Lettera aperta di cittadini sostenitori di Ezio De Rose e Fare Comune

Cara Enna,
ci è successa una cosa curiosa.
Siamo andati a dormire nel 2026 e ci siamo svegliati nel 2031.
Non sappiamo bene come sia accaduto, ma dev’essere stata una di quelle accelerazioni della storia di cui parlano gli intellettuali nelle lettere aperte.
Dal futuro abbiamo trovato una città straordinaria.
Le università sono diventate quattro, forse cinque: abbiamo perso il conto. Gli studenti arrivano da tutta Europa e molti giovani ennesi, commossi, hanno restituito i biglietti Ryanair comprati per fuggire.
Lo spopolamento è stato abolito con ordinanza sindacale.
L’autodromo di Pergusa ospita stabilmente Formula 1, MotoGP e, nei weekend liberi, anche il Gran Premio di Monaco per ragioni logistiche.
La monorotaia collega Enna alta, Enna bassa, Pergusa, Catania e, nelle ore di punta, direttamente Zurigo.
Le scale mobili funzionano persino.
Il Castello di Lombardia ha ospitato concerti memorabili.
Dopo Taylor Swift, Sting e i Coldplay, si attende il ritorno dei Pink Floyd, che nel frattempo si sono riuniti apposta per il cartellone estivo ennese.
Natale arriva tre volte l’anno.
Le tasse si pagano da sole.
Le buche si asfaltano spontaneamente durante la notte.
Il bilancio comunale produce denaro per partenogenesi.
Il sindaco non deve scegliere.
Non deve decidere se destinare fondi agli scuolabus, all’assistenza per i bambini con disabilità, alle manutenzioni, agli impianti sportivi o alle strade.
Può fare tutto.
Contemporaneamente.
Basta volerlo.
Nel 2031 abbiamo scoperto anche una novità sorprendente: la politica non conosce più limiti, vincoli, rendicontazioni, pareri tecnici, coperture finanziarie.
Pare fossero solo dettagli inventati da amministratori noiosi.
Cara Enna,
poi però ci siamo svegliati davvero.
E abbiamo ritrovato la città reale.
Con i suoi problemi, certo.
Ma anche con i suoi passi avanti.
Con le sue contraddizioni, ma pure con risultati che qualcuno oggi finge improvvisamente di non vedere più.
Abbiamo ritrovato una città che negli ultimi anni ha ottenuto centinaia di milioni di euro di finanziamenti.
Una città che ha visto rinascere quartieri dimenticati.
Che ha restituito dignità a spazi pubblici, impianti sportivi, luoghi culturali.
Una città che ha restaurato il Castello di Lombardia, aperto musei, sostenuto manifestazioni, rimesso ordine dove prima c’erano soltanto emergenze croniche e rassegnazione (qualcuno si ricorderà dell’ato Enna?)
Non è il paradiso terrestre.
Ma non è nemmeno quella specie di Atlantide morente descritta da certi improvvisi cantori della disperazione civica.
Fa sorridere, semmai, che alcuni tra i più appassionati narratori del declino abbiano attraversato serenamente stagioni amministrative, incarichi, relazioni, benefici, vicinanze e convenienze senza avvertire alcun collasso morale della città.
La tragedia di Enna dev’essere comparsa all’improvviso, insieme alla campagna elettorale.
È il fascino delle vocazioni tardive.
Naturalmente sognare è lecito.
Anzi, è persino bello.
Ma amministrare una città non significa scrivere un romanzo d’appendice o una lettera intrisa di malinconia civile.
Governare significa scegliere.
Assumersi responsabilità.
Dire anche dei no.
Sapere che le risorse non sono infinite e che ogni decisione comporta un equilibrio difficile tra bisogni, priorità e realtà.
Le città non si salvano con le evocazioni.
Non rinascono perché qualcuno pronuncia parole solenni come “risorgimento”, “destino”, “orgoglio”, “rinascita”.
Altrimenti basterebbe un convegno.
Enna merita rispetto.
E il rispetto comincia dalla verità.
La verità è che questa città non ha bisogno di illusionisti.
Ha bisogno di persone serie.
Di visione, sì, ma anche di misura.
Di entusiasmo, ma pure di credibilità.
Perché promettere tutto è molto facile.
Molto più difficile è spiegare cosa si può davvero fare, con quali soldi, in quanto tempo e rinunciando a cosa.
Il resto, spesso, non è politica.
È letteratura fantastica.
Filippo (pensionato)
Rita (casalinga)
Silvana (disoccupata)
Angelo (pensionato)
Mario (muratore)
Filippo (imbianchino)
Paolo (fruttivendolo)
Rita (impiegata)
Maria (parrucchiera)
Fiorella (insegnante)
Graziella (estetista)
Luigi (elettricista)
Sebastiano (agricoltore)
Cinzia (mamma)
Nunzia (sarta)
Maurizio (commesso)
Teresa (nonna)
Liborio (cugino)
Rosa (cuoca)
Giuseppe (falegname)
Natale (autotrasportore)
Carmelo detto Melo (macellaio)
Calogero (giardiniere)
Aziz (lavapiatti)
Lucia (badante)
Kevin (quinta elementare)
E altri sostenitori della lista Fare Comune



