Ex Pascoli, la Kore rinuncia e la politica si divide. Ma alla città chi rende conto?

Dal protocollo del 2024 alla rinuncia dell’Università Kore: il trasferimento della comunità scolastica, il mancato insediamento universitario e le domande ancora senza risposta. Tra le dichiarazioni di Greco e Dipietro, resta da chiarire quali impegni siano stati assunti e quali conseguenze abbia prodotto l’operazione.
C’era una volta un progetto che prometteva di cambiare il volto di Enna Alta. Una facoltà universitaria nel cuore del centro storico, nuove opportunità per le attività commerciali, studenti e docenti a restituire vitalità a una parte della città da anni alla ricerca di nuove prospettive. Un progetto ambizioso, sostenuto da aspettative e consensi politici, che avrebbe dovuto rafforzare il legame tra l’Università Kore e il territorio. Ma questa non è una favola. È una vicenda amministrativa, fatta di decisioni, accordi e conseguenze che meritano di essere ricostruiti.
Nel febbraio del 2024, l’amministrazione comunale guidata da Maurizio Dipietro e l’Università Kore sottoscrissero un protocollo d’intesa che individuava nell’ex scuola media Giovanni Pascoli la sede destinata ad accogliere attività universitarie. A distanza di oltre due anni, l’Ateneo ha comunicato di non essere più interessato all’immobile, richiamando le condizioni della struttura e i costi necessari per adeguarla alle esigenze universitarie. La facoltà non è arrivata, la comunità scolastica ha dovuto affrontare un trasferimento e l’edificio è rimasto senza la destinazione universitaria prevista.
E se le favole finiscono con un lieto fine, le vicende amministrative dovrebbero almeno concludersi con un rendiconto.
È chiaro, un progetto può anche non andare a buon fine, ma le decisioni pubbliche producono conseguenze. E quando quelle decisioni riguardano un immobile comunale, l’organizzazione di un servizio scolastico e un accordo con un soggetto privato, diventa necessario comprendere come siano state assunte, sulla base di quali valutazioni e con quali garanzie per la collettività.
Il primo elemento sul quale occorre soffermarsi riguarda proprio la scuola Pascoli.
Già nel giugno del 2023, prima della firma del protocollo, la comunità scolastica dell’istituto comprensivo Santa Chiara aveva manifestato preoccupazione per la prospettiva di lasciare l’edificio. Famiglie, docenti e personale scolastico avevano rappresentato all’amministrazione comunale i problemi legati alla riorganizzazione delle attività didattiche e alle possibili conseguenze per gli studenti. Quelle preoccupazioni meritavano attenzione, perché una scuola non è semplicemente un edificio da liberare per destinarlo ad altro uso. È un presidio educativo e sociale, un luogo nel quale si costruiscono relazioni, percorsi formativi e legami con il territorio. Trasferire una comunità scolastica significa intervenire su equilibri consolidati, sull’organizzazione delle famiglie e sulla continuità delle attività didattiche. Una decisione che può essere giustificata da un interesse pubblico più ampio, ma della quale è necessario valutare attentamente le conseguenze. Quella trasformazione avrebbe dovuto essere funzionale a un risultato: l’insediamento di una facoltà universitaria nel centro storico. Oggi, venuta meno la disponibilità della Kore a utilizzare l’immobile, è legittimo chiedersi quale sia stato il bilancio complessivo dell’operazione. Quali spese sono state effettivamente sostenute dal Comune per il trasferimento delle attività scolastiche? Sono stati realizzati interventi per rendere disponibili le nuove sedi? Sono state impiegate risorse per predisporre la Pascoli alla destinazione universitaria? E, soprattutto, quali valutazioni tecniche erano state effettuate prima che l’edificio venisse individuato come possibile sede universitaria? Non è possibile quantificare gli eventuali costi senza consultare gli atti contabili. Ma proprio per questo è necessario un rendiconto trasparente delle decisioni assunte e delle risorse eventualmente impiegate.
C’è poi una questione che merita di essere affrontata indipendentemente dalle polemiche tra maggioranza e opposizione: il ruolo dell’Università Kore.
