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Enna laica o no ?

Il recente recupero del Carnevale, andato in scena questo giovedì post-Ceneri, ha scatenato i soliti “leoni da tastiera” e qualche malumore di sagrestia nei social. Ma prima di puntare il dito, guardiamoci in faccia. Gli organizzatori, che da oltre due mesi hanno gettato il cuore e del loro tempo oltre l’ostacolo invitando scuole e cittadini, meritano solo un ringraziamento. Hanno lottato contro il gelo e mal tempo e contro la diffidenza di molti insegnanti convinti che il tempo “extra” per i bambini sia tempo perso ( erano in pochi a sfilare ). Errare humanum est, ma non collaborare è peggio. A chi si è sentito offeso come “uomo di Chiesa” , ricordiamo con un pizzico di ironia che il Vicario era stato informato dagli organizzatori. Ma soprattutto, ricordiamo che viviamo in uno Stato laico. Se le migliaia di credenti di Enna sentono il bisogno di battersi il petto per una sfilata fuori tempo massimo, inizino a farlo per la coerenza quotidiana. Si avvicina la Settimana Santa e già sentiamo l’eco dei soliti racconti epici sulle “migliaia di fedeli incappucciati” negli articoli negli spot eccc… Migliaia di fedeli… ma de che? O, per dirla con allegria, migliaia di fedeli… na cippa! Le nostre chiese sono così deserte che i parroci potrebbero giocarci a nascondino. Ma, miracolo! Arriva il Venerdì Santo e spuntano folle oceaniche di “penitenti” che sembrano usciti da un casting. La percentuale di presenza dei confrati subisce un’impennata prodigiosa: dallo 0,2% al 3% solo per il gusto di apparire. Le Confraternite sembrano ormai trasformate in associazioni vere e proprie  ( si paga la tessera  )  nati solo per organizzare la festa del Santo. Ci chiediamo: questi migliaia che indossano il camice e le mantelle, conoscono il significato di “fedele praticante”? Durante il Triduo Pasquale, dove sono i nostri ” confratelli”? Quanti partecipano alla Messa in Coena Domini o alla Passione del Venerdì alle 15.00? O ci si “veste” solo per la sfilata a beneficio di telecamere? E qui il pensiero si fa triste, quasi malinconico, nel soffermarsi sui nostri sacerdoti. Guardandoli camminare tra un altare  e una processione affollata o meno, si percepisce lo sguardo di chi, forse, ha ormai alzato bandiera bianca. Viene da chiedersi se informino ancora il Vescovo di questa deriva o se, semplicemente, si siano lasciati inghiottire da un vortice che non riconoscono più come loro. È amaro vederli quasi rassegnati allo stile del “questo è quello che passa il convento, e questo ci teniamo”. Sembra che abbiano buttato la spugna, accettando che il folklore tagli il traguardo per primo, mentre la liturgia arranca dietro con il fiatone, ormai dimenticata dai più. È come se avessero smarrito la speranza di poter riportare la missione al centro, trasformati loro malgrado in comparse d’eccellenza — silenziose e un po’ tristi — di un set cinematografico collettivo dove la regia è in mano a chi cerca l’applauso e non la preghiera. Chissà se tra un incensamento e l’altro, nel segreto del loro cuore, non sospirino di solitudine, rimpiangendo quel tempo in cui la fede sapeva volare alto anche senza il ronzio dei droni a certificarne l’esistenza. Ai tempi di Mons. Petralia, il silenzio era obbligatorio. Il “folklore show” non veniva tollerato e, nonostante qualche mal di pancia, i riti erano sacri e intoccabili. Oggi tutto è cambiato. Assistiamo a uno sperpero di denaro pubblico per eventi collaterali che fa riflettere , in passato era l’apertura con il concerto della banda con una presentazione , la recita a Pergusa e gli ” altari ” semplici e silenziosi nelle parrocchie ( ora sono veri e proprie rassegne artistiche , di foto , manichini , musica  in ogni luogo possibile ). Da cittadino, chiedo: non sarebbe meglio se il Comune destinasse quei fondi a buoni alimentari, bonus energia per le famiglie bisognose o per tappare i crateri delle nostre strade colabrodo? In questa città si contano più “chiusure” che aperture, eppure per lo show i soldi si trovano sempre. Il Vescovo di Catania ha avuto il coraggio di azzerare le governance dei circoli di Sant’Agata, “epurando” chi non rappresentava il vero credente. Forse anche il Vescovo di Piazza Armerina dovrebbe iniziare a pensarci seriamente. Bisogna ricostruire il senso delle confraternite, riportandole alla loro natura di enti di religiosi, culto , rivedere ed applicare i loro statuti ai tempi oggi ( poveri , malati , carcerati , ospedali ci sono lo stesso ) e non di   “associazioni “. Sarà difficile, ma un segnale va dato.

In questa città, più della gentilezza, vince l’arte del lamento e l’abitudine di nascondere la realtà dietro un cappuccio. Siamo onesti: se dobbiamo essere fedeli, facciamolo tutto l’anno. Altrimenti, lasciamo stare i coriandoli.

Luigi Catalano

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