Politica

Enna, cala il sipario sull’era Dipietro: undici anni di amministrazione tra pragmatismo e strappi

C’è una sottile linea rossa che separa la pura gestione amministrativa dalla costruzione di un’eredità politica. Maurizio Antonello Dipietro, nel congedarsi dall’Aula dopo undici anni di mandato, ha scelto di camminare proprio su quella linea. Lo ha fatto con un discorso a braccio, a tratti spigoloso e volutamente denso di numeri, quasi a voler ergere un muro di cifre contro quelle che ha definito “allucinazioni” o “propaganda” delle opposizioni.

Non è stato un sindaco che ho sempre condiviso, ma è difficile ignorare ciò che è stato fatto in undici anni.

Il Sindaco ha esordito con una excusatio non petita sulla “curva dell’attenzione”, scherzando con il professor Cardaci, ma il punto politico è emerso subito: l’amministrazione è “ciò che si fa”, non ciò che si promette. Richiamando la massima augustea – “ho trovato una città di mattoni e ne lascio una di marmo”. Dipietro ha lanciato una sfida al suo successore: il giudizio non spetta ai dibattiti d’aula, ma al confronto tra la “fotografia” della Enna del 2015 e quella del 2025.

Da osservatori, non possiamo non notare come questa enfasi sul dato oggettivo sia il suo scudo principale contro le accuse di “mancanza di visione”. Una visione che lui, con un guizzo tra il serio e l’esoterico, ha ritrovato nel numero 11: gli anni del suo potere, ma anche il simbolo numerologico della “visione” stessa.

Il cuore della rivendicazione riguarda la gestione dei servizi essenziali. Il passaggio dal fallimentare sistema degli ATO (con la città sporca e sommersa dai debiti) alla società EcoEnnaServizi è, senza dubbio, il punto di rottura più netto con il passato. Passare dal 3% al 70% di raccolta differenziata, mantenendo le tariffe tra le più basse in Sicilia, non è solo un successo tecnico; è un atto politico di autodeterminazione comunale. Qui Dipietro ha lanciato un avvertimento: distruggere questo “fiore all’occhiello” per tornare alle vecchie logiche clientelari è un rischio concreto per chi verrà dopo.

Sul fronte turistico, la sfida era ambiziosa: competere con giganti come Piazza Armerina e Agrigento partendo da una condizione di “vaso di coccio”. La scelta di puntare sul turismo “psicomonumentale” e mitologico sembra aver pagato, se è vero che le strutture ricettive sono raddoppiate (da 27 a 55) e i posti letto cresciuti del 25%. Ma la vera scommessa vinta è stata quella sul Castello di Lombardia: sottrarlo a una condizione di “abusivismo” amministrativo verso il Demanio è stata la precondizione legale per intercettare i 4 milioni del PNRR.

Il capitolo “Università” è quello dove il Sindaco ha mostrato più “testa dura”. Ha voluto smontare la narrazione di un Comune ostile alla Kore, spiegando che lo stop allo studentato nel sito originario non era un capriccio, ma un obbligo di legge, confermato poi dai giudici. Il trasferimento della facoltà a Enna Alta (locali ex Pascoli) sono presentati come atti di Realpolitik che hanno sbloccato un’impasse decennale. Tuttavia, resta un pizzico di amarezza per non aver ancora visto la facoltà “salire” definitivamente durante il suo mandato.

In un passaggio di onestà quasi disarmante, Dipietro ha ammesso che la sua seconda amministrazione è stata “litigiosa”. Ma, questa litigiosità ha prodotto paralisi? I numeri forniti da Dipietro direbbero di no. Anzi, paradossalmente, è stato in questo clima che si sono intercettati i finanziamenti più pesanti per il Castello, per il Monastero delle Benedettine e per il Parco Urbano (progetto, quest’ultimo, atteso dagli anni ’80).

Degno di nota è l’intervento su Valverde, un quartiere che nel 2015 era considerato “morente” e che oggi rivive grazie al recupero della palestra e della scuola. Qui emerge il Dipietro “figura politicamente determinata”, che non esita a definire i commissariamenti della Provincia come “colpi di Stato” alla democrazia e che rivendica l’orgoglio di aver vinto battaglie legali fino alla Corte Costituzionale.

Ugualmente significativo è il Centro per donne e minori vittime di violenza, realizzato grazie al mecenatismo della Fondazione Terzo Pilastro. Un caso raro di finanza privata che interviene nel sociale ennese, con quasi 2 milioni di euro investiti.

Il Sindaco non ha eluso il tema più scottante: lo svuotamento della città. Con l’ausilio di statistiche, ha inquadrato il calo di Enna (-12% di abitanti dal 2015) non come un fallimento locale, ma come parte di un “inverno demografico” nazionale e sovranazionale. Una difesa statistica che però non cancella la sfida per la prossima classe dirigente: come rendere Enna non solo sicura (primato nazionale citato con orgoglio), ma anche capace di trattenere i propri figli?

Maurizio Dipietro lascia l’Aula, ma non la politica. Il suo ringraziamento al vicesindaco e al dottor Lipari, definito il “risolutore di problemi”, segna la chiusura di un’epoca tecnica e politica. Eppure, oltre i dati, a colpire è stata la nota emotiva finale: una commozione autentica e non scontata che ha incrinato la corazza del Sindaco “combattente”. In quel momento, tra i silenzi e la voce rotta, è apparso chiaro che per Dipietro questi undici anni non sono stati solo burocrazia, ma un pezzo di vita consumato tra le mura del Palazzo.

In questa carrellata di saluti, però, il silenzio su alcuni nomi che hanno accompagnato il suo percorso è parso assordante. Punti di vista, forse, o forse il segno di strappi mai ricuciti che la politica, nella sua durezza, non sempre riesce a sanare.

Chi verrà dopo non troverà più “mattoni”, ma una serie di nastri già pronti per essere tagliati. Resta da vedere se chi erediterà questa “città lastricata” saprà gestirla con la stessa determinazione o se le “leggende metropolitane” torneranno a occupare il vuoto lasciato da un Sindaco che ha fatto del “fare” la sua religione. Dipietro se ne va “dall’altra parte”, tra il pubblico, resta ora alla prossima amministrazione il compito di proseguire o modificare il percorso avviato

Manuela Acqua

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