Scontro sulle intitolazioni a Enna: spunta anche il giallo della Commissione Toponomastica

Una delibera di Giunta, una cerimonia pubblica con l’apposizione delle targhe e, pochi giorni dopo, il richiamo della Prefettura con la richiesta di sospendere ogni attività connessa alle intitolazioni e rimuovere la segnaletica installata. È attorno alla dedica di alcune aree cittadine a Pompeo Colajanni, il Comandante Barbato, e alla famiglia Scelfo che si è sviluppata una delle più accese polemiche politico-amministrative delle ultime settimane.
Una vicenda che vede contrapporsi due letture profondamente diverse. Da una parte la Prefettura, che richiama il rigoroso rispetto dell’iter previsto dalla normativa in materia di toponomastica; dall’altra l’Amministrazione comunale e i gruppi consiliari di maggioranza, convinti di avere operato nel pieno rispetto delle regole.
Ad accendere il dibattito è stata la nota inviata dal Prefetto al Comune di Enna. Nel documento si richiama la legge n. 1188 del 1927, secondo cui l’intitolazione di strade e piazze pubbliche richiede la preventiva autorizzazione prefettizia. Un passaggio che, secondo la Prefettura, non costituisce un semplice adempimento formale ma un elemento essenziale del procedimento.
Nella comunicazione si evidenzia come le manifestazioni pubbliche celebrative si siano svolte mentre l’iter autorizzativo era ancora in corso. Vengono inoltre richiamati altri aspetti, tra cui la necessità di una specifica deroga ministeriale per le intitolazioni riferite a persone scomparse da meno di dieci anni e le osservazioni formulate dalla Soprintendenza in relazione alla modifica di toponimi storicizzati.
Per queste ragioni la Prefettura ha chiesto la sospensione di ogni ulteriore attività collegata alle intitolazioni e la rimozione della segnaletica già installata, sottolineando come, in assenza del decreto autorizzativo finale, le nuove denominazioni non possano produrre effetti giuridici.
Alla presa di posizione prefettizia ha replicato la maggioranza consiliare. In una nota congiunta, i gruppi Enna Democratica e Prima Enna hanno respinto ogni accusa, sostenendo che il Comune abbia seguito correttamente il procedimento previsto e che le contestazioni mosse da opposizione, assessore Colianni e onorevole Longi siano prive di fondamento.
Secondo la maggioranza, il caso riguarderebbe il mutamento di denominazioni già esistenti e non l’attribuzione di nuovi toponimi, circostanza che renderebbe applicabile una diversa disciplina normativa. I consiglieri richiamano inoltre sentenze del Consiglio di Stato e circolari ministeriali per sostenere che il potere decisionale in materia di toponomastica appartenga al Comune.
Particolarmente significativa è la giustificazione fornita rispetto alla cerimonia del 25 luglio. Per Enna Democratica e Prima Enna si sarebbe trattato di un momento esclusivamente storico e commemorativo, scelto per il suo valore simbolico legato alla figura del Comandante Barbato e alla ricorrenza della caduta del fascismo, senza alcuna immediata efficacia amministrativa.
Una ricostruzione che non ha però contribuito a spegnere le polemiche. Proprio il carattere pubblico della cerimonia e l’apposizione delle targhe sono infatti gli elementi che hanno alimentato le contestazioni e che la Prefettura ha ritenuto incompatibili con un procedimento non ancora concluso.
Nelle ultime ore, inoltre, la vicenda si è arricchita di un ulteriore elemento. Sui social network alcuni componenti della Commissione Toponomastica cittadina hanno affermato di non avere ricevuto alcuna convocazione per la seduta il cui verbale sarebbe stato richiamato nella delibera di Giunta relativa alle intitolazioni.
Uno di loro ha dichiarato che “non risulta alcuna convocazione ufficiale” per la riunione in questione, ricordando come in passato la Commissione avesse affrontato il tema dell’intitolazione a Pompeo Colajanni avanzando anche altre proposte. Un secondo componente ha confermato pubblicamente di non avere ricevuto convocazioni e ha sottolineato come, nelle precedenti esperienze della Commissione, ogni modifica toponomastica fosse stata affrontata nel rigoroso rispetto dell’iter previsto dalla legge.
Si tratta, al momento, di dichiarazioni che attendono eventuali verifiche documentali. Tuttavia introducono un nuovo interrogativo nella vicenda: oltre al confronto tra Comune e Prefettura sulla corretta interpretazione delle norme, resta da chiarire se tutti i passaggi preliminari richiamati dall’Amministrazione siano stati effettivamente svolti secondo le modalità previste.
La questione appare quindi tutt’altro che chiusa. Se da un lato il Comune continua a rivendicare la correttezza del proprio operato, dall’altro la posizione della Prefettura resta formalmente agli atti e impone il completamento dell’iter autorizzativo prima che le intitolazioni possano produrre effetti giuridici.
Più che una semplice polemica politica, il caso si sta trasformando in un confronto sul rispetto delle procedure e sul delicato equilibrio tra autonomia amministrativa degli enti locali e controlli dello Stato. Un confronto destinato con ogni probabilità a proseguire nelle prossime settimane.
Manuela Acqua



