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Valute e investimenti finanziari: cosa sono e quale ruolo svolgono nei mercati

La valuta è l’unità di scambio monetario emessa da uno Stato o da un’unione di Stati (come l’Unione Europea) che circola all’interno di un determinato sistema economico. Essa rappresenta la moneta ufficiale di una nazione, è utilizzata come mezzo di pagamento per beni e servizi e come misura del loro valore economico. Oggi ci sono 180 valute ufficiali riconosciute nel mondo, per esempio per l’Unione Europea la valuta è l’euro, per gli Stati Uniti d’America è il dollaro americano.

Le valute non rappresentano soltanto uno strumento per acquistare beni e servizi, ma svolgono un ruolo fondamentale anche nel mondo degli investimenti finanziari. Quando si costruisce un portafoglio, l’attenzione degli investitori si concentra generalmente sulla selezione delle diverse tipologie di attività, come azioni, obbligazioni e materie prime. Esiste tuttavia una variabile silenziosa ma determinante, capace di influenzare molto i rendimenti finali degli investimenti: la valuta. Ogni volta che un investitore acquista un asset denominato in una valuta diversa dalla propria, ad esempio un risparmiatore dell’Eurozona che compra azioni statunitensi in dollari, si espone automaticamente alle fluttuazioni del mercato dei cambi, oltre ad esporsi alle variazioni del prezzo del titolo. Il rendimento di un investimento estero, dunque, è sempre la combinazione di due fattori: la performance dell’asset stesso e la variazione del tasso di cambio.

Questo meccanismo dimostra come la valuta sia una vera e propria classe di attività a sé stante, in quanto negli investimenti le valute non hanno un valore assoluto, ma sempre un valore relativo, l’una rispetto ad un’altra.

Inserire valute diverse nel proprio portafoglio è uno dei metodi più efficaci per ottenere una diversificazione finanziaria globale. Monete come il dollaro statunitense (USD), il franco svizzero (CHF) o lo yen giapponese (JPY) sono storicamente considerate “beni rifugio”, tendono cioè ad apprezzarsi nei momenti di forte volatilità o crisi dei mercati geopolitici, offrendo uno scudo naturale ai segmenti più aggressivi del portafoglio.

Tuttavia, per gli investitori che desiderano attuare tale diversificazione eliminando la volatilità aggiuntiva causata dal tasso di cambio, l’industria finanziaria offre strumenti specifici come le coperture valutarie, attuate utilizzando “strumenti derivati” il cui scopo è neutralizzare le oscillazioni del cambio: tali coperture hanno tuttavia un costo, che va ad abbassare il rendimento dell’investimento stesso. La decisione, quindi, se coprire o meno il rischio di cambio dipende in gran parte dalla natura dell’asset e dall’orizzonte temporale.

Nelle obbligazioni estere, dove i rendimenti attesi sono generalmente contenuti, una forte oscillazione valutaria può facilmente cancellare per esempio i guadagni delle cedole. Per questo motivo, nel comparto a reddito fisso la copertura è spesso utilizzata. Nel comparto azionario, invece, l’impatto del cambio tende a diluirsi nel lungo periodo (oltre i 7-10 anni), poiché le valute oscillano attorno a valori medi e i mercati tendono a riassorbire gli shock temporanei, rendendo i costi della copertura spesso non essenziali.

Le valute, in conclusione, rappresentano una componente fondamentale della finanza moderna e una gestione consapevole del cambio consente di trasformare un potenziale fattore di rischio in una leva strategica per ottimizzare il profilo di rischio-rendimento del proprio patrimonio.

A cura di Anna Maria Pastorini, Consigliere d’Amministrazione di EFPA Italia, Fondazione affiliata di EFPA-European Financial Planning Association.

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