L’Ateneo è un soggetto privato che svolge una funzione rilevante per il territorio e che, nel corso degli anni, ha costruito con le istituzioni cittadine rapporti di collaborazione su diversi progetti. Proprio per questa ragione, quando un accordo coinvolge immobili pubblici e decisioni destinate a incidere sull’organizzazione della città, è necessario conoscere con esattezza gli impegni assunti dalle parti. Il protocollo del febbraio 2024 rappresentava un accordo di indirizzo oppure conteneva obblighi giuridicamente vincolanti? Quali condizioni erano previste per la concessione dell’immobile? Erano stati fissati tempi, verifiche preliminari e responsabilità per gli interventi necessari? E l’eventuale rinuncia era disciplinata da clausole specifiche? Non si può affermare, senza conoscere il contenuto degli accordi, che l’università abbia violato obblighi contrattuali o che il Comune abbia titolo per avanzare pretese risarcitorie. Ma sarebbe altrettanto riduttivo considerare la rinuncia come un fatto privo di conseguenze da chiarire. La questione non è mettere in discussione l’autonomia dell’Ateneo, bensì comprendere quali garanzie siano state previste a tutela dell’interesse pubblico.
Un ulteriore elemento impone di approfondire il ruolo dell’Università Kore nell’individuazione della Pascoli. Secondo quanto dichiarato dall’ex sindaco Dipietro, sarebbe stato proprio il presidente dell’Ateneo, Cataldo Salerno, a indicare la Pascoli come sede per il futuro insediamento universitario. Se così fosse, diventerebbe ancora più importante comprendere sulla base di quali valutazioni quella proposta sia stata avanzata. L’Università aveva verificato preventivamente l’idoneità dell’edificio? Aveva quantificato gli interventi necessari? E soprattutto, quando ha maturato la consapevolezza che l’operazione non fosse economicamente sostenibile? Sono interrogativi che assumono un rilievo ancora maggiore alla luce delle conseguenze che l’operazione ha prodotto sul piano dell’organizzazione scolastica e dell’utilizzo del patrimonio pubblico. L’autonomia di un Ateneo privato nel definire le proprie scelte non esclude l’esigenza di chiarire gli impegni assunti nei confronti di un’amministrazione pubblica, soprattutto nell’ambito di un’operazione che ha comportato conseguenze concrete per la collettività.
Qui emerge forse l’interrogativo più importante dell’intera vicenda: le difficoltà tecniche ed economiche che oggi rendono impraticabile il progetto erano già note al momento della sottoscrizione del protocollo oppure sono emerse successivamente? E a chi spettava effettuare le verifiche di fattibilità: al Comune, all’Università o a entrambi? La distinzione non è di poco conto. Un progetto che diventa impraticabile per criticità sopravvenute pone questioni diverse rispetto a un’iniziativa avviata senza avere preventivamente accertato le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Se quelle difficoltà erano già note nel 2024, occorre comprendere come siano state valutate e perché si sia deciso comunque di procedere. Se, invece, sono emerse successivamente, è necessario ricostruire quando siano state rilevate e attraverso quali comunicazioni tra Comune e Università. Si tratta, in definitiva, di verificare se un progetto destinato a incidere sul patrimonio pubblico e sull’organizzazione scolastica sia stato accompagnato da un’adeguata valutazione di fattibilità.
Intanto, la rinuncia della Kore ha riacceso il confronto politico. L’attuale presidente del Consiglio comunale, Marco Greco, consigliere di opposizione durante l’amministrazione Dipietro, ha criticato la decisione di individuare la Pascoli come sede universitaria, sostenendo di aver manifestato dubbi già durante la precedente consiliatura. Greco ha ribadito di condividere l’obiettivo di portare una facoltà a Enna Alta, distinguendolo però dalla scelta dello specifico edificio.
L’ex sindaco Maurizio Dipietro ha replicato rivendicando il percorso avviato con l’università e ricordando che l’insediamento di attività universitarie nel centro storico era stato sostenuto trasversalmente dalla politica cittadina, attraverso diversi deliberati consiliari. La sua ricostruzione, che attribuisce al presidente della Kore l’individuazione della Pascoli, rende ancora più importante verificare il percorso attraverso il quale l’immobile venne scelto e successivamente inserito nel protocollo. Chi ne valutò concretamente l’idoneità? Quali uffici furono coinvolti? E quali documenti tecnici furono posti alla base della decisione?
Anche il richiamo dell’ex sindaco ai deliberati consiliari merita un approfondimento. Quegli atti esprimevano un sostegno generale all’obiettivo di portare l’università a Enna Alta oppure affrontavano specificamente la destinazione della Pascoli?
