Dalla Prefettura al parere dei familiari: anatomia di un caso toponomastico a Enna

C’era una volta l’abc dell’azione amministrativa: prima si verificano le norme, si acquisiscono i pareri previsti dalla legge e si ottengono le autorizzazioni degli organi competenti; soltanto dopo si organizzano le cerimonie pubbliche e si procede alle intitolazioni. A Enna, la vicenda delle recenti intitolazioni cittadine sembra avere seguito un percorso diverso, aprendo un confronto che coinvolge istituzioni, amministrazione comunale e cittadini.
La questione si inserisce in un contesto più ampio che, nelle ultime settimane, ha visto il dibattito pubblico concentrarsi più volte sul rapporto tra annunci ed effettivi atti amministrativi (come già accaduto per i proclamati annunci ad effetto su “Enna Città Studi”, lanciati dal palco prima ancora di aver strutturato atti concreti e condivisi) ponendo oggi nuovamente al centro dell’attenzione il caso delle intitolazioni dedicate a figure significative della storia cittadina.
Sia chiaro, a scanso di equivoci: la memoria del Cavaliere Alessandro Scelfo, protagonista della storia imprenditoriale locale e regionale, così come la correttezza e il garbo dimostrati dalla sua famiglia, non sono in alcun modo oggetto di discussione. Al contrario, proprio l’atteggiamento assunto dai familiari contribuisce a mettere in evidenza alcune criticità emerse nella gestione amministrativa della vicenda.
Per comprendere quanto accaduto è utile ripercorrere, in ordine cronologico, gli atti ufficiali e le comunicazioni pubbliche che hanno accompagnato il procedimento.
Il 25 luglio 2026, come riportato in un comunicato diffuso dal Gruppo Interbus, la famiglia Scelfo accoglieva con partecipazione e gratitudine l’iniziativa promossa dal Comune di Enna. Nel testo veniva espresso un sentito ringraziamento all’amministrazione comunale per l’omaggio alla memoria ad Alessandro Scelfo, richiamando valori quali il lavoro come servizio, il senso di responsabilità verso i collaboratori, il rispetto delle istituzioni e l’amore per la Sicilia. Una presa di posizione ispirata dal desiderio di ricordare una figura che ha lasciato un segno importante nel tessuto economico e sociale del territorio.
Pochi giorni dopo, tuttavia, la Prefettura di Enna ha trasmesso al Comune una nota formale con la quale ha richiamato l’ente al rispetto della normativa vigente in materia di toponomastica. Nel documento viene ricordato che le intitolazioni di vie, piazze e altri luoghi pubblici sono subordinate al preventivo nulla osta prefettizio e che tale passaggio costituisce un elemento essenziale del procedimento amministrativo.
La nota prefettizia ha evidenziato la necessità di completare l’iter autorizzativo previsto dalla legge prima che le intitolazioni possano produrre effetti nei confronti dei servizi demografici, catastali, postali e della circolazione stradale. Per tale ragione, la Prefettura ha disposto la sospensione delle attività connesse e la rimozione della segnaletica installata in assenza del provvedimento autorizzativo.
È però il 31 luglio che la vicenda assume contorni particolarmente significativi. Nelle stesse ore, infatti, emergono due posizioni differenti all’interno della stessa maggioranza che sostiene l’amministrazione comunale.
Da un lato, i gruppi consiliari Enna Democratica e Prima Enna diffondono una nota nella quale difendono l’operato del Comune, contestano le critiche avanzate dalle opposizioni e sostengono che l’amministrazione abbia agito nel rispetto delle regole. Nel comunicato viene inoltre sostenuto che la cerimonia del 25 luglio avesse una finalità esclusivamente commemorativa e storica, priva di effetti amministrativi.
Dall’altro lato, nello stesso giorno, la Giunta comunale approva la deliberazione n. 231, con la quale viene revocata la precedente deliberazione n. 208 relativa all’intitolazione ad Alessandro Scelfo.
Come si legge testualmente nel documento approvato dall’esecutivo, la revoca è stata disposta dopo aver “acquisito, per le vie brevi, il parere contrario a detta intitolazione da parte dei familiari”.
È proprio questo passaggio a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’intera vicenda. I familiari, che inizialmente avevano accolto con favore l’iniziativa dell’amministrazione, hanno successivamente espresso una posizione diversa, inducendo la Giunta a riconsiderare il percorso intrapreso. Una scelta che appare ispirata alla volontà di evitare che la memoria del proprio congiunto potesse essere coinvolta in una controversia amministrativa e istituzionale.
Nel susseguirsi di comunicati politici, note istituzionali, deliberazioni e prese di posizione pubbliche, emerge tuttavia un elemento che continua ad alimentare il dibattito cittadino. Ad oggi, infatti, non risultano dichiarazioni pubbliche dell’assessore competente in materia di toponomastica, Katia Randazzo, alla quale spetta la responsabilità politica del settore.
Proprio per questo motivo appare legittimo attendersi un chiarimento pubblico sulle modalità con cui è stato gestito l’intero procedimento, sulle ragioni che hanno portato all’installazione della segnaletica prima del completamento dell’iter autorizzativo e sulle valutazioni che hanno successivamente determinato la revoca dell’intitolazione.
La vicenda delle recenti intitolazioni rappresenta oggi molto più di una semplice controversia burocratica. Essa pone interrogativi sul rapporto tra comunicazione politica e attività amministrativa, sul rispetto delle procedure previste dalla legge e sul ruolo delle istituzioni chiamate a garantire la correttezza degli atti pubblici.
Gli atti amministrativi finora disponibili costituiscono ormai un patrimonio documentale sufficiente per consentire alla cittadinanza di formarsi una propria opinione. Resta da comprendere se, nelle prossime settimane, arriveranno ulteriori chiarimenti capaci di chiudere una vicenda che continua a suscitare interrogativi e polemiche nel dibattito pubblico ennese.
Manuela Acqua



