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Il fattore tempo negli investimenti

Un vecchio adagio recita: “Chi ha tempo non aspetti tempo!”.

È un invito che, oltre a riguardare la vita e le scelte di tutti i giorni, dovrebbe rappresentare un vero e proprio monito anche nelle decisioni finanziarie di ciascuno di noi.

Leggendo la storia di Warren Buffett, uno dei più grandi e ricchi investitori al mondo, si scopre che iniziò a investire sin da giovanissimo. La sua straordinaria fortuna finanziaria, oltre a essere frutto delle sue abilità e della sua capacità di selezionare gli investimenti, è legata anche a un elemento spesso sottovalutato: il lunghissimo periodo di tempo durante il quale è rimasto investito nei mercati azionari, sfruttando appieno il meccanismo dell’interesse composto.

Si tratta di un aspetto fondamentale, tanto da definire l’interesse composto come “l’ottava meraviglia del mondo”, accompagnata dalla frase: “Chi lo capisce, lo guadagna; chi non lo capisce, lo paga.”

Grazie alla capitalizzazione composta, infatti, un capitale può crescere nel corso degli anni perché i rendimenti ottenuti vengono reinvestiti e, a loro volta, possono generare nuovi rendimenti. Entrano così in gioco fattori come tempo, capitale e reinvestimento dei rendimenti.

Per comprenderne appieno le potenzialità occorre però fare un passo indietro.

Quando a una determinata somma viene applicato un interesse semplice, ci troviamo di fronte a una crescita sostanzialmente aritmetica o lineare: gli interessi vengono calcolati sempre sul capitale iniziale. In pratica, a parità di tasso, ogni anno si matura la stessa cifra per tutta la durata dell’investimento.

Con l’interesse composto, invece, il meccanismo cambia: l’interesse viene calcolato non solo sul capitale iniziale, ma anche sugli interessi già maturati, vale a dire che gli interessi generano altri interessi. In altre parole, non lavora più soltanto il capitale iniziale, ma anche ciò che è stato accumulato nel tempo.

È proprio per questo che la capitalizzazione composta può diventare un potente moltiplicatore: più è lungo l’orizzonte temporale in cui si investe, più a lungo il meccanismo dell’interesse composto potrà lavorare e dare i suoi frutti.

La differenza potrebbe sembrare trascurabile, soprattutto nei primi anni, ma nel lungo periodo può diventare rilevante.

Pensiamo, per semplificare, alla differenza tra sommare più volte lo stesso numero e moltiplicarlo ripetutamente. Calcolare mentalmente 5 + 5 + 5 + 5 + 5 + 5 + 5 + 5 + 5 è estremamente semplice e chiunque potrebbe farlo. Molto diverso sarebbe calcolare 5 × 5 × 5 × 5 × 5 × 5 × 5 × 5 × 5 in questo caso forse in pochissimi riuscirebbero a farlo.

Naturalmente l’interesse composto non funziona letteralmente come questa moltiplicazione, ma l’esempio aiuta a comprendere un concetto fondamentale: gli effetti cumulativi possono diventare molto più importanti di quanto si possa immaginare.

Spesso si pensa che per iniziare a investire sia necessario disporre di capitali ingenti, ma non necessariamente è così. Anche piccole somme, se investite con regolarità e per periodi di tempo lunghi, possono contribuire alla costruzione di un capitale significativo per il futuro.

Ed è proprio qui che il fattore tempo diventa determinante.

Rimandare l’inizio di un investimento “a tempi migliori”, anche soltanto di qualche anno, può produrre conseguenze importanti nel lungo periodo, perché iniziare prima significa concedere al capitale più tempo per beneficiare degli effetti della capitalizzazione composta.

Nel mondo degli investimenti, quindi, il tempo non è soltanto una variabile: può diventare uno degli alleati più importanti per il risparmiatore.

A cura di Marina Maghelli, Consigliere d’Amministrazione di EFPA Italia, Fondazione affiliata di EFPA-European Financial Planning Association

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