Quanto a Greco, sarebbe utile ricostruire in quali occasioni e attraverso quali interventi abbia manifestato le perplessità che oggi rivendica.
Sono aspetti che non possono essere risolti attraverso uno scambio di dichiarazioni. Occorrono documenti, verbali, deliberazioni e votazioni, perché soltanto una ricostruzione puntuale degli atti può consentire di distinguere le scelte effettivamente compiute dalle successive interpretazioni politiche.
Ma la vicenda non riguarda soltanto le responsabilità della precedente amministrazione. Il mancato insediamento universitario pone oggi un problema concreto anche a chi governa la città. Quali iniziative intende assumere il Comune dopo la rinuncia della Kore? È stato avviato un confronto formale con l’Ateneo per chiarire gli effetti della decisione? Sono state valutate eventuali conseguenze amministrative o patrimoniali? E, soprattutto, quale destinazione si intende dare all’ex Pascoli? L’amministrazione comunale non è chiamata necessariamente a contestare la scelta dell’università, ma ha il compito di valutarne le conseguenze per l’ente, verificare gli impegni eventualmente ancora in essere e spiegare ai cittadini quali soluzioni intenda adottare.
Sul fondo resta una questione più generale, che riguarda l’equilibrio nei rapporti tra istituzioni pubbliche e soggetti privati. La presenza dell’Università Kore rappresenta una risorsa importante per Enna, sotto il profilo culturale, formativo ed economico. Ma il valore di tale presenza non può rendere secondaria l’esigenza di trasparenza nelle scelte che riguardano il patrimonio comunale. Una collaborazione istituzionale solida dovrebbe poggiare su responsabilità chiaramente definite, verifiche preventive sulla fattibilità dei progetti e garanzie adeguate per entrambe le parti. A maggior ragione quando, per perseguire un obiettivo condiviso, si interviene sull’organizzazione di un servizio pubblico come quello scolastico. Il Comune ha il compito di tutelare gli interessi della collettività, indipendentemente dal peso economico, culturale o istituzionale dei soggetti con cui collabora.
Ed è per questo che il confronto tra Greco e Dipietro, pur offrendo due diverse letture politiche della vicenda, non può rappresentare l’ultimo capitolo di questa storia. Per comprenderne realmente lo svolgimento occorre esaminare i deliberati consiliari richiamati dall’ex sindaco, il testo integrale del protocollo sottoscritto nel 2024, gli eventuali accordi successivi, le valutazioni tecniche sull’immobile e gli atti relativi alle spese sostenute dal Comune. Documentazione che consentirebbe di verificare quali decisioni siano state effettivamente assunte, quali impegni abbiano vincolato le parti e quali conseguenze siano derivate dalla mancata realizzazione del progetto. La nostra testata ha pertanto formalmente richiesto al Comune di Enna, attraverso un’istanza, la documentazione amministrativa necessaria a ricostruire la vicenda e a verificare gli aspetti ancora non chiariti.
Non si tratta di cercare a posteriori un responsabile al quale attribuire l’intero fallimento dell’iniziativa, ma di mettere a disposizione dei cittadini gli elementi necessari per comprendere le scelte compiute. La trasparenza, del resto, non dovrebbe intervenire soltanto quando un progetto viene contestato, ma accompagnare fin dall’inizio le decisioni che coinvolgono beni e risorse della collettività.
Resta, infine, una questione che non può essere rinviata indefinitamente: il futuro dell’edificio Pascoli.
Dipietro propone di valutare una sede alternativa per l’università, individuandola nel Monastero delle Benedettine.
Greco ribadisce la necessità di trovare soluzioni concretamente realizzabili. Ma, mentre il confronto politico continua, occorre comprendere se esistano proposte formalizzate, quali siano le intenzioni dell’attuale amministrazione e attraverso quali iniziative si possa restituire una funzione all’immobile.
Il problema, dunque, non è soltanto ciò che non è stato realizzato, ma anche ciò che resta: una comunità scolastica trasferita, un edificio pubblico senza la destinazione immaginata e un progetto di rilancio del centro storico ancora sulla carta.
C’era una volta una facoltà universitaria che avrebbe dovuto cambiare il volto di Enna Alta. Quella facoltà non è mai arrivata. Ma, a differenza delle favole, le scelte amministrative lasciano tracce, atti e conseguenze. Ed è su quelle che la città ha il diritto di ottenere risposte.
Manuela Acqua



