Gisana e Murgano, la Procura chiede due anni per falsa testimonianza. Sentenza l’11 dicembre

Due anni di reclusione per ciascuno, senza sospensione della pena e con l’esclusione delle attenuanti. È la richiesta formulata dal pubblico ministero Santo Di Gregorio nei confronti del vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e di monsignor Vincenzo Murgano, vicario giudiziale della Diocesi e oggi parroco della Chiesa Madre di Enna, imputati per falsa testimonianza nell’ambito della vicenda giudiziaria nata dal processo per gli abusi commessi da Giuseppe Rugolo.
Il processo si è celebrato in camera di consiglio, con rito abbreviato. Un’udienza lunga, iniziata ieri, 8 ottobre e andata avanti per l’intera giornata, per poi proseguire nella mattinata di oggi, 9 ottobre, al Tribunale di Enna.
La richiesta dell’accusa: due anni di carcere per Gisana e altrettanti per Murgano, senza sospensione della pena e con la richiesta espressa di non riconoscere le attenuanti. La sentenza è fissata per l’11 dicembre.
I due prelati non erano presenti in aula.
C’era invece, ancora una volta, Antonio Messina, assistito dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica. Messina è l’unica parte civile ammessa nel procedimento ed è dalla sua denuncia che ha preso le mosse l’inchiesta.
Il processo per falsa testimonianza rappresenta uno degli sviluppi della lunga vicenda giudiziaria legata a Giuseppe Rugolo. L’ex sacerdote è stato condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per violenza sessuale su minori, dopo la decisione della Cassazione dello scorso maggio.
Secondo l’accusa, Gisana e Murgano avrebbero reso dichiarazioni non veritiere su circostanze considerate rilevanti durante il processo a Rugolo. Una contestazione che nasce quindi dentro quella stessa vicenda, ma che oggi vive di un procedimento autonomo e pone al centro non più direttamente gli abusi, ormai oggetto di una condanna definitiva, bensì quanto sarebbe stato dichiarato in aula da due figure di vertice della Diocesi.
Un passaggio particolarmente significativo era già contenuto nelle motivazioni della sentenza di primo grado nei confronti di Rugolo. I giudici avevano espresso valutazioni molto dure sulla gestione della vicenda da parte del vescovo, arrivando a descrivere il suo comportamento, nelle motivazioni, come funzionale a “facilitare” l’attività abusante del sacerdote. Anche questo elemento ha accompagnato negli anni il dibattito attorno alla posizione di Gisana.
Adesso, però, il terreno è esclusivamente processuale.
La richiesta avanzata dal pubblico ministero non equivale a una condanna e spetterà al giudice decidere se l’impianto accusatorio reggerà. Ma la scelta della Procura di chiedere due anni per entrambi, senza sospensione della pena e senza attenuanti, segna comunque uno dei momenti più rilevanti di questa ulteriore pagina giudiziaria.
Sul banco degli imputati siedono il vescovo della Diocesi di Piazza Armerina e il suo vicario giudiziale. Dall’altra parte, Antonio Messina continua a seguire personalmente un percorso giudiziario iniziato dalla denuncia degli abusi e che, a distanza di anni, continua ad aprire nuovi capitoli.
Il prossimo è già fissato: 11 dicembre.
Quel giorno il Tribunale di Enna pronuncerà la sentenza nei confronti di Rosario Gisana e Vincenzo Murgano.



