Cultura

Tra cinema e cucina: quando la cultura diventa racconto condiviso

Si è svolto ieri, 17 gennaio, nel Salone della Camera di Commercio di Enna, l’incontro “La cucina italiana e la Settima Arte”, appuntamento di grande spessore culturale inserito nel progetto Biblioinsieme. Un evento capace di intrecciare cinema, cibo e memoria collettiva, restituendo al pubblico uno sguardo profondo e originale sul valore culturale della cucina come linguaggio narrativo.

L’iniziativa, ideata da Marina Taglialavore, delegata dell’Accademia Italiana della Cucina di Enna, è nata dalla volontà di creare un dialogo fecondo tra mondi apparentemente distanti ma in realtà intimamente connessi. Una visione che ha trovato piena realizzazione nella sinergia tra l’Accademia della Cucina, la Società Dante Alighieri di Enna e l’Università di Messina, protagoniste di un percorso condiviso di ricerca, divulgazione e valorizzazione dell’identità culturale italiana.

Dopo i saluti introduttivi, il dibattito è entrato nel vivo con l’intervento del prof. Vincenzo Cicero, dell’Università di Messina, che ha proposto un’analisi lucida e coinvolgente del rapporto tra cinema e cucina, soffermandosi in particolare sulla serie The Bear. Attraverso una lettura attenta dei rituali, dei silenzi e delle dinamiche familiari, Cicero ha mostrato come la cucina diventi nel racconto audiovisivo uno spazio simbolico, carico di tensioni emotive, memoria e identità. Nel suo intervento è emerso anche come, soprattutto nei contesti migratori e all’estero, si siano formate nel tempo tradizioni gastronomiche considerate “italiane” che, in realtà, in Italia non esistono o non hanno la stessa centralità. Piatti come il celebre panino con il manzo o rituali fortemente identitari come la tradizione natalizia dei sette pesci raccontano un’Italia ricostruita a distanza, filtrata dalla nostalgia, dalla memoria e dal bisogno di riconoscersi come comunità. Il cinema, come emerso dall’intervento di Cicero, intercetta e restituisce queste invenzioni culturali, trasformando la cucina in un luogo di negoziazione tra autenticità e immaginario, dove il cibo diventa racconto di ciò che si è stati e di ciò che si è diventati lontano da casa.

A seguire, Beppe Manno, direttore artistico della DOC – Rassegna itinerante del cinema d’autore in Sicilia, ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra i film indimenticabili della tradizione cinematografica italiana, nei quali il cibo è protagonista silenzioso ma essenziale. La sua analisi ha restituito il valore del cinema come archivio di gesti, sapori e relazioni, invitando a “gustare” le immagini e a riconoscere nel cibo un elemento fondante del nostro immaginario collettivo.

Ha concluso gli interventi Loredana Trovato, dell’Università di Messina, con un racconto denso e sorprendente che ha saputo alternare rigore scientifico e capacità divulgativa. Tra un “lo sapevi che?” e l’altro, la studiosa ha portato alla luce verità poco conosciute sull’esperienza dei migranti italiani in Québec, soffermandosi in particolare sul ruolo centrale della cucina nella costruzione e nella difesa dell’identità. Attraverso esempi concreti, Trovato ha mostrato come piatti, ingredienti e abitudini siano diventati per le comunità italiane emigrate veri e propri strumenti di resistenza culturale. Il cibo diventa così archivio di memoria, spazio intimo in cui si conservano dialetti, rituali domestici e valori familiari, ma anche linguaggio narrativo che il cinema ha saputo raccogliere e restituire. Nei film e nei racconti audiovisivi dedicati alla migrazione, i piatti preparati, le tavole imbandite e le abitudini diventano segni visibili di appartenenza, capaci di attraversare oceani e generazioni. Un racconto che ha restituito al pubblico la consapevolezza di come, per molti migranti, il cibo significhi ancora oggi ricordare, resistere e raccontarsi.

A tenere insieme i diversi momenti del pomeriggio è stata la moderazione del prof. Pietro Colletta, dell’Università di Palermo, che ha saputo valorizzare ogni intervento, favorendo il dialogo e accompagnando il pubblico lungo un percorso coerente e stimolante.

L’incontro si è confermato così come un esempio riuscito di cultura condivisa, dove il cibo diventa racconto, il cinema memoria e la collaborazione tra istituzioni una risorsa fondamentale. Un pomeriggio denso di riflessioni e suggestioni, che ha lasciato il segno e aperto nuove prospettive di dialogo tra tradizione, contemporaneità e ricerca.

Manuela Acqua

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