Visita di “Nessuno tocchi Caino” alla Casa circondariale di Enna: sovraffollamento e disagio sanitario al centro dell’incontro

Nella giornata di ieri, 7 marzo, una delegazione dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” ha visitato la Casa circondariale di Enna per verificare le condizioni detentive e confrontarsi con le istituzioni e i rappresentanti dell’avvocatura locale sulla situazione dell’istituto penitenziario.
Alla visita erano presenti Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti per “Nessuno tocchi Caino”. All’incontro hanno partecipato anche l’avvocato Sinhue Curcuraci, presidente della Camera Penale di Enna, Gianpiero Cortese del Movimento Forense, Carmelo Mirisciotti e Daniela Sapone della Camera Penale, ed Eliana Maccarrone, presidente del Movimento Forense di Enna e responsabile regionale dell’Osservatorio carceri. Presenti inoltre il direttore della struttura Ignazio Santoro e il comandante degli agenti di polizia penitenziaria Carlo Di Blasi.
Nel corso della visita è emersa una situazione che riflette le criticità che interessano il sistema carcerario italiano nel suo complesso. Il disagio riguarda non solo i detenuti, ma anche il personale dell’istituto, a partire dagli agenti di polizia penitenziaria, che devono operare in condizioni difficili a causa della carenza di organico, ritenuto peraltro sottostimato rispetto alle reali esigenze di servizio.
Le difficoltà coinvolgono anche il personale sanitario interno, impegnato in una gestione definita sostanzialmente emergenziale. Circa la metà dei detenuti, infatti, è sottoposta a terapia per motivi psichiatrici. La carenza di posti nelle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) comporta che molti soggetti che avrebbero bisogno principalmente di cure si trovino invece in regime di detenzione.
I numeri evidenziano la criticità della situazione: nella struttura sono presenti 216 detenuti a fronte di una capienza massima di 146. Circa il 30 per cento della popolazione carceraria è composta da cittadini stranieri e molti detenuti sarebbero, secondo quanto emerso, più bisognosi di ricovero in Rems che di permanenza in carcere.
Nel corso dell’incontro è stato ribadito come il carcere non debba diventare una “discarica sociale”, ma debba mantenere la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione. Le condizioni attuali, sia per i detenuti sia per il personale, risultano tuttavia in contrasto con il principio di espiazione della pena in condizioni di umanità.
“Nessuno tocchi Caino” porta avanti da anni questa battaglia in nome della civiltà giuridica e del rispetto della persona umana, richiamando l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario e sulla necessità di interventi che garantiscano diritti, dignità e condizioni di lavoro adeguate per tutti coloro che vivono e operano all’interno degli istituti di detenzione.



