Oro: tra bene rifugio e diversificazione

Da sempre l’oro è considerato un cosiddetto “bene rifugio”, perché non dipende dalle politiche dei governi, protegge dall’inflazione – il suo prezzo infatti tende a salire quando le banche centrali aumentano la massa monetaria – ed è di solito decorrelato dai mercati azionari, contribuendo a dare equilibrio ai portafogli. Inoltre, storicamente, l’oro ha dimostrato una buona capacità di resistenza alle crisi geopolitiche.
Per tutti questi motivi, si può affermare che non è solo un bene rifugio, ma rappresenta anche un efficace strumento di diversificazione.
Chi investe in oro di solito lo fa per diversificare il proprio patrimonio, per tutelarsi da inflazione o crisi finanziarie, per ottenere una decorrelazione dai mercati tradizionali e soprattutto ha un orizzonte temporale di lungo periodo.
Non si tratta quindi di un investimento “per fare soldi velocemente”, ma piuttosto di una forma di protezione del patrimonio.
Come investire in oro?
E’ possibile farlo principalmente in due modi: comprando oro “fisico” oppure attraverso il cosiddetto “oro finanziario”
Vediamo allora vantaggi e svantaggi dell’uno e dell’altro.
Di solito l’oro “fisico” si acquista in lingotti o in monete e in Italia ha il vantaggio di essere esente da IVA a condizione che i lingotti abbiano una purezza del 995‰ e le monete, che devono essere state coniate dopo il 1800 ed avere corso legale, abbiano una purezza al 900‰.
Il principale vantaggio dell’oro fisico è la tangibilità. Inoltre è fuori dal sistema finanziario ed offre protezione patrimoniale soprattutto nel lungo periodo.
Ha però anche alcuni svantaggi, come gli elevati costi di custodia (cassette di sicurezza in banca o casseforti), i costi assicurativi e uno spread tra acquisto e vendita di solito molto alto, che può variare tra il 2% e il 10%.
Inoltre, l’oro fisico non genera rendimenti, in quanto non paga né interessi né dividendi e visto le oscillazioni di prezzo molto significative nel breve periodo non è adatto per un investimento a breve termine.
L’oro finanziario è sicuramente più liquido, più flessibile e soprattutto più facile da gestire. E’ possibile investirvi attraverso diversi strumenti:
- azioni delle società minerarie, più volatili ma con rendimenti potenzialmente superiori.
- ETC o ETF, che replicano il prezzo dell’oro e spesso hanno oro fisico a garanzia.
- Fondi comuni di investimento.
- Strumenti derivati come gli CFD, per investitori esperti e con elevata propensione al rischio.
I principali vantaggi sono l’assenza di problemi di custodia, la facilità di acquisto e vendita e un prezzo inferiore rispetto all’oro fisico. Tra gli svantaggi, invece, vi è la dipendenza dal sistema finanziario e per alcuni strumenti un livello di complessità e di rischio elevato.
Io conclusione, in un portafoglio d’investimento l’oro può essere presente indicativamente in una quota tra il 5% e il 15% a seconda del profilo di rischio dell’investitore, privilegiando l’oro finanziario per la sua più facile liquidabilità, mentre l’oro fisico può essere usato in strategie di protezione patrimoniale, considerando i rischi associati.
In ogni caso, è preferibile – se non fondamentale – consultare un consulente patrimoniale per valutare la soluzione più adatta alle proprie esigenze.
A cura di Bruno Linguanti, Vicepresidente e Consigliere d’Amministrazione di EFPA Italia, Fondazione affiliata di EFPA – European Financial Planning Association.




