Enna, tra ambizioni e vuoto politico

C’è un momento, nella vita di una città, in cui il rumore di fondo diventa assordante. Un brusio fatto di voci, indiscrezioni, movimenti laterali, posizionamenti provvisori. È il rumore della politica quando smette di parlare alla comunità e inizia a parlare solo a sé stessa. Ed è esattamente la sensazione che Enna restituisce oggi, a pochi mesi da un appuntamento elettorale che dovrebbe essere carico di idee, visioni e progetti e che invece appare ancora avvolto nella nebbia.
Siamo a fine gennaio e il quadro è desolante: una sola candidatura è ufficiale, il resto è un caos indistinto. Un gioco di specchi in cui ognuno misura l’altro non sulla base di un progetto, ma sul rischio che rappresenta per la propria ambizione. Si ascoltano frasi che nulla hanno a che fare con il bene comune: “se non tocca a me, salta tutto”, “se passa lui, cambio campo”. Un triste walzer di ripicche e minacce che restituisce alla politica la sua immagine più meschina e autoreferenziale.
Qui non siamo davanti a un confronto politico. Siamo davanti a una fiera dei personalismi. Non si discute di città, ma di posizioni. Non di programmi, ma di equilibri. Non di futuro, ma di sopravvivenza politica. L’orticello diventa l’orizzonte massimo, mentre Enna resta sullo sfondo, spettatrice silenziosa di una partita che sembra non riguardarla più.
Oggi domina il cinismo. Le alleanze nascono e muoiono nel tempo di una convenienza, gli avversari diventano improvvisamente compatibili, le coerenze un fastidio da accantonare. Non è pluralismo, è confusione organizzata. Non è apertura, è assenza di identità.
Il problema non è con chi ci si allea, ma perché. Quando l’unico obiettivo è impedire a qualcun altro di crescere, quando si lavora più per bloccare che per costruire, il risultato è una politica che si avvita su sé stessa. E mentre la politica gioca, la città resta ferma.
Enna paga da anni questo metodo. Decisioni rallentate, occasioni perse, idee respinte non perché sbagliate, ma perché scomode. Il confronto diventa scontro permanente e lo scontro diventa alibi. A pagare non sono i protagonisti di queste dinamiche, ma una comunità intera che vede il proprio futuro rimandato all’infinito.
È evidente che serve un cambio di rotta. Non cosmetico, non di facciata. Serve chi abbia il coraggio di dire che il tempo delle imposizioni è finito, che la politica non è proprietà privata e che il consenso non si eredita. Dieci anni sono sufficienti per smettere di raccontarsi favole e iniziare a fare un bilancio serio, non su chi ha vinto o perso, ma su come si è governato.
Enna non ha bisogno di candidati che cercano una collocazione. Ha bisogno di persone che amino davvero la città, che mettano davanti un’idea chiara di futuro e solo dopo il proprio ruolo. Che scelgano la coerenza anche quando costa, il confronto anche quando è scomodo, la responsabilità anche quando non conviene.
Il tempo delle manovre infinite, delle ambiguità e delle convenienze a breve termine dovrebbe finire qui. Perché le alleanze costruite solo per necessità durano il tempo di una stagione. Ma i danni prodotti dalla mancanza di visione restano. A lungo.
Manuela Acqua



