Enna, capitale dell’incertezza: cronache (ironiche ma non troppo) verso il 24 maggio

In vista delle elezioni amministrative del 24 maggio, il dibattito politico ennese si fa sempre più acceso e, al tempo stesso, complesso. Tra alleanze che si compongono e si scompongono, strategie in continua evoluzione e una generale incertezza sugli scenari futuri, non mancano interrogativi e riflessioni anche da parte dei cittadini.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore, che con tono ironico ma profondamente critico offre uno spaccato della situazione politica locale, restituendo il sentimento di disorientamento e di attesa che attraversa una parte dell’opinione pubblica. Un contributo che invita a riflettere non solo sulle dinamiche partitiche, ma anche sul rapporto di fiducia tra elettori e classe dirigente.
C’è stato un tempo in cui votare era un gesto di fiducia. Io, ad esempio, quella fiducia l’ho data all’attuale amministrazione. Convinto, speranzoso, quasi orgoglioso. Oggi invece mi ritrovo con una sensazione diversa: un misto tra smarrimento, amarezza e – perché no – anche un pizzico di imbarazzo.
Perché quello che sta accadendo nella politica ennese in vista delle elezioni del 24 maggio sembra più una sceneggiatura di una serie tv che una competizione elettorale seria.
Partiamo dal centrodestra, o meglio, da quello che dovrebbe esserlo. Da un lato il nome di Gargaglione, espressione di Forza Italia, storico oppositore dell’attuale amministrazione. Tutto sembra lineare: arriva l’appoggio di MPA, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Perfetto, si direbbe. Ma no, sarebbe troppo semplice.
Colpo di scena: l’MPA decide di correre con un proprio candidato, Comito, sostenuto da Noi Moderati e Fratelli d’Italia. Tradotto: il centrodestra appare diviso. E qui la domanda sorge spontanea: perché?
Forse perché, al di là delle dichiarazioni ufficiali, i rapporti personali continuano ad avere un peso rilevante nelle dinamiche politiche locali. Il risultato? Una competizione interna che rischia di mettere in secondo piano il dibattito sui programmi per la città.
E dire che l’MPA, da mesi, lavorava – almeno secondo quanto emerso nel dibattito pubblico – a un progetto più ampio: più liste civiche unite attorno a un nome esterno. Una scelta che molti osservatori avevano ritenuto logica. Poi il tentativo di dialogo con il PD. Poi lo stop.
Si torna così ai nomi di partito. Gargaglione da una parte, Comito dall’altra. E mentre si attende una sintesi, i civici – quelli di Botta – decidono di lasciare il tavolo, parlando di “ragioni concrete”.
Ma in tutta questa confusione, da semplice cittadino, ho la sensazione che il nodo vero riguardi proprio l’MPA. Più che una strategia definita, sembra emergere una fase di forte cautela. Forse legata all’incertezza del risultato elettorale, ma anche alla difficoltà di tenere insieme equilibri interni complessi.
Nel dibattito politico circolano ipotesi sui possibili assetti futuri – numeri, ruoli, rappresentanze – che inevitabilmente incidono sulle scelte attuali. Ma la domanda resta: e se quelle previsioni non dovessero realizzarsi? E se, all’improvviso, ci si accorgesse che i conti fatti oggi non reggono alla prova delle urne?
Si è davvero pronti a considerare anche scenari meno favorevoli, magari con uno sguardo anche agli equilibri futuri, come quelli regionali? O si tende a dare per scontata una vittoria che, come la storia insegna, non lo è mai del tutto? Basti pensare a consultazioni ultime ( referendum ) che sembravano già scritte e che invece hanno riservato esiti inattesi.
E poi c’è un altro elemento concreto: le liste. Tante, piene, da 24 candidati ciascuna. Decine e decine di persone in campo. Ma è evidente che non tutti potranno trovare spazio nelle istituzioni. E questo rende ancora più complesso il quadro, tra aspettative e realtà.
Nel frattempo, a sinistra, non va certo meglio. Il PD, soprattutto nella sua componente giovane, rifiuta l’accordo con l’MPA. Una posizione che appare coerente: difficile immaginare un’intesa con chi ha avuto un ruolo nella precedente amministrazione.
E allora spunta il nome forte, quello che accende entusiasmi: Crisafulli, “The Fox”. Acclamato da una parte della città, ma non condiviso da tutto il campo progressista. Risultato? Una situazione di stallo.
E mentre i cittadini cercano di capire qualcosa, emergono voci su possibili accordi trasversali sotto forma di liste civiche “senza simboli”. Dinamiche che, se confermate, aprirebbero interrogativi politici non banali.
A questo punto la domanda è inevitabile: che fine farà la coerenza politica? E cosa farà chi, fino ad oggi, ha rivendicato una linea chiara all’interno del partito stesso? ” Mai con chi ha governato fino ad oggi la città ” .
E ancora: è sostenibile, sul piano politico, costruire alleanze locali tra forze che a livello regionale si collocano su fronti opposti? Domande aperte, che meritano risposte.
Da cittadino, lo ammetto, provo disagio. Non tanto per il confronto politico in sé, quanto per la sensazione che il dibattito sia sempre più concentrato sugli equilibri e sempre meno sui contenuti.
A meno di due mesi dal voto non sappiamo chi sarà il sindaco, non conosciamo i programmi, non abbiamo una visione chiara del futuro di Enna. E, cosa ancora più grave, non abbiamo il tempo per valutarlo con attenzione.
E allora cosa resta a noi cittadini? Ancora una volta votare “il meno peggio”? Oppure scegliere di non votare affatto?
Qualunque sia la risposta, una cosa è certa: questa è la classe politica che abbiamo oggi. E il vero rischio non è solo chi vincerà.
Il vero rischio è che, comunque vada, a perdere sia ancora una volta Enna.
Luigi Catalano



