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“Sepolte… Rifioriamo”: il terzo Enna Pride sboccia tra memoria, diritti e speranza

Ci sono giornate che non si limitano a riempire le strade. Le attraversano, le cambiano, lasciano un segno. Il terzo Enna Pride, svoltosi ieri, 30 maggio 2026, è stato una di quelle giornate.

Un fiume di colori, volti, storie e emozioni ha percorso il cuore della città sotto un titolo che è già poesia e manifesto insieme: “Sepolte… Rifioriamo”. Un tema che ha posto al centro il transfemminismo e che ha invitato tutti a riflettere su ciò che per troppo tempo è stato nascosto, ignorato, messo a tacere. Persone, identità, desideri, diritti e sogni che la società ha spesso cercato di seppellire sotto il peso del pregiudizio e dell’indifferenza.

Eppure, come accade in natura, ciò che viene sepolto non sempre muore. A volte mette radici. A volte trova la forza di rompere la terra e tornare alla luce. A volte rifiorisce.

È questo il messaggio potente che ha attraversato il Pride organizzato da Altrasponda, associazione che da anni rappresenta un presidio di impegno civile, ascolto e lotta per i diritti nel territorio ennese. Grazie al lavoro instancabile delle volontarie, dei volontari e delle tante persone che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione, Enna ha vissuto una giornata che è stata molto più di una festa: è stata una dichiarazione d’amore verso la libertà e la dignità umana.

Perché il Pride non riguarda soltanto la comunità LGBTQIA+. Riguarda tutti. Riguarda il diritto di ogni persona a vivere senza paura, senza vergogna, senza dover chiedere il permesso di essere sé stessa. Riguarda le ragazze e i ragazzi che ancora oggi temono di raccontarsi. Riguarda chi è stato escluso, insultato, discriminato. Riguarda le famiglie che imparano ad accogliere, gli amici che scelgono di esserci, le comunità che decidono di crescere insieme anziché costruire muri.

In una società che troppo spesso urla e divide, il Pride continua a compiere un gesto rivoluzionario: creare incontro. Ricordare che dietro ogni battaglia per i diritti esistono volti, nomi, vite reali. Esistono persone che chiedono semplicemente di essere riconosciute nella loro umanità.

Il percorso del Pride ha trasformato le piazze del centro storico in luoghi di confronto, testimonianza e condivisione. Ad accompagnare il corteo non sono stati soltanto i colori e la musica di Killoman, ma soprattutto le parole di chi ogni giorno lavora per costruire una società più giusta e inclusiva.

In Piazza Coppola è intervenuta Liliana Brucato dell’associazione “Non Una Di Meno Caltanissetta”, mentre in Piazza Duomo ha preso la parola Giulia La Paglia del consultorio “Mi Cuerpo Es Mio”, portando al centro temi legati all’autodeterminazione e ai diritti. In Piazza Napoleone Colajanni è stato il turno di Eva Sassi Croce e delle drag queen, che hanno animato la manifestazione con la loro presenza carismatica e il loro messaggio di libertà. L’arrivo in Piazza Umberto I si è trasformato in un grande momento collettivo di riflessione e partecipazione grazie agli interventi di Maria Grasso di DonneInsieme “Sandra Crescimanno” e di Sara Rabiolo per Enna Pride e Altrasponda.

La giornata era iniziata già dal pomeriggio con il raduno al Castello di Lombardia e con lo spettacolo di Jo Casta, neonata drag queen del centro Sicilia, simbolo di una nuova generazione che sceglie di esprimersi senza paura. A rendere ancora più speciale la serata è stato lo “Spillo Drag Show”, che ha visto alternarsi sul palco artiste e performer come Lana Arcisa, Agata Secret, La Malanova, Luna Tika, Mora More e Pussy Flora con la musica di Madame Valerie. Uno spettacolo che non è stato semplice intrattenimento, ma una celebrazione dell’arte drag come forma di espressione, resistenza e affermazione identitaria.

Momenti diversi ma uniti da un unico filo conduttore: la convinzione che la visibilità sia uno strumento di cambiamento e che ogni voce ascoltata, ogni storia raccontata e ogni passo compiuto insieme possano contribuire a costruire una comunità più aperta, consapevole e accogliente.

Particolarmente significativa è stata la presenza della nuova amministrazione comunale, che ha scelto di partecipare alla manifestazione dando un segnale importante di vicinanza e attenzione. In testa alla rappresentanza istituzionale c’erano due donne, Stefania Marino e Tiziana Arena, la cui presenza ha assunto un valore simbolico forte: quello di istituzioni che non restano a guardare, ma camminano accanto alle cittadine e ai cittadini, riconoscendo il valore dell’inclusione, del rispetto e della partecipazione.

In una terra spesso raccontata attraverso stereotipi e difficoltà, vedere una città come Enna riempirsi di bandiere, sorrisi e abbracci assume un significato speciale. Significa dimostrare che il cambiamento è possibile. Che anche nei luoghi più piccoli possono nascere grandi rivoluzioni culturali. Che la bellezza di una comunità si misura dalla sua capacità di accogliere e proteggere tutte le persone che la abitano.

Quando il corteo si è concluso, i cori si sono spenti e le strade sono tornate alla loro quotidianità, è rimasto qualcosa nell’aria. Una consapevolezza nuova. La sensazione che ogni passo compiuto insieme abbia lasciato un’impronta.

“Sepolte… Rifioriamo” non è stato soltanto il titolo del Pride 2026. È stato un invito. A non dimenticare chi è stato costretto al silenzio. A dare voce a chi ancora fatica a trovarla. A coltivare una società capace di trasformare le ferite in cura e la diversità in ricchezza.

Perché nessuno dovrebbe essere costretto a vivere nascosto.

E perché ogni volta che una persona trova il coraggio di mostrarsi per ciò che è davvero, non rifiorisce soltanto una vita. Rifiorisce un’intera comunità.

Manuela Acqua

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