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Differenze 2.0: studenti dell’IIS Lincoln esplorano inclusione, parità di genere e sport adattivo

L’interesse e l’attenzione sul progetto Differenze 2.0 promosso dall’Uisp da parte di studenti e studentesse dell’IIS Lincoln di Enna cresce sempre più. 

La conferma al termine della seconda settimana di incontri che stanno facendo sempre più conoscere a ragazzi e ragazze un fenomeno come quello della parità di genere probabilmente ancora oggi molto sottovalutato.

Lunedì 2 e martedì 3 febbraio gli studenti e studentesse sono stati coinvolti in per loro, nuove attività come quelle del Role Playing. Le due psicologhe Giulia Pepe e Gaia Di Salvo dell’associazione Live Your Rainbow-LYR( consultorio LGBTQ+ APS) attraverso un gioco di presentazione hanno fatto associare ai ragazzi e ragazze il proprio nome  al pronome ( maschile o femminile) con cui si identificano, per collegarsi al concetto e le differenze tra CIS e TRANS. Durante l’attività di Role Playing i ragazzi e le ragazze si sono calati nei panni di qualcun altro/a , attraverso appunto dei “giochi di ruolo” interpretando il ruolo di una ragazza vittima di violenza scaturita attraverso la tecnologia.

Ed ancora hanno interpretato il ruolo di chi commette violenza, di un amico o della famiglia. E dal Role Playing sono scaturite diverse emozioni e sensazioni, come paura, timore, disagio, tristezza, paranoia, incomprensioni, sensi di colpa, rabbia. Inoltre sono stati trattati i concetti di libertà,consenso e pericolo. E’ stata inoltre presentata l’associazione “permesso negato” che tutela e supporta le vittime della tecnologia.

Sul concerto del “privilegio” invece à stato incentrato il secondo giorno  e su come il sesso, l’etnia, la religione, l’orientamento sessuale , il potere economico incidano sulla condizione di vita di ognuno, non solo nella vita “normale” ma anche in ambito sportivo. Attraverso un gioco in cui agli studenti e studentesse venivano consegnate delle identità differenti, essi si sono immedesimati nei personaggi da rappresentare. Su una pista disegnata per terra, si chiedeva loro di percorrere una corsa ipotetica e ad ogni frase stimolo dovevano decidere se proseguire avanti o tornare indietro. Le frasi prevedevano che studenti e studentesse facessero un passo avanti ad una frase stimolo che privilegiava la condizione e un passo indietro ad una frase stimolo che discriminava la condizione. I ragazzi e le ragazze hanno avuto la possibilità di riflettere su come ci si può rendere conto di atteggiamenti sbagliati, discriminatori e hanno riflettuto sul concetto di stereotipi e sugli effetti e le emozioni che possono scaturìre nei soggetti vittime di discriminazione.

La settimana si è conclusa con i laboratori sportivi nel terzo giorno dove gli studenti, guidati dalla operatice sportiva la dottoressa in Scienze Motorie Valentina Puma sono andati alla scoperta del Sitting Volley. Dai lei guidati i ragazzi e le ragazze hanno trasformato la palestra in un laboratorio di inclusione, sperimentando una disciplina che scardina le gerarchie tradizionali.

L’obiettivo della lezione non è stato semplicemente imparare un nuovo sport, ma utilizzare il corpo per comprendere un concetto fondamentale: le differenze non sono limiti, ma caratteristiche che richiedono adattamento. Dopo le prime perplessità, la classe ha scoperto che il Sitting Volley non è una versione “semplificata” della pallavolo, ma uno sport vero e proprio. 

Non si abbassa il livello: si cambiano le regole per giocare tutti insieme. L’entusiasmo iniziale ha presto lasciato spazio alla consapevolezza della fatica fisica e della necessità di coordinarsi in modo diverso. Al termine della lezione il momento di riflessione collettivo. È emerso come cambiare le regole non sia un atto di “ingiustizia” verso i più forti, ma una necessità per garantire a tutti il diritto al gioco. L’inclusione non significa trattare tutti allo stesso modo in maniera standardizzata, ma creare le condizioni affinché tutti possano partecipare attivamente. La lezione si è chiusa con una nuova consapevolezza: nel Sitting Volley, così come nella convivenza civile, non vince chi è fisicamente più potente, ma chi sa collaborare con gli altri, partendo tutti dallo stesso livello.

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