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Gli ex dipendenti di Enna Euno sul mancato utilizzo dell’impianto di compostaggio

A proposito degli elevati costi di gestione che rendono impossibile, a detta dei sindaci o di loro competenti consiglieri, la gestione dell’impianti di compostaggio, intendiamo fare alcune riflessione prendendo come spunto una determina del 18 luglio 2019 del Comune di Enna che avrebbe previsto di stanziare la somma di 10.000 euro per il conferimento del rifiuto umido presso un impianto privato del catanese per il periodo compreso tra il 16 luglio ed il 20 luglio scorsi, cinque giorni.

In base a questi prezzi di mercato, congrui
secondo il “virtuoso” comune capofila dell’ambito, i circa 28.000 abitanti del capoluogo spendono 2000 euro al giorno per il conferimento del rifiuto umido proveniente dalla raccolta differenziata. Si deduce
pertanto che i 150.000 abitanti dell’intero ambito starebbero versando annualmente quasi 4 milioni di euro nelle casse delle ditte private che gestiscono gli impianti di compostaggio.

Se questi calcoli sommari fossero veri, sarebbe assolutamente incomprensibile ed inaccettabile, se non addirittura un palese danno erariale, l’abbandono dell’impianto di compostaggio di Dittaino il cui realizzo è costato circa 3 milioni e mezzo di
euro di fondi pubblici e destinato probabilmente ad essere a breve alienato dai beni pubblici nel momento in cui i curatori fallimentari di EnnaEuno, considerandolo un bene di detta società, procederanno alla sua
vendita, verosimilmente in violazione di una normativa speciale nazionale, il Testo Unico ambientale, e della normativa regionale che impongono che gli impianti funzionali al servizio di igiene urbana – realizzati
tra l’altro con fondi pubblici specificamente finalizzati ad tale servizio pubblico essenziale – sono patrimonio inalienabile dell’autorità d’ambito e sono vincolati al servizio pubblico essenziale cui sono destinati nell’interesse della collettività.

Sempre in riscontro agli articoli di stampa degli ultimi giorni pare pertanto necessario ricordare che l’utilizzo dell’impianto di compostaggio non è oggi rimesso alla discrezione dell’assemblea o per gentile concessione di qualcuno, bensì è un obbligo derivante dal piano d’ambito vigente approvato dalla medesima assemblea
nel febbraio 2016 che stabilisce l’autonomia provinciale del sistema impiantistico, prevedendo appunto la discarica di Cozzo Vuturo (evidenziamo che il piano d’ambito vigente dovrebbe prevedere l’utilizzo della
discarica solo per rifiuti indifferenziati, non per lavorare altri rifiuti), lo stesso impianto di compostaggio, il CIR di Gagliano – anche questo realizzato con circa 3 milioni di fondi pubblici ed abbandonato colpevolmente all’incuria ed ai vandali – nonché un impianto di trattamento del percolato ed un impianto di selezione del rifiuto differenziato da realizzare sempre nell’area di Dittaino. L’applicazione di tutto ciò non
solo avrebbe garantito il miglior interesse dei contribuenti ennesi, consentendo ai comuni dell’ambito di affrancarsi dai soggetti privati gestori di impianti che oggi incassano decine di milioni di euro l’anno, ma avrebbe anche garantito la gestione pubblica del sistema e la piena occupazione di noi lavoratori di
EnnaEuno che abbiamo pieno diritto per legge ad occupare quei posti di lavoro previsti esplicitamente dallo stesso piano d’ambito e dalla relativa dotazione organica.

Non si dimentichi che questi sono degli atti
pubblici obbligatori e previsti dalle leggi vigenti e pertanto non possono essere disattesi o ignorati da nessuno.

In conclusione, cambiano gli attori che vanno in scena ma la crudele trama portata avanti dall’assemblea dei soci è sempre la stessa. Quest’ultima neppure inserisce più il “problema del personale” all’ordine del giorno delle riunioni manifestando l’assoluto rifiuto a voler applicare qualsiasi soluzione che ci restituisca la
dignità di lavoratori e di cittadini che assolutamente ci spetta in base alle leggi vigenti.

Tutto ciò viene giustificato con grottesche e artefatte motivazioni che narrano di mancanza di coperture finanziarie,quando in realtà basta aprire gli occhi per vedere in maniera lampante lo sperpero di decine di milioni di
euro, con impianti, mezzi e beni pubblici abbandonati, a fronte di esorbitanti costi di conferimento o nolo di mezzi presso aziende private, o a fronte di affidamenti quasi sempre con procedure emergenziali, o addirittura in house a prezzi assolutamente non congrui con i costi medi nazionali.

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