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Tra entusiasmo e senso critico: il passaggio della fiamma olimpica

Il passaggio della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026, ieri 16 dicembre, ha attraversato anche Enna e Piazza Armerina portando con sé entusiasmo, curiosità e un forte coinvolgimento popolare. Nonostante il maltempo, la risposta dei cittadini è stata calorosa: segno che lo sport, quando si presenta come rito collettivo, conserva ancora la capacità di unire e di emozionare, anche lontano dai grandi centri.

A Piazza Armerina la torcia ha attraversato uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale mondiale: la Villa Romana del Casale. Il sindaco ha ricordato come, in uno dei suoi mosaici più celebri, siano raffigurate donne impegnate in attività ginniche. Un messaggio potente, che parla di sport femminile e di parità di genere ben prima che questi temi entrassero nel dibattito contemporaneo. In questo senso, il legame con i valori dichiarati delle Olimpiadi 2026, l’equilibrio tra atleti e atlete, la centralità del gender balance, appare naturale e persino suggestivo.

Eppure, proprio qui nasce un dubbio legittimo, che non può essere liquidato come semplice polemica. I mosaici della Villa Romana del Casale sono fragilissimi, tutelati da rigide regole di conservazione perché il loro degrado è lento ma inesorabile. Per anni si è spiegato che persino il passaggio ripetuto delle persone può danneggiarli, che le vibrazioni, l’umidità, il peso umano sono fattori di rischio. È dunque lecito chiedersi se sia stato davvero giusto far calpestare i mosaici dalle scarpe da ginnastica. Il messaggio di inclusione e di bellezza dello sport rischia di entrare in contraddizione con il dovere, altrettanto olimpico, della responsabilità e della tutela.

Celebrare lo sport in un luogo che racconta lo sport di 1700 anni fa è affascinante. Ma proteggere quel racconto dovrebbe essere la priorità assoluta. La domanda resta sospesa: stiamo onorando il patrimonio o lo stiamo usando come scenografia?

A Enna, invece, il passaggio della fiamma ha mostrato un’altra faccia dell’evento olimpico: quella del dissenso. Il Comitato Pro Palestina ha scelto di manifestare con cartelli contro la partecipazione di Israele alle Olimpiadi. Una protesta pacifica ma chiara, che ha ricordato come i grandi eventi sportivi non vivano in una bolla separata dal mondo reale. Il gesto ha spezzato la narrazione patinata dell’unità a tutti i costi, riportando al centro una ferita aperta della contemporaneità.

Anche questo va sottolineato: la protesta non sminuisce il valore dello sport, lo rende più vero. Le Olimpiadi nascono come simbolo di pace, ma proprio per questo non possono ignorare le guerre, le ingiustizie, le richieste di attenzione che arrivano dalla società civile. Pretendere il silenzio assoluto attorno alla fiamma significa svuotarne il significato più profondo.

La Fiamma Olimpica non è solo un oggetto rituale che passa di mano in mano. È un simbolo che illumina e quando illumina mette in evidenza anche le contraddizioni. Ci parla di unità, ma ci chiede coerenza. Ci parla di valori, ma ci impone di praticarli davvero: nel rispetto dei beni culturali, nell’ascolto delle voci critiche, nella capacità di non ridurre lo sport a una semplice vetrina.

L’entroterra siciliano ha accolto la fiamma con partecipazione e dignità, anche sotto la pioggia, anche tra la nebbia.  Ma l’ha accolta senza rinunciare a pensare, a dissentire, a interrogarsi. Ed è forse questo il segnale più maturo: non una terra che applaude a prescindere, ma una comunità che sa tenere insieme entusiasmo e coscienza critica. È da qui che i grandi eventi dovrebbero imparare. Se il suo passaggio servirà non solo a emozionare, ma anche a far discutere, allora quella fiamma avrà davvero assolto al suo compito più autentico.

Manuela Acqua

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