Enna: ma quanti candidati Madama Dorè!!!!!

Che delusione, ma forse sarebbe stato meglio utilizzare un termine ben più forte.
La delusione comunque è tanta quella che si sprigiona dopo aver osservato le dinamiche personali di chi si autoproclama o vorrebbe autoplocamarsi con tutte le forze “candidato sindaco di Enna.” Negli anni ho raccontanto di tante campagne elettorali e preelettorali più o meno coinvolgenti, più o meno falsate, più o meno complesse ma tutte celebrate all’insegna dell’appartenenza, della strategia, del coraggio, di una visione della città. Oggi mi ritrovo ad osservarne una dove predomina il cinismo e dove l’appartenenza, la politica, quella bella, e la programmaticità non trovano posto neppure in uno strapuntino. Pensavo che alla fine il civismo dovesse necessariamente lasciare il passo alla politica, al consenso organizzato, alla programmazione sul territorio, alla confluenza con le proprie peculiarità in scenari ben più ampi fatti non solo di sterili strategie ma di visioni, valori. E invece mi tocca registrare quasi esclusivamente i personalismi più avanzati intenti a capovolgere ogni regola. Il buon costume politico diceva che l’analisi, il dialogo e il confronto dentro organismi e/o coalizioni produceva il candidato. Adesso no, i singoli soggetti che anelano una candidatura, si autopropongono e saltano da un banco all’altro per tentare di accaparrarsi i consensi dei gruppi dirigenti. Ma la base, quella vera, quella che non fa affidamento ai “piacerini” o agli “incarichini” li sentirà mai candidati propri? Li voterà? Scatterà l’empatia necessaria per una candidatura a sindaco? Ne osservo altri che per un sostegno sono stati a casa di coloro con i quali non avrebbero mai preso un caffè, tanto la distanza ideologica e di valori è stata grande. Per non parlare di chi ha santificato i propri avversari eletti a nemici dopo valanghe e valanghe di ingiurie che rasentavano la materia portante di una denuncia. Poi d’incanto o di convenienza i definiti delinquenti, la parte peggiore della politica diventano santi osannati. Ma non basta, il menù ennese propone dell’altro ancora più sconsolante. C’è chi si appresta a scendere nel rettangolo di gioco con una maglietta e invece gode nel segnare l’autorete tanto di quella partita non gliene frega proprio niente. E non è neppure isolato. C’è anche chi gioca a distruggere le alleanze provinciali e comunali per baloccarsi in un match proprio a Palermo o a Roma. E c’è ancora chi intende distruggere la casa comune per buttare fuori il coinquilino ingombrante. Un’indiscrezione però mi ha davvero sconvolto. Oggi ci sarebbe pure chi è stato costantemente contro l’attuale amministrazione e adesso va alla ricerca del suo consenso e del suo supporto. Non capisco proprio coloro che per ben cinque anni sono stati trancianti, così tutto ad un tratto, si sentono pronti e freschi a progettare, come se nulla fosse, il futuro della città con chi in un quinquennio non ha condiviso nulla a Sala d’Euno. O sbagliava prima o sbaglia adesso oppure sbagliavano gli altri. Almeno la leatà di ammetterlo. Ecco perchè ho scritto poco su questa precampagna elettorale portatrice di delusione e sconforto spalmate su una città che non riesce a rialzarsi. E stando le cose così non ho proprio voglia di scrivere e raccontare quello che vedo e sento. Spero, ma non ci credo, che superata la fase dell’orgasmo per una anelata candidatura possa subentrare, anche se rimane poco tempo, la fase della lettura politica e programmatica. Al momento un plauso solo a Filippo Fiammetta che con coerenza, lealtà e coraggio è sceso in campo. Lo si può condividere o meno; lo si può votare o scegliere altri ma gli si deve riconoscere la linearità dimostrata nei percorsi.
Paolo Di Marco


