo Freire. Dalla riflessione teorica all’applicazione di idee, categorie e metodologie al sistema di istruzione degli adulti in Italia”. Un incontro di levatura internazionale che ha messo in relazione la ricerca pedagogica e il lavoro quotidiano dei CPIA, attraverso il contributo di studiosi di atenei italiani e di istituzioni universitarie di Spagna, Brasile e Stati Uniti.

A dare particolare significato all’intitolazione sono state le parole di Don Raimondo Giammusso. Nel suo intervento, che ha profondamente commosso la comunità scolastica, ha descritto il CPIA come “Istituzione Educativa dell’Altro”: un luogo aperto all’incontro, capace di accogliere le differenze e riconoscere la dignità di ogni persona. Richiamando Don Bosco, ha ricordato la dimensione dell’insegnamento come atto di cuore. Parole che hanno accompagnato la scopertura della targa insieme al dirigente scolastico Giovanni Bevilacqua, restituendo il valore umano di una scelta destinata a orientare il cammino della scuola.

L’intitolazione a Freire richiama infatti una responsabilità educativa precisa. Nei CPIA si incontrano adulti che riprendono gli studi, persone che imparano una nuova lingua, studenti che cercano nell’istruzione maggiori possibilità di autonomia e partecipazione. Ogni percorso porta con sé esperienze e conoscenze che chiedono ascolto. Il dialogo, centrale nel pensiero del pedagogista brasiliano, diventa così una pratica attraverso cui costruire apprendimento e rendere effettivo il diritto all’istruzione.

Nel suo saluto, il vescovo di Caltanissetta Mario Russotto ha sottolineato il valore della cultura e della relazione: “La cultura si fa strada e diventa irradiante. Nessuno è pienamente compiuto se non in relazione con gli altri”. Sono intervenuti per i saluti anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Caltanissetta, Ermanno Pasqualini e il dirigente dell’Ufficio immigrazione della Prefettura di Caltanissetta, Michelangelo Sardo.

La dimensione internazionale del convegno ha trovato espressione in un programma che ha attraversato alcune delle questioni più urgenti dell’educazione contemporanea. Manuel Avelino Pestano Pérez, dell’Universidad Europea de Canarias, ha affrontato il rapporto tra dialogo, categorie freiriane e salvaguardia dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. Paulo César de Oliveira, dell’Università di Alfenas, in Brasile, ha proposto una riflessione sulla necessità della scuola attraverso il pensiero di Freire e Ivan Illich. Sergio Grossi, del John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, ha portato al centro del confronto l’educazione in carcere, riletta attraverso la Pedagogia degli oppressi e la Pedagogia della speranza.

Ai contributi internazionali si sono affiancati quelli degli studiosi delle università italiane. Giuseppe Gembillo, dell’Università di Messina, ha affrontato le sfide della società digitale e dell’intelligenza artificiale; Stefano Salmeri, dell’Università di Enna Kore, il rapporto tra decondizionamento ed educazione situata. Nesma Elsakaan, dell’Università di Palermo, ha approfondito l’eredità di Freire nel pensiero e nella pratica di Bell Hooks.

Il teatro educativo di Augusto Boal e la partecipazione dello “spett-attore” sono stati al centro dell’intervento di Alessandro Versace, dell’Università di Messina. Caterina Benelli, dell’Università di Firenze, ha messo in relazione Paulo Freire e Danilo Dolci, soffermandosi sull’educazione, la comunicazione e le pratiche di emancipazione nei contesti di vulnerabilità. Roberta Piazza, dell’Università di Catania, ha interrogato le condizioni attuali dell’educazione degli adulti, tra partecipazione, retorica e possibilità di emancipazione.

Un legame diretto con la progettualità dei CPIA è emerso dagli interventi di Giovanni Bevilacqua, Nino Arrigo e Michele Longo. Il dirigente scolastico ha approfondito il rapporto tra riflessione critica sulla prassi e miglioramento continuo; Arrigo ha accostato Freire a Edgar Morin, proponendo una pedagogia della complessità; Longo ha affrontato la costruzione di un progetto didattico integrale per il CPIA Caltanissetta-Enna a partire dal pensiero freiriano.

Alla realizzazione della giornata è stato decisivo il lavoro instancabile del dirigente Giovanni Bevilacqua e dei docenti Michele Longo e Nino Arrigo. Il loro impegno organizzativo e scientifico ha dato forma a un confronto capace di collegare esperienze e prospettive di diversi Paesi alle esigenze concrete dell’istruzione degli adulti. Un lavoro impegnativo, sostenuto con cura e tenacia, che ha offerto alla comunità scolastica un’occasione di crescita e di riconoscimento del proprio ruolo sociale.

Organizzato dal CPIA Caltanissetta-Enna sede del Centro regionale di ricerca, sperimentazione e sviluppo per l’istruzione degli adulti in Sicilia, il convegno ha accompagnato l’intitolazione con una riflessione sul significato del fare scuola oggi. L’emozione della cerimonia resta legata a questo impegno: accogliere chi torna a imparare, dare spazio alla sua voce e costruire, attraverso la conoscenza, nuove possibilità di partecipazione alla vita della comunità.